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Acciaierie Beltrame: una piccola Ilva per la Val Susa

– La popolazione della valle di Susa deve essere coinvolta e deve sapere, senza filtri e menzogne tutta la verità. Tutto quello che è accaduto, quello che accade oggi e tutte le conseguenze che eventuali scelte future comporterebbero. Si deve indagare sull’inquinamento provocato in oltre mezzo secolo di attività, si deve dire a chiare lettere chi ha lucrato e speculato su questo problema, gruppi finanziari che si sono succeduti nella proprietà degli stabilimenti, sindacati corrotti che hanno mentito ai lavoratori, politici che si sono alternati nelle cariche istituzionali in valle e più in alto che hanno taciuto e sorretto sotto ricatto o corruzione la verità, e ancora enti di controllo che con consapevolezza si sono voltati dall’altra parte.

– Nè il movimento no tav nè i cittadini della valle di Susa sono più disposti a delegare le scelte che riguardano il proprio futuro. Il commissario Virano, l’assessore regionale Porchietto, le giunte regionali e provinciali che si sono succedute negli ultimi anni sono colpevoli di aver ridotto questo territorio allo stremo, dove hanno operato hanno distrutto. A Chiomonte il cantiere tav è un esempio, la storia degli ultimi decenni dell’acciaieria idem. Le prospettive di futuro e lavoro per la valle di Susa devono passare attraverso la partecipazione e la decisione assembleare dei cittadini

– Non è più possibile pensare al lavoro in modo assoluto, la storia dell’ILVA di Taranto, dell’Eternit, dei cantieri tav lo dimostrano. C’è lavoro e lavoro, ci sono lavori che uccidono e lavori che fanno vivere. Gli operai come i cittadini hanno diritto a vivere in un mondo in cui non si muoia di lavoro, in cui il lavoro non inquini ma porti benessere e tuteli la natura e il territorio in cui si svolge. La terra è la nostra casa, la natura va rispettata e gli esseri umani come anche gli animali e la vegetazione devono vivere in armonia senza sofferenza. Non ammalarsi, non inquinare significa tenere pulita e in ordine la propria casa, quella in cui cresceranno i nostri figli e molti altri ancora dopo di loro. Evitare che le generazioni future vivano in un mondo fatto di sofferenza e orrore è un compito primario di chi oggi vive su questo pianeta.

– Il lavoro e il reddito di chi oggi lavora in queste acciaierie sono fonte di vita e vanno tutelati. Oltre 300 famiglie dipendono da questo stabilimento che si trova oggi fuori mercato. La colpa di questa situazione non può essere di chi da intorno alla fabbrica chiede salute e aria non inquinata. La colpa è di chi in questi anni ha guadagnato e accumulato ricchezza su queste persone. Partendo dal gruppo Beltrame, passando nei vari uffici della provincia di Torino e della regione Piemonte. Ci sono in questa storia persone che hanno accumulato enormi capitali, persone che oggi perdono il posto di lavoro e persone che vivono in un territorio pesantemente inquinato, la colpa non può essere che delle prime.

– 20000 km quadrati di territorio per uno spessore di crosta di circa 70 cm sono pesantemente inquinati da sostanze tossiche, furani, diossine e PCB, questi ultimi non solubili in acqua. L’intero stabilimento di San Didero rischia di diventare come a Taranto una tomba a cielo aperto. Una eventuale bonifica (opera purtroppo di dimensioni incredibili) o dei progetti di messa in sicurezza devono essere a carico dell’azienda e non dei contribuenti.

– Chi oggi nega questi argomenti non può che essere spinto da altri interessi che non sono certo il diritto al lavoro e alla salute. Chi come oggi Virano cerca di inserirsi nel dibattito per dividere la popolazione e i lavoratori con la falsa promessa delle compensazioni tav, lo fa solo per la sua poltrona e il suo dorato stipendio pagato con i soldi dei cittadini. Chi nega queste verità non può che essere spinto da interessi economici che non tengono conto degli interessi collettivi della popolazione e dei suoi diritti.


di seguito una intervista a Claudio Cancelli,valsusino, docente di fluidodinamica in pensione, per anni consulente dei comuni valsusini su questo tema. Proviamo con questa ad entrare nel merito del problema, le accieirie di seconda fusione, i rottami, i loro prodotti e soprattutto le ricadute dei loro fumi in una valle alpina molto lunga ma anche molto stretta…

Sgomberato il campo dalle ipocrisie e dalle menzogne proviamo a ragionare su questo tema partendo dalla sua storia e cercando di definirne oggi i contorni e le dimensioni.

 

 

L’acciaieria Beltrame si trova a San Didero, un piccolo comune della media valle di Susa e si occupa della produzione di acciai di media-bassa qualità (non perchè non sia in grado di fare meglio ma quella è la fetta di mercato a cui si rivolge, ferro per le cotruzioni e laminati vari per l’industria di grande produzione). La sua forma di produzione è la seconda fusione, cioè l’utilizzo di rottami dalla quale rifusione ricava il prodotto finale. Ad oggi, nella più totale crisi del sistema acciaio dà lavoro a 360 persone e interagisce-inquina un territorio di 20000 km quadrati abitato da 30000 persone circa. Il suo mercato di vendita è pesantemente influenzato dalla produzione in regioni terze del mondo di acciai della medesima qualità ma con costi decisamente inferiori (basti pensare al mercato cinese).

La sua storia inizia decenni fa sotto il nome di altri padroni e gruppi imprenditoriali ma balza agli onori delle cronache a metà degli anni 2000 quando i suoi valori di inquinamento misurati dall’ARPA risultano essere pari a quelli potenzialmente emessi da circa 100 inceneritori. Nella sua produzione l’acciaieria Beltrame emette in aria e al suolo tre importanti inquinanti diossine, furani e PCB (policlorobifenile). La cosa sconcertante sono i valori emessi ma ancora di più lo sono la qualità degli inquinanti. Se diossine e furani sono infatti generati nel processo di fusione dei rottami il PCB non è un derivato di fusione. Questa sostanza ampiamente usata negli anni del boom economico era ed è un ottimo olio usato per l’isolamento termico ed elettrico. Molto diffuso anche nelle vernici e negli adesivi è quindi questa una sostanza che è entrata ed entra dalla porta dell’accieria per uscirne poi sparata dal camino in barba ai controlli o al semplice buon senso. I rottami usati per la fusione infatti sono di vario tipo e ovviamente di vario costo, da quelli più cari e puliti a quelli per cui un’azienda viene anche pagata per portarseli via nei suoi cicli di produzione, veri e propri rifiuti pericolosi. Non servono molte domande per arrivare alla risposta, l’accieria beltrame per anni è sevita come inceneritore illegale di rifiuti pericolosi. Non sappiamo all’ingresso del forno cosa entri ma troviamo sui terreni della valle di Susa il risultato.

Oggi Da alcuni anni la produzione va a singhiozzo ed in particolare dal 2006 mancano le misurazioni degli inquinanti fatti dall’Arpa (agenzia regionale ambiente, in sostituzione a questa l’azienda da quell’anno con l’aut. integrata ambientale si fa da sè le misurazioni di inquinamento). per questi due motivi in questi ultimi anni la situazioni ci viene dipinta come notevolmente migliorata. Non c’è bugia peggiore, i forni hanno lavorato al 20% e le eventuali misurazioni non sono assolutamente attendibili essendo state fatte da ditte assunte e pagate dalla stessa Beltrame. Ci dispiace non fidarci ma vista la storia di questa azienda e il delirio puro che è riuscita a combinare in questo territorio non ci sembra proprio il caso. Ad oggi quello che ci è dato sapere è che oltre 20000 km quadri di territorio valsusino sono impregnati nei primi 70 cm da PCB non solubile in acqua e pronto a rientrare in aria ogni qual volta questa terra viene arata o lavorata.

Il Futuro secondo azienda e sindacati Un intero stabilimento industriale, quello di San Didero rischia di essere abbandonato a se stesso o di ripartire, indiscriminatamente dal suo rendimento o da ragionamenti condivisi con la popolazioni. Unico discrimine l’ennesima trattativa stato azienda sindacati sugli ammortizzatori sociali o sul costo dell’energia. A fare la comparsa in questo ultimo anno ecco anche l’alta velocità con il commissario governativo Virano che propone di usare i soldi per le compensazioni tav, che nessuno sa dove siano accumulati, per far ripartire l’azienda o peggio per creare in questo polo industriale una catena di smaltimento completa per rifiuti pericolosi (a legger i suoi pensieri persa per persa la valsusa la usiamo come pattumiera). La manovra viene spalleggiata anche dall’assessore regionale Porchietto che non manca di apparire al seguito del commissario, lei, incapace di proprio pensiero.

Un altro futuro i lavoratori e la popolazione in questa vicenda hanno pesantemente subito e pagato in prima persona perdendo lavoro e salute. Chi su questa e da questa azienda guadagna e accumula ricchezze vuole operai e popolazione divisi, mette gli uni contro gli altri al fine di imporre o peggio riproporre i medesimi distruttivi progetti. Pensiamo invece sia possibile ripartire con un sincero dibattito attorno a questo tema.  Pensiamo che sia possibile vista la evidente e non recuperabile crisi del suo prodotto, l’acciaio, pensare insieme a un diverso tipo di produzione o utilizzo, compatibile con il territorio in cui è collocata e con la vita di chi lavoro e vive in questa valle. Pensiamo che se ci fosse stata una consapevolezza maggiore del pericolo i nostri padri e le generazioni che in questa valle hanno lottato e vissuto non avrebbero permesso la cotruzione di questo stabilimento. Pensiamo che sia possibile oggi ripensare a quanto fatto partendo dalla conoscenza di questo problema che abbiamo accumulato negli anni. Pensiamo che questo territorio sia ricco di idee, capacità e vita e non vogliamo credere all’unica possibilità per cui il lavoro diventa distruzione e inquinamento. Pensiamo che una comunità come la nostra sia in grado di affrontare questo problema. Pensiamo che tutti, cittadini, lavoratori, sindaci e sindacati debbano, come nella lotta no tav unirsi in un dibattito vero, reale, netto e deciso che sappia divenire lotta per il futuro, il lavoro e la salute in questa valle.

 

da: notav.info

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