InfoAut
Immagine di copertina per il post

La rivoluzione egiziana vista da Gaza

Mentre i riflettori del mondo illuminano l’evoluzione della rivoluzione egiziana, Gaza è avvolta dalle tenebre, pervasa da sentimenti contrapposti e distanti.

L’entusiasmo scaturito dinnanzi ai televisori che mostrano una piazza Tahrir gremita e matura per deporre l’odiato despota, per i molti palestinesi passati sotto i ferri roventi dei torturatori di Mubarak, è placato dell’angoscia per l’esito incognito che questa rivolta popolare comporterà per la vita degli abitanti della Striscia.

Contemporaneamente a questi giorni storici che permettono un balzo in avanti a tutto il Medio Oriente, Gaza pare ripiombare a due anni addietro, a quando Israele sigillando ermeticamente i confini e riducendo alla fame circa 2 milioni di persone, preparava il massacro Piombo Fuso.

La notizia del giorno è il sabotaggio di un gasdotto nel Sinai che riforniva sia Israele che la Giordania, a circa 70 chilometri di distanza dal confine: le colonne di fuoco levatesi dall’esplosione sono rimaste a lungo visibili dal Sud della Striscia.

Evidentemente qualche rivoluzionario egiziano si è ricordato dei fratelli palestinesi assediati e ha aderito, a modo suo, alla campagna Bds, il boicottaggio a Israele. Un assaggio di cosa significa sopravvivere coi rifornimenti energetici tagliati o ridotti al lumicino come Gaza si trova a soffrire in questi momenti.

Nonostante la propaganda israeliana racconti che i tunnel di Rafah al confine con l’Egitto servano per rifornire la resistenza armata malearmata palestinese, in realtà da sottoterra si approvvigiona un intera popolazione civile di quei beni di prima necessità come alimenti e medicine altrimenti indisponibili, e del carburante necessario ad alimentare la centrale elettrica della Striscia.

Secondo Mahmoud Al Shava, presidente dell’associazione dei benzinai di Gaza, la Striscia necessita di 800 mila litri di gasolio (200 mila solo per la centrale elettrica) e 300 mila litri di benzina al giorno. Già prima della sommossa egiziana entrava a malapena là metà del quantitativo richiesto, ora le riserve di carburante stanno per esaurirsi e i pochi distributori ancora aperti presentano file interminabili di gente in attesa di riempire le taniche.

Con questa penuria di gasolio, beneficiamo solo di una decina di ore di elettricità al giorno, e vi assicuro, non trascorriamo certo serate romantiche a lume di candela pensando al panico che inizia a diffondersi negli ospedali, dove l’erogazione continua di corrente elettrica è vitale per mantenere accesi i macchinari per la terapia intensiva e la rianimazione. Al momento il Sinai è svuotato da forze di sicurezza fedeli al dittatore, solo al confine si è concentrato una massiccia presenza di militari: mentre Israele monitora la zona dal cielo coi i suoi droni, ha concesso, o piu’ realisticamente ordinato, un nutrito dispiegamento di soldati egiziani come non accadeva dal 1979.

Dalla parte palestinese, per scongiurare una possibile invasione israeliana del Nord Sinai allo scopo di occupare il confine con l’Egitto, Hamas è stata costretta a chiudere il valico di Rafah: troppo rischioso permettere infiltrazioni di guerriglieri in Egitto a supporto dei rivoltosi contro Mubarak.

Migliaia di palestinesi sono rimasti isolati fuori dalla Striscia, e altrettanti rinchiusi dentro, compresi i malati bisognosi di un ricovero urgente negli ospedali del Cairo e di Alessandria. Hamas concede l’accesso al valico solo ai lavoratori dei tunnel, operai presto disoccupati, visto che i rifornimenti dal Cairo ad Al Arish sono bloccati, e le scorte di Al Arish per il mercato nero di Gaza stanno terminando.

Come denunciato incessantemente da John Ging, dimissionario direttore dell’Unrwa, la merce in entrata da Israele è un quantitativo irrisorio per soddisfare i bisogni primari della popolazione della Striscia: se i tunnel continuano a restare fermi, Gaza rischia di precipitare in una catastrofe umanitaria nel giro di poche settimane. Sotto il profilo della solidarietà espressa alla battaglia civile egiziana, la Palestina ha un gusto amaro come il suo olio di oliva.

A Ramallah mercoledì mattina un corteo contro Mubarak è stato sciolto a colpi di manganello dalla polizia dell’Autorità Palestinese, che ha anche arrestato dei giornalisti mentre poco dopo permetteva a un gruppo di militanti di Fatah di sfilare indisturbato per la città intonando cori e innalzando striscioni a favore dei dittatore. In West Bank la stessa cosa è successa giovedì e ieri: Human Rights Watch ha denunciato gli attacchi alla libertà di espressione compiuti della polizia di Abu Mazen.

Se il quisling leader di Fatah non può permettersi di inimicarsi il regime di Mubarak per via della comune sudditanza a Israele e per l’alleanza in chiave anti Fratelli Musulmani, anche nella Striscia mi deprime riportare come Hamas soffochi le spontanee dimostrazioni di appoggio all’intifada egiziana.
Durante un sit in nel centro di Gaza city dedicato alla situazione in Egitto, lunedì scorso otto ragazzi e sei ragazze sono stati arrestati e condotti in una stazione della polizia di Hamas, dove una delle ragazze, Asmaa Al-Ghoul, nota giornalista locale, è stata ripetutamente percossa. Fra gli arrestati, anche il traduttore dell’International Solidarity Movement, Mohammed AlZaeem. Mi sono recato personalmente a intercedere per la sua liberazione presso l’autorità locale, e l’ufficiale di polizia responsabile della sua detenzione ha confermato i miei sospetti sulle ragioni per cui le uniche manifestazione consentite qui sono quelle organizzate dal governo.

Al centro degli interrogatori subiti dagli arrestati, la richiesta incessante e opprimente di informazioni sull’identità del nuovo acerrimo nemico di tutti i governi arabi: Facebook. Laddove serpeggia dello scontento, i moti prima tunisini e ora egiziani potrebbero rappresentare l’esempio per insurrezioni anche in Palestina. Internet e i social network rappresentano la miccia per questa possibile deflagrazione.

Omar Barghouti, analista politico palestinese indipendente e uno dei fondatori del Palestinian Campaign for the Academic & Cultural Boycott of Israel (Pacbi), il boicottaggio accademico e culturale d’Israele, ha così dipinto il quadro fra Ramallah e Gaza: “Fatah e Hamas concordano in così poco, e quell’unico piccolo denominatore comune è la repressione del dissenso e la repressione della libertà”.

In un clima generale incandescente di insurrezione, c’è chi cerca di cavalcare l’onda e gettare ulteriore benzina sul fuoco, come il generale di Fatah Tawfiq At-Tirawi, direttore dell’Intelligence dell’Autorità Palestinese, che per venerdì 11 febbraio ha chiamato ufficialmente a un giornata di rivolta a Gaza contro Hamas. Illudendosi che la sua richiesta venga accolta trionfalmente nella Striscia, ben sapendo che i moti tunisini ed egiziani non sono stati innescati dai partiti politici ma bensì dalla rabbia di masse di ogni età e classe sociale, stanche di oppressione, affamate di democrazia e libertà. La stessa fame che dilania da tempo quella Palestina governata dai collaborazionisti d’Israele.

Restiamo Umani

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

EgittogazapalestinaVittorio Arrigoni

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Intervista a Dina, libera dalle carceri libiche

Dina e Domenico sono i due attivisti italiani che hanno preso parte al Land Convoy verso Gaza, la missione via terra nel quadro della campagna di solidarietà internazionale alla Palestina della Global Sumud Flottilla, e poi sono stati fermati e sequestrati in Libia, nella zona controllata da Haftar. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

L’annessione strisciante della Cisgiordania passa dalle mappe alla legge 

Un’iniziativa di registrazione fondiaria nell’Area C sta spostando il controllo dal Regime militare al sistema civile israeliano, rafforzando l’annessione attraverso leggi, pianificazione ed espansione degli insediamenti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sudafrica: migliaia di migranti in fuga dalla violenza xenofoba di “March and March”. Le valutazioni di Alberto Magnani

In SudAfrica numerose attività commerciali chiuse e polizia dispiegata per le strade a seguito di manifestazioni anti-migranti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La cronaca della protesta all’arrivo del volo da Tel Aviv a Elmas, dentro e fuori il terminal

Domenica mattina all’aeroporto di Cagliari Elmas è atterrato un volo diretto da Tel Aviv. Il collegamento è una delle novità della stagione estiva dello scalo sardo: una rotta che connette Sardegna e Israele (operata da El Al in partnership con Sun d’Or) e che in tempo di genocidio non passa inosservata. All’esterno del terminal, una manifestazione di protesta a supporto del popolo palestinese – organizzata da Unica per la Palestina, Giovani Palestinesi Sardegna, Comitato sardo di solidarietà con la Palestina, Associazione Sardegna Palestina e la delegazione sarda della Global Sumud Flotilla – accoglie chiunque esca dall’aeroporto. Il reportage dal terminal di Elmas.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Accordo Libano-Israele, tregua o normalizzazione dell’occupazione?

Il 26 giugno a Washington, con la mediazione dell’amministrazione Trump, Israele e Libano hanno firmato un accordo quadro in 14 punti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Scosse devastanti in Venezuela. Migliaia di dispersi, si scava tra edifici crollati. Il sisma più violento da 126 anni.

Sono oltre 25.000 le persone che risultano al momento disperse a seguito dei devastanti terremoti che ieri sera, mercoledì 24 giugno, hanno colpito il Venezuela. Due scosse violentissime, a breve distanza, tra mezzanotte e le due di notte, orario italiano, hanno causato il crollo di centinaia di edifici. La prima scossa è stata di magnitudo […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Perù: in un paese profondamente diviso, la destra di Fujimori vince alle presidenziali

Una settimana di spoglio dei voti alle elezioni presidenziali del Peru si salda con la risicatissima vittoria della estrema destra di Keiko Fujimori (figlia dell’ex-presidente e dittatore peruviano Alberto Fujimori, le cui politiche contro la guerriglia di Sendero Luminoso e le classi popolari peruviane gli erano valse accuse di genocidio).

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Giunge a La Paz un’impressionante marcia della COB e dei settori contadini

Chiedono la rinuncia del presidente di destra Paz. Il governo risponde con la repressione e arresta il massimo dirigente della Centrale Operaia, Vicente Salazar.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

No G7 Ginevra: manifestazione di massa contro i grandi del mondo, la guerra e a sostegno della Palestina

Si è concluso ieri il summit del G7 a Evian, dove tra le altre cose, la preoccupazione europea era incentrata sul riarmo e il sostegno a Kiev mentre Trump annunciava le sue intenzioni di porre fine alla guerra all’Iran. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Memorandum d’intesa USA-Iran ma nessuna pace per il Libano

Nella notte tra domenica e lunedì Stati Uniti e Iran hanno concluso il negoziato, arrivando alla firma di un memorandum d’intesa.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Israele spara a Marwan Barghouti in carcere: ferito il “Mandela palestinese”

Una guardia carceraria ha colpito il leader palestinese a una gamba con un proiettile di gomma. La famiglia denuncia l’assenza di cure mediche e una lunga serie di aggressioni. La Lega Araba chiede un’inchiesta internazionale.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino: presidio al Tribunale per due minori in carcere da 6 mesi

È iniziato la mattina di lunedì 13 luglio, al Tribunale di Torino, il processo ai danni di cinque attivisti minorenni, di età comprese tra i 16 e i 18 anni, sul banco degli imputati per aver partecipato alle mobilitazioni di massa dello scorso autunno per la Palestina e contro il genocidio per mano israeliana.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Il battito di ali che scatena la tempesta

Negli ultimi giorni si sono intensificati gli  attacchi sferrati dagli Usa accompagnati da una laconica frase di Trump a certificare la fine della tregua e del memorandum d’intesa con l’Iran. 

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Un contributo da Milano per una risposta alla repressione all’altezza delle mobilitazioni dell’autunno scorso e per il rilancio delle lotte sociali

Il tema della repressione e, più in particolare, il rapporto con la controparte, hanno spesso generato difficoltà e incomprensioni all’interno del movimento italiano. Nel tempo, le strategie e le pratiche adottate dalle forze dell’ordine, così come gli strumenti legislativi introdotti dai governi, si sono progressivamente trasformati.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Porti di Resistenza: Bloccare la Macchina da Guerra e l’Economia del Genocidio

La storia ricorderà coloro che hanno bloccato le navi, non coloro che le hanno caricate. Da Genova a Newark-Elizabeth, dalla Calabria al Pireo e oltre, il messaggio risuona forte e chiaro: basta armi, basta carichi di armi.

Immagine di copertina per il post
Contributi

Dissidenza, repressione politica ed una esagerata idea di libertà. In ricordo ad Ambro, un contributo di amic3 e compagn3

Ambrogio era un ragazzo di 27 anni, arrivato a Torino per gli studi in Filosofia e Storia delle Religioni. Ambro è sempre stato un idealista, attento all3 ultim3, con un grande senso di empatia e gentilezza. Era un anarchico, un testone, un polemico.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Continua la mobilitazione in Albania contro il governo, contro la guerra e gli interessi esterni sul proprio territorio

Le proteste scoppiate ormai venti giorni fa in Albania non accennano a smettere. La mobilitazione ha preso avvio dalla contrapposizione a un mega progetto turistico da oltre un miliardo di dollari promosso da Kushner, genero di Trump, ma hanno preso un’ampiezza sia in termini di rivendicazioni che di partecipazione molto significativa. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Ginevra: più di 60mila in piazza contro il G7 di Evian

I potenti della Terra da questa settimana si riuniscono a Evian-les-Bains per il consueto appuntamento annuale del G7.