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Edison, i crimini ambientali, le lotte della popolazione nell’Alto Casertano

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Una storia tutta all’italiana si potrebbe definire quella che state per leggere.

Una storia che è un intreccio di discariche abusive, interessi aziendali, salute pubblica, mancanze istituzionali e territori indignati.

Partiamo da una notizia di qualche giorno fa segnalataci da Spazio Cales, quella che vede EDISON protagonista indiscussa di una sentenza storica, quella del “chi inquina paga!”, eh già, perché a Bussi, il colosso sedicente green avrebbe disseminato rispettivamente 12 mila e 8 mila ettari di terreno di «arsenico, cromo esavalente, rame e zinco, mercurio, piombo, boro, idrocarburi, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, tricloroetilene, diclorobromometano..» dando vita ad uno dei più grandi eco-crimini d’Italia, come lo stesso Ministro Sergio Costa si affanna a ricordarci.

Lo stesso Sergio Costa che nel 2015 avrebbe scoperto invece, da Comandante regionale del Corpo Forestale, l’eco-crimine più grande d’Europa, quello della Ex Pozzi, discarica tossica abusiva a Calvi Risorta, che di fronte alle fumarole non ha certo visto i suoi protagonisti istituzionali fare fronte comune come a Pescara, ma si sa, in Campania, in provincia di Caserta, è tutto più difficile, e le responsabilità per il mancato avvio di una bonifica rimbalzano da un ente all’altro.

Per noi, per la gente comune, è tutto più difficile in provincia di Caserta, ma non per aziende come EDISON che, nel totale silenzio-assenso istituzionale, giunge in Terra di Lavoro per costruire l’ennesimo impianto per la produzione di energia.

Proprio qui, nella provincia che produce le percentuali più ampie di energia in Campania è in cantiere, (attualmente fermo per l’emergenza covid-19), la centrale Termoelettrica a ciclo combinato da 850 MW.

Eh si, perché EDISON, che dell’etica non può far certo il suo vanto, non ha sprecato l’occasione di attendere il momento giusto per rispolverare una autorizzazione del lontano 2009, e la GEKO non si è fatta pregare per iniziare i lavori dedicati all’impianto di interesse nazionale.

Come ha reagito la popolazione dell’Alto Casertano?

Sul territorio la protesta contro l’impianto si è aizzata con manifestazioni popolari e forti espressioni di dissenso da parte dei comitati ambientalisti che dalla piana di Venafro, alla resistenza contadina degli agricoltori, all’agro caleno si sono ritrovati compatti nel contrasto del colosso, a cui son state chieste (e, verrebbe da dire, a ragion veduta!), garanzie sugli impatti ambientali e sanitari che la messa in funzione dell’impianto comporterebbe. Queste garanzie non sono mai state fornite, anzi, EDISON afferma che l’impatto emissivo della mastodontica centrale coinvolgerebbe solo Presenzano, e non i comuni che confinano 300 metri dall’impianto con tanto di 60 metri di torre! Unitamente all’azienda che farebbe i suoi interessi senza porre attenzione alcuna alla popolazione, v’è però un ulteriore ostacolo alla volontà popolare, sicuramente più infimo ed impegnativo da superare che consisterebbe in quella sfilza di istituzioni più che permissive nei confronti di EDISON, dal Comune che, oltre ad una transazione, non si è mai presentato in conferenza dei servizi se non, silenziosamente, nel 2018 per dirsi favorevole alle migliorie di progetto, alla Regione Campania che firma intese e smarrisce magicamente le delibere, al Ministero che proroga dopo proroga ha mantenuto in vita, senza presumere una VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per le ultime modifiche, una autorizzazione che non tiene in conto dei mutamenti ambientali avvenuti sul territorio in questi ultimi…11 anni!

Basterebbe elencare ogni singolo impianto già presente su un raggio di 25km per avere anche solo il dubbio che la qualità dell’aria non sia proprio delle migliori: centrale idroelettrica 1000 MW Enel e impianto Ferrarelle sul suolo presenzanese, Cementificio Colacem sul suolo confinante di Sesto Campano, termovalorizzatore ACEA di San Vittore del Lazio, termovalorizzatore HERAmbiente di Pozzilli, Centrale Calenia Energia a Sparanise. Tutti impianti di cui, relativamente agli impatti sull’ambiente, vi è poca trasparenza e chiarezza circa i dati di tutela ambientale.

Questa vicenda ci pone drammaticamente di fronte ad un disegno più ampio, quello di un SUD devastato dall’impiantistica per la produzione di energia e per lo smaltimento dei rifiuti, un disegno a cui la classe dirigente si è mostrata sempre pronta, anzi, prontissima a rispondere all’appello di svendita dei territori.

Dall’attenzione da porre alle criticità sanitarie della piana di Venafro, alle bonifiche nell’agrocaleno, le richieste riguardano tutte una preoccupazione generale per le tematiche ambientali in relazione alla salute pubblica: questo periodo di crisi sanitaria ci sta rivelando che gli effetti nocivi dell’inquinamento in tutte le sue forme equivalgono ad un avvelenamento anche umano, per cui quando si parla di crimine ambientale, si parla inevitabilmente di BIOCIDIO.

A chi vive i territori non resta che porsi come focolaio di resistenza dura.

Il fatto che EDISON abbia avvelenato mezza Bussi inorridisce, ma non ci stupisce più di tanto.

Infondo la Ex Pozzi equivale a un paio di Bussi messe assieme e con EDISON stiamo avendo a che fare anche noi, ma oggi con una consapevolezza diversa corroborata dalla sentenzan. 3079 del 2019:

“Pagherete caro, tutta l’arroganza del vostro danaro, pagherete tutto.”

 

I Comitati popolari Antica Terra di Lavoro e Donne per l’Ambiente

 

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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