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Obama: ambiente pulito, affari sporchi

Che il Pianeta goda di cattiva salute è un dato di fatto, anche i grandi sporcaccioni se ne sono accorti, almeno dal 1992: Summit della Terra (Conferenza Onu di Rio de Janeiro). Ma a parte le chiacchiere, poco o nulla hanno fatto. E la situazione diventa sempre più pericolosa. Qualche ingenuo potrebbe pensare che Obama cerchi di porre rimedio a una possibile catastrofe, in cui verrebbero  coinvolti anche padroni e politicanti. In realtà, neppure di fronte alla catastrofe, i padroni dimenticano il profitto.

L’iniziativa di Obama è una furbata. E sporca. Non per nulla i media europei sono stati abbastanza tiepidi. A ben vedere, è una crociata contro il carbone che non tocca assolutamente il nucleare, energia tutt’altro che pulita.

Il Piano Energia pulita non è altro che un tentativo di devalorizzare una quota significativa del capitale fisso Usa, eliminando le centrali elettriche a carbone e parte delle miniere. Solo una parte, poiché alcune sono in fase di dismissione (o sono già dismesse) altre, ristrutturate, da alcuni anni indirizzano la loro produzione di carbone verso il Regno Unito, la Germania, l’Olanda, la Corea del Sud e il Giappone (dopo il disastro nucleare di Fukushima).

La devalorizzazione darebbe spazio a forti investimenti nello sviluppo delle cosiddette energie pulite: nucleare (ovviamente sicuro!), fotovoltaico/solare, eolico e, dulcis in fundo, il magico fracking (shale oil), sulla cui sicurezza sussistono forti dubbi.

Sono tutte tecnologie in cui gli Usa sono all’avanguardia (quando non ne hanno il monopolio) e, inoltre, rispetto ad altri Paesi (come l’Europa), godono di una posizione privilegiata per la disponibilità di vaste aree poco abitate in cui impiantarle. Salvo creare qualche inconveniente per le aree agricole.

Sul piano competitivo, gli Usa potranno trarre importanti vantaggi, soprattutto nei confronti della Ue, stretta tra spinte produttivistiche e preoccupazioni ambientaliste. Preoccupazioni, queste ultime, che invece toccano molto marginalmente i Paesi del Terzo Mondo, in primis Cina e India, che, per restare al passo della «globalizzazione», condanneranno le loro popolazioni e vivere (e morire) in un ambiente sempre più mefitico. Dove, tra l’altro, proliferano le più sporche produzioni che il civile Occidente delocalizza.

Ma anche i proletari yankee avranno poco da viver sani e felici, poiché il progetto di Obama non tocca assolutamente anzi, implicitamente, esalta una produzione industriale mortifera, come per esempio le tante acciaierie tipo Ilva di Taranto, che producono acciaio per automobili che appestano lande sempre più cementificate. E nei luoghi di lavoro, gli operai continueranno a sputar sangue, per la maggior gloria del profitto. Nonostante l’energia pulita.

Questo è il mondo proposto da Obama. Ma il diavolo potrebbe metterci la coda, facendo crollare il piano ancor prima di decollare. Nonostante sia un intervento tutto sommato modesto, il Piano Energia pulita si infila in un ginepraio di interessi contrastanti e potrebbe creare sciagure peggiori di quelle che vorrebbe evitare.

Dino Erba, Barna, 5 agosto 2015

da Corto Circuito

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