InfoAut
Immagine di copertina per il post

La flottiglia del “Sumud” sfida di nuovo il blocco di Gaza: 70 imbarcazioni in mare

Ripubblichiamo questo articolo della redazione di PagineEsteri nell’ottica di dare visibilità e diffondere il più possibile la nuova missione della Flotilla per Gaza. Rompere l’assedio con un gesto collettivo come questo rimane un’iniziativa non scontata e a cui va data importanza nonostante il livello mediatico sia al momento disinteressato da questa missione.

Salperà da Barcellona il 13 aprile (inizialmente era il 12), dipenderà dalle condizioni del mare, la nuova missione della Global Sumud Flotilla, iniziativa civile coordinata che riporta al centro della scena internazionale il blocco imposto da Israele sulla Striscia di Gaza. Oltre 70 imbarcazioni e circa 3.000 partecipanti provenienti da 100 paesi prenderanno parte alla traversata, tra loro un migliaio di operatori sanitari impegnati in una flotta medica incaricata di trasportare forniture essenziali verso un sistema sanitario ormai al collasso.

L’iniziativa nasce in un contesto segnato da una crisi umanitaria estrema. Secondo dati delle Nazioni Unite, più del 60 per cento dei bambini sotto i due anni vive in condizioni di povertà alimentare, mentre migliaia di donne incinte o in allattamento soffrono di malnutrizione. A sei mesi dal cosiddetto cessate il fuoco dell’ottobre 2025, la riduzione dell’intensità degli attacchi non ha mutato la sostanza della situazione sul terreno: la popolazione civile continua a vivere sotto condizioni che organizzazioni internazionali e attivisti definiscono come deliberatamente imposte per compromettere la sopravvivenza stessa della società palestinese.

Israele mantiene severe restrizioni sull’ingresso di beni fondamentali nella Striscia. Alimenti, medicinali, attrezzature mediche e materiali per la ricostruzione entrano con il contagocce, mentre restano limitati anche strumenti indispensabili per la depurazione dell’acqua e la rimozione delle macerie e degli ordigni inesplosi. Non solo: Tel Aviv controlla anche la distribuzione degli aiuti, stabilendo quali organizzazioni possano operare sul terreno, riducendo ulteriormente la capacità di risposta umanitaria.

Nel frattempo, i dati sulle vittime continuano ad aggiornarsi. Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, almeno 723 palestinesi sono stati uccisi, in larga maggioranza civili. La quasi totalità della popolazione resta sfollata e le forze israeliane mantengono il controllo di circa il 60 per cento del territorio della Striscia, rendendo vaste aree di fatto inaccessibili.

In questo scenario, la Global Sumud Flotilla si propone come un atto di sfida e, al tempo stesso, come simbolo di solidarietà internazionale. Gli organizzatori chiedono alle autorità israeliane di garantire il passaggio sicuro delle imbarcazioni e di evitare il ripetersi di quanto accaduto nel 2025, quando diverse navi furono intercettate e sequestrate. Tra queste, la “Madleen”, il cui equipaggio fu sottoposto a detenzione e, secondo le testimonianze, a maltrattamenti.

La missione richiama anche obblighi giuridici precisi. In quanto potenza occupante, Israele è tenuto a garantire l’accesso senza ostacoli agli aiuti umanitari per la popolazione civile di Gaza. Tuttavia, secondo i promotori dell’iniziativa, tali obblighi continuano a essere disattesi, nonostante le misure provvisorie vincolanti adottate dalla Corte internazionale di giustizia.

La partenza della flottiglia rappresenta, in questo senso, anche un atto d’accusa nei confronti della comunità internazionale. Il protrarsi di missioni civili di questo tipo, sostengono gli organizzatori, evidenzia l’inerzia degli Stati di fronte a una crisi che richiede interventi politici e diplomatici ben più incisivi. La richiesta è chiara: esercitare pressioni concrete su Israele affinché ponga fine al blocco e garantire la protezione degli attivisti impegnati a sfidare quella che viene definita una situazione di impunità sistematica.

Il mare, ancora una volta, diventa così il teatro di una sfida asimmetrica: da una parte una mobilitazione civile globale, dall’altra un sistema di controllo militare su ogni aspetto della vita nella Striscia di Gaza. In mezzo, una popolazione stremata, per la quale anche l’arrivo di una nave carica di medicinali può rappresentare una fragile linea di sopravvivenza.

Gli obiettivi della Global Sumud Flotilla:

Catalizzare l’azione globale dei cittadini: trasformare la flottiglia in un catalizzatore per mobilitazioni coordinate via terra e via mare, amplificando le voci palestinesi.

Contribuire a rompere l’assedio: contrastare direttamente il blocco illegale e affermare il diritto dei palestinesi ad accedere alle proprie coste e al mondo al di là di esse.

Sostenere la ricostruzione: squadre dedicate accompagnano i palestinesi nelle prime fasi della ricostruzione di case, scuole e ospedali.

Fornire aiuti salvavita: distribuire aiuti umanitari su larga scala, tra cui cibo, latte in polvere per neonati, materiale scolastico e medicinali.

Creare un corridoio marittimo popolare: realizzare una rotta marittima gestita da civili verso Gaza per garantire l’accesso senza ostacoli a cibo, medicinali e beni di prima necessità, e affermare la sovranità del popolo palestinese sulle proprie acque.

Contrastare la complicità: denunciare la complicità internazionale che rende possibile il blocco e mobilitare la società civile globale per chiedere giustizia.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

gazaglobal sumud flottillasolidarietà gazaThousand Madleens to Gaza

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Chi ricostruisce Gaza? Ricostruzione e resistenza indigena

Dopo il recente annuncio di Hamas di voler cedere il governo di Gaza al Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza, sono riemerse con urgenza domande su chi plasmerà il futuro di Gaza e a quali condizioni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Lettere dal carcere di Ahmad Salem

Ahmad Salem, 24enne palestinese cresciuto in uno dei più grandi campi profughi palestinesi, Al-Baddawi, ha lasciato il paese per cercare un futuro. Dopo un primo passaggio in alcune città europee, è arrivato in Italia e si è presentato alla commissione territoriale di Campobasso per richiedere la protezione internazionale.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Ceuta: il contesto e i responsabili della crisi umanitaria

Ripubblichiamo questo articolo che approfondisce alcuni aspetti della tragedia umanitaria di Ceuta, individua responsabilità politiche e inserisce ciò che è avvenuto in un quadro più ampio di dinamiche di guerra globale e di garanzia per il regime egemonico.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Chi sono i New IRA nel 2026 e di cosa sono ancora capaci?

Il sequestro di una bomba contenente quasi 400 grammi di Semtex ha riacceso i riflettori sulla rete, sul reclutamento e sulla persistente minaccia rappresentata dal gruppo repubblicano dissidente.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

I coccodrilli di Ben Gvir sono l’ultima arma utilizzata da Israele nella sua guerra animale contro i palestinesi

Dagli scritti coloniali di Herzl ai cani da attacco, dai cinghiali alle prigioni con fossato di coccodrilli, gli animali sono stati a lungo impiegati nel progetto sionista per terrorizzare i palestinesi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Territorio infrastruttura di guerra: esce il secondo numero del bollettino “HUB”

Questo secondo numero di HUB raccoglie articoli e approfondimenti sui flussi bellici, sui nuovi investimenti nelle infrastrutture “civili” dual use, sulle fabbriche di armi e sulla loro filiera nei territori, con un approfondimento dedicato a Leonardo S.p.A.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La scintilla a Tell: come la Resistenza di un villaggio ha sconvolto la strategia israeliana in Cisgiordania

La Cisgiordania non rimarrà in silenzio per sempre; si solleverà nel momento e nel luogo scelti dal suo popolo, rendendo inutili le previsioni politiche convenzionali.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

India: il movimento degli “scarafaggi” continua le mobilitazioni e si estende. Gli agricoltori si uniscono alla protesta

I giovani in India sono stanchi, ci sono disoccupazione e sotto-occupazione molto alte. Se il governo non tratterà seriamente sulle richieste concrete del movimento degli Scarafaggi, quest’ultimo dilaga.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

In Albania continuano le proteste

Con Julie JL, attivista della diaspora albanese, discutiamo di come stiano proseguendo le proteste nel paese.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La lunga frattura: presentazione del libro al campeggio di lotta a Venaus

La storia corre veloce. “Non sono che sintomi di processi più profondi e radicali che ribollono come magma sotto la crosta terrestre tentando di farsi strada, di trovare sbocchi, sfiati ed infine ridefinire il paesaggio”.

Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Il battito di ali che scatena la tempesta

Negli ultimi giorni si sono intensificati gli  attacchi sferrati dagli Usa accompagnati da una laconica frase di Trump a certificare la fine della tregua e del memorandum d’intesa con l’Iran. 

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

607 giorni dopo Tarek esce dal carcere

Tarek Dridi uscirà dal carcere di Frosinone il 16 giugno 2026, dopo 1 anno e 8 mesi di detenzione per aver preso parte alla manifestazione in solidarietà con la resistenza palestinese del 5 ottobre 2024.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Flotilla sotto attacco! Non lasciamola sola!

I meccanismi al rialzo che determinarono l’esplosione delle piazze autunnali attorno allo slogan “Blocchiamo Tutto” non sembrano essersi innescati, ma rimane fondamentale continuare a supportare la missione della flottilla in queste ore e giorni. Inoltre rimane comunque importante mantenere la continuità e lo sforzo di costruire nuovi momenti di mobilitazione, e costruire le condizioni perché chi oggi con determinazione non abbandona la lotta, sia la scintilla capace di infiammare nuovamente la prateria.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Kyriakos X é salpata verso Gaza

Con il nome dell’anarchico internazionalista Kyriakos Xymitiris, “Kyriakos X”, naviga con Freedom Flotilla Coalition per rompere il blocco genocida che lo stato sionista impone su Gaza da decenni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Oggi salpiamo verso Gaza

Siamo consapevoli dei rischi, ma i rischi derivanti dall’inizio e sono maggiori.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Milano: arresti, perquisizioni e misure cautelari. Nuova operazione repressiva per il corteo del 22 settembre

Nuova operazione repressiva a Milano: notifiche di misure cautelari e denunce a piede libero per i fatti legati al corteo del 22 settembre contro il genocidio in Palestina. In quell’occasione il corteo aveva tentato di raggiungere e occupare la Stazione Centrale, mentre le forze di polizia avevano risposto con cariche durissime. Da Radio Onda d’Urto […]

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Sciopero Generale 18 maggio: nemmeno un chiodo per guerre e genocidio

USB raccoglie l’appello lanciato dalla Global Sumud Flotilla e proclama lo sciopero generale per il 18 maggio.