InfoAut
Immagine di copertina per il post

Tahrir 27 novembre 2012: la lotta non è che all’inizio!

Uno slogan fatale che ora preoccupa non poco l’alta dirigenza dei Fratelli Musulmani, il movimento islamista moderato, che accompagnato dalle più radicali fazioni salafite, ha vinto solo pochi mesi fa le prime elezioni presidenziali dell’era post-Mubarak, e ha posto alla testa del regime un suo uomo: Morsi, il nuovo rais, il nuovo “faraone d’Egitto”, come già lo scherniscono i ragazzini di piazza Tahrir.

 

Seguendo l’esempio tunisino di Ennahdha, la fratellanza musulmana ha lanciato una sorta di guerra lampo nelle istituzioni della così detta “transizione democratica”, lasciando in sospeso la legittimità del potere legislativo, occupando il potere esecutivo e tentando di neutralizzare il potere giudiziario, lasciandolo come inutile orpello istituzionale nelle mani del presidente, il tutto all’ombra dei militari, che seppur spinti nel retroscena dopo le elezioni presidenziali, non hanno mai cessato di essere uno degli attori protagonisti della reazione.

Ma la guerra lampo nelle istituzioni della fratellanza, sintetizzabile con l’ultima svolta ultra-autoritaria contenuta nella dichiarazione costituzionale di Morsi, ha trovato una repentina risposta della contrapposizione sociale ed è molto probabile che in queste ore si sia tramutata in una prima ritirata. Ne è segno il dietrofront intimato alla base militante delle formazioni islamiste pronte questa mattina a scendere in piazza per mostrare il sostegno e i numeri di cui, secondo i dirigenti dei movimenti al governo, gode ancora il presidente Morsi. Altro che segno di responsabilità! Dietro le manifestazioni pro-Morsi annullate c’è un primo importante segno di debolezza delle organizzazioni islamiste che non hanno voluto correre il rischio di venire completamente soffocati, politicamente, dalla piazza Tahrir dell’opposizione e del movimento rivoluzionario.

 

La tensione è talmente alta che poco fa un comunicato ufficiale della Fratellanza ha richiesto pubblicamente all’esercito di blindare il proprio quartier generale al Cairo, mentre si faceva appello all’unità delle organizzazioni giovanili islamiste (di area anche salafita) per proteggere le sedi dei movimenti nelle altre città. La Coalizione per l’Applicazione della Sharia Islamica (un cartello che unisce circa 30 movimenti e partiti islamisti) ha indicato alla propria base giovanile di unirsi ai Fratelli Musulmani, in sinergia con la polizia, per difendere le sedi del loro partito Libertà e Giustizia. La polizia e l’esercito difendono armati i palazzi dei Fratelli Musulmani, e c’è da credere che questa immagine sta funzionando come una conferma delle ragioni politiche di quanti si stanno battendo contro il governo in queste ore, che già contano tra le loro fila i primi martiri. E’ il caso di Gika, studente universitario ucciso dalle fucilate della polizia, la cui morte ha fatto esplodere la collera degli studenti delle università del Cairo che questa mattina, dopo durissimi scontri intorno agli edifici universitari, sono riusciti ad aprirsi un varco e raggiungere il resto dei manifestanti a Piazza Tahrir. Nelle vie intorno alla piazza durante tutto il giorno si sono susseguiti numerosi incidenti. I più violenti si sono verificati ad un passo dall’ambasciata americana, dove la prima fila dei manifestanti ha ingaggiato durissimi scontri con l’obiettivo di raggiungere il palazzo diplomatico tra i più odiati dal movimento.

All’ambasciata americana al posto dei brindisi di felicitazione per il nuovo corso diplomatico nell’area sicuramente sta sera starà arrivando l’odore acre dei gas lacrimogeni (made in USA) mescolato all’odore del fumo delle molotov. Odore che deve aver preoccupato non poco Hillary Clinton, reduce del disastro politico libico succeduto all’attacco all’ambasciata diplomatica di Bengasi, che si è precipitata nel dichiarare “voglio vedere il processo costituzionale progredire ma senza che il potere si concentri nelle mani di una sola persona!”. Dichiarazione che manifesta sottotraccia il perdurare della crisi delle strategie reazionarie di governance dell’area mediterranea e dei processi rivoluzionari incorso elaborate della Casa Bianca che ad oggi hanno portato a ben pochi risultati.

 

Piazza Tahrir, e il resto dell’Egitto rivoluzionario, non vuole cedere alla normalizzazione islamista e ne mostra tutta la sua intrinseca debolezza, tornando a portare in strada centinaia di migliaia di manifestanti che contestando Morsi, rilanciano anche le tante istanze di lotta contro la povertà e la miseria che battevano forte sulle barricate delle insurrezioni contro Mubarak e contro la Giunta Militare. Non sorprende che oggi in piazza stiano gridando slogan contro il governo anche moltissime donne con il capo coperto e moltissimi uomini dal look religioso di buon praticante, non stupisce che la maggioranza dei manifestanti siano venuti in piazza partendo in corteo dai quartieri più poveri della metropoli: l’egemonia politica e culturale islamista tra il proletariato arabo si è fratturata, e tendenzialmente, come stiamoipotizzando da tempo, è in progressiva e allo stesso tempo radicale diminuzione. L’opposizione politica sconfitta alle elezioni si ritrova oggi a piazza Tahrir quasi in un angolo mentre giovani e giovanissimi proletari organizzati nei movimenti ultras, abitanti delle periferie, parte di ceto medio, e studenti universitari si riprendono la centralità politica che gli spetta scalzando il risultato delle urne e dell’inutile farsa elettorale e tornando ad allestire le tende del presidio rivoluzionario. L’obiettivo della manifestazione di oggi era il ritiro della dichiarazione costituzionale di Morsi, eppure l’iniziativa sembra ormai essere divenuta la nuova edizione di un presidio di massa permanente contro il nuovo regime. Da parte loro i Fratelli Musulmani hanno annunciato per venerdì una manifestazione di sostegno al nuovo Rais, e certo è che in questi giorni non lasceranno intentata ogni via per neutralizzare la nuova insorgenza che si fa largo… ma intanto ora dopo ora lo slogan “irhal” (“vattene!” in italiano) alza il volume di una piazza Tahrir che tornata al Cairo con la tenacia e il coraggio di sempre.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

Egittotahrir

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Cagliari, il Muro di Coscienza prende vita in aeroporto: “Le rotte con Israele passano anche da qui”

Si è formato questa mattina dalle 8.30 alle 12:00 il Muro di Coscienza all’aeroporto di Cagliari Elmas parte di una giornata coordinata attraverso Giovedì Bianco (giovedibianco.it) che ha coinvolto anche Verona e Milano questa mattina e che prosegue oggi pomeriggio e stasera a Roma Fiumicino e Venezia.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Toscana sacrificata

Ripubblichiamo questo testo originariamente apparso su Scrivania Autogestita di Informazione che ha il pregio di tessere i fili di ciò che si sta verificando sulla regione Toscana, individuando le tendenze e gli interessi in campo.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Dalla Vlora a Sazan: il programma della Global Sumud Flottilla a sostegno della Flaminio Revolution

Riceviamo e diffondiamo il comunicato stampa che annuncia l’imminente partenza di una nuova missione della Global Sumud Flottilla: verso l’Albania per sostenere la mobilitazione per la Palestina della Flaminio Revolution. Buon vento!

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Il filo rosso della distruzione: da Colleferro a Domusnovas, le ragioni per la riconversione civile

La terra trema, un boato squarcia l’aria e una colonna di fumo si alza verso il cielo, lasciando dietro di sé una pioggia di detriti incandescenti. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Cisgiordania: “In corso una vera e propria pulizia etnica incoraggiata dalle autorità israeliane”. Testimonianza da Qusra

In Cisgiordania è in atto un’enorme campagna di pulizia etnica portata avanti dai coloni israeliani nella totale impunità. Ad agire sono gruppi di giovanissimi che assomigliano sempre piu’ a delle vere e proprie squadracce fasciste.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Da Colleferro a Pisa, il campo minato dei territori di sacrificio

Pochi giorni fa abbiamo visto un’enorme esplosione coinvolgere una fabbrica di munizioni a Colleferro, la KNDS Ammo Italy, ex Simmel Difesa.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La tigre di carta: il fallimento della macchina da guerra americana da mille miliardi di dollari

 Il popolo americano ha fatto enormi sacrifici per finanziare questa macchina da guerra obsoleta, troppo costosa e inefficace. Molti hanno pagato con la vita, con l’integrità fisica o con la salute. Tutti noi paghiamo il costo della bellicosità dei nostri leader e dello sperpero sconsiderato della nostra ricchezza nazionale, che ci lascia privi dei sistemi di supporto fondamentali che i nostri vicini negli altri paesi sviluppati danno per scontati, dall’assistenza sanitaria universale gratuita e un’istruzione pubblica di qualità a salari dignitosi e ferie retribuite.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Chi ricostruisce Gaza? Ricostruzione e resistenza indigena

Dopo il recente annuncio di Hamas di voler cedere il governo di Gaza al Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza, sono riemerse con urgenza domande su chi plasmerà il futuro di Gaza e a quali condizioni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Lettere dal carcere di Ahmad Salem

Ahmad Salem, 24enne palestinese cresciuto in uno dei più grandi campi profughi palestinesi, Al-Baddawi, ha lasciato il paese per cercare un futuro. Dopo un primo passaggio in alcune città europee, è arrivato in Italia e si è presentato alla commissione territoriale di Campobasso per richiedere la protezione internazionale.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Chi sono i New IRA nel 2026 e di cosa sono ancora capaci?

Il sequestro di una bomba contenente quasi 400 grammi di Semtex ha riacceso i riflettori sulla rete, sul reclutamento e sulla persistente minaccia rappresentata dal gruppo repubblicano dissidente.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

L’Italia dimentica Regeni e la 185 e fa affari con l’Egitto

L’Italia continua a violare almeno lo spirito della legge 185 del 1990 dove si vieta l’esportazione di materiale di armamento « verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani ».

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La COP 27 dalle mille e una contraddizioni

Il messaggio principale di questa Cop è che non c’è giustizia climatica senza giustizia sociale.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Missione Sirli: Francia e Egitto collaborano nella lotta al terrorismo bombardando civili

Pochi giorni fa è stata pubblicata un’inchiesta da parte di un media indipendente francese, Disclose, che rivela il coinvolgimento della Francia in azioni militari condotte dall’Egitto nei confronti di presunti trafficanti alla frontiera con la Libia. La missione, dal nome Sirli, è iniziata nel febbraio 2016 quando la Francia ha stabilito di sostenere l’Egitto di […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sospeso il processo per l’omicidio di Giulio Regeni

«Gli agenti egiziani vanno informati» La terza Corte d’Assise annulla il rinvio a giudizio. Ora servirà una nuova rogatoria per chiedere l’elezione di domicilio dei quattro membri della National security. La decisione dopo una lunghissima giornata di dibattimento La terza Corte d’Assise di Roma rientra in aula alle 20.45, dopo quasi sei ore di camera […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Business first! Regeni e Zaki non contano: altra fornitura di elicotteri di Leonardo all’ Egitto

Patrick Zaki? Giulio Regeni? Non contano. Le dichiarazioni solidarietà, di indignazione per la detenzione del primo e l’omicidio del secondo non scalfiscono di un millimetro il rapporto di collaborazione tra l’Italia e l’Egitto e il business delle armi continua imperterrito (come pr altro quello del petrolio).  L’ultimo affare riguarda una partita di elicotteri operativi al 100 per cento. […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Egitto: Il ministero egiziano della repressione e dei depistaggi si addestra in Italia

Tra il 2018 e il 2019 la polizia italiana ha formato agenti egiziani. Una collaborazione con il ministero più controverso d’Egitto: quello che gestisce i servizi segreti, che ha depistato sull’omicidio di Regeni e di cui fanno parte i suoi aguzzini. E quello che ogni anno indaga, incarcera e fa sparire dissidenti veri e presunti […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

A 5 anni dalla scomparsa di Giulio Regeni

Cinque anni fa moriva Giulio Regeni, dottorando presso l’università di Cambridge dapprima rapito e poi ucciso in Egitto mentre conduceva delle ricerche sul ruolo dei sindacati autonomi nelle proteste che stavano attraversando il paese. (L’immagine tratta dalla pagina satirica Compagni Annoiati riporta la foto che Giulio aveva mandato dall’Egitto, due giorni prima di essere rapito.) […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Avere paura degli aquiloni

Da piccola passavo una parte dell’estate in Marocco, il paese d’origine dei miei genitori. Quelle settimane le ricordo con il sorriso, tanto amore e un po’ di malinconia. Passavo le mie giornale nel darb a socializzare con i coetanei della zona. Mi chiedevano come fosse l’Italia, come mai avessi un accento così strano, ridevamo, scherzavamo […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

E’ di nuovo primavera? – Gli audio del dibattito

Ieri al Centro Sociale Askatasuna si è tenuto il dibattito “E’ di nuovo primavera? – Dibattito sui nuovi conflitti sociali che attraversano il mondo arabo” con le relazioni di Gabriele Proglio, ricercatore di storia contemporanea presso l’Universidad de Coimbra e Karim Metref, giornalista ed educatore. Molti sono stati gli spunti su questo nuovo ciclo di […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

E’ di nuovo primavera? – Dibattito sui nuovi conflitti sociali che attraversano il mondo arabo

Dall’Algeria all’Iraq, per passare dal “risveglio” di Piazza Tahrir in Egitto. Segni più o meno intensi di mobilitazione sociale attraversano il mondo arabo. Sono accomunati da due elementi centrali: la lotta contro la corruzione dei governi e la questione del carovita, della disoccupazione, del reddito. “Il popolo vuole la caduta del regime” gridano i giovani, […]