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Atene per Alexis: “diremo noi l’ultima parola di questa storia”

I passanti salutano la manifestazione, alcune donne si rivolgono in malo modo contro i celerini che seguono passo passo gli studenti, i quali, in fin dei conti, non sembrano comunque turbati dal dispiegamento repressivo. Tornati a Piazza Propilea, il corteo si scioglie al grido di “Diremo noi l’ultima parola di questa storia!”: una parte dei manifestanti si dirige di fretta verso il quartiere Exarchia e il resto punta ancora una volta verso piazza Omonia. E’ qui che iniziano gli scontri che poi arriveranno a lambire per tutta la mattinata il quartiere di Exarchia, presidiato dal movimento in ogni sua strada. Gas lacrimogeni e flashbang da una parte e determinazione e rabbia dall’altra iniziano a fronteggiarsi nel centro d’Atene, mentre arrivano le notizie che tafferugli e scontri si stanno diffondendo anche in altre zone periferiche della capitale (dove erano state dislocate altre iniziative del movimento studentesco) e in numerose altre città della Grecia. Intorno alle 13h il bilancio è già di una ventina di manifestanti arrestati. Ad Exarchia si discute animatamente di quanto sta accadendo, mentre l’angolo della strada poco distante dalla piazza dove fu ucciso Alexis è un via vai di compagni e compagne, e di ragazzi giovanissimi che portano chi una lettera, chi un fiore, e chi un pugno chiuso dalla rabbia e dalla memoria.

La tensione è molto alta ormai e il clima politico già avvelenato dalle dichiarazioni del governo si fa più incandescente. Il 5 dicembre infatti i partiti della Troika interna (come vengono definite le organizzazioni partitiche che reggono il quadro governativo) avevano attaccato, con Nea Demokratia in testa, Syriza, additandola come partito dell’insurrezione e dell’anarchia. Il pretesto era il comunicato di adesione della base giovanile del partito della sinistra radicale greca alla manifestazione del pomeriggio in ricordo di Alexis. Nel comunicato i giovani di Syriza dichiaravano la legittimità a fare del 6 dicembre una nuova giornata di fuoco e di giusta rabbia. Nea Demokratia (e i media filo governativi) avevano soffiato sul fuoco, ingaggiando anche una vera e propria incursione disinformativa pubblica, facendo riferimento alla possibile alleanza tra i nazisti di Alba Dorata e i giovani di Syriza che insieme, e con volto coperto, avrebbero messo a ferro e fuoco la città. Pare che questa sia la strategia governativa del momento: attaccare i movimenti antagonisti alla crisi e all’austerità narrandoli come luoghi politici di convergenza con i neonazisti. Dal canto loro i parlamentari di Syriza avevano rivendicato l’indicazione politica della base giovanile e respinto al mittente gli insulti.

E’ probabile che anche per questa ragione, il corteo del pomeriggio inizierà scadendo slogan contro i fascisti e la polizia. Il concentramento era per le 19h e ancora una volta piazza Propilea si stava riempendo. Quando i primi spezzoni della manifestazione prendevano posizione, scatta la prima grave provocazione. Bande di poliziotti delle squadre speciali motorizzate, i Delta, fanno incursione velocemente nella piazza sparando granate assordanti. L’obiettivo è da una parte provocare politicamente il corteo e dall’altra costringerlo a partire prima dell’orario fissato dagli organizzatori. Prontamente però moltissimi manifestanti si dirigono verso le squadre in divisa che stavano prendendo posizione su un lato della piazza e li bersagliano con diverse molotov e pietre: l’obiettivo è difendere il diritto a manifestare di tutti e tutte. Risolta la provocazione il corteo decice di muoversi, dirigendosi ancora una volta su Piazza Syntagma. Centinaia di celerini e squadre speciali si assiepano intorno al corteo che compatto e ormai forte di migliaia di partecipanti raggiunge la piazza del parlamento scandendo slogan in ricordo di Alexis. A conclusione dell’iniziativa la maggior parte dei manifestanti si dirige verso piazza Exarchia ed è in questo momento che l’ennesima provocazione poliziesca attacca la giornata di lotta. Nelle vie intorno alla piazza del quartiere iniziano a farsi vedere squadroni di celerini, camionette con cannoni ad acqua, e squadre speciali in moto. Sembrano determinati a voler raggiungere il centro del quartiere e magari sfilare davanti alla lapide in memoria di Alexis. La provocazione è ritenuta inaccettabile dagli abitanti di Exarchia e dal grosso dei manifestanti che ormai presidiava la zona: gli scontri hanno inizio. Per tutta la notte la polizia tenterà di sfondare le barricate erette e incendiate, l’aria si farà irrespirabile per le nuvole di gas lacrimogeni sparato continuamente dai celerini e le bombe assordanti tenteranno di provocare il panico tra i resistenti che però non hanno mai ceduto e hanno respinto per ore le provocazioni della polizia. Infatti se la giornata di lotta era iniziata con una promessa: “diremo noi l’ultima parola di questa storia”, a tarda notte il movimento può dire di averla mantenuta.

Il 6 dicembre 2012 ad Atene e nel resto della Grecia non è stata una ricorrenza, ma un’importante giornata di lotta ben saldata alle mobilitazioni contro la crisi e l’austerità. D’altronde tutti riconoscono che, in quel dicembre 2008, la rivolta che attraversò tutto il paese per un mese intero fu un momento di non ritorno, sia per i movimenti che per la controparte. In quel mese la crisi della rappresentanza in Grecia più che altrove si manifestò con un vero e proprio terremoto, sbattendo da una parte lo stato che iniziava ad avvertire l’arrivo della crisi economica e facendo emergere dall’altra lo spazio politico per l’autonomia e il contropotere dei movimenti. Si dice che in quel dicembre 2008 a rompersi anche formalmente fu la costituzione, quel patto sociale che dopo la caduta del Regime dei Colonnelli aveva tentato di organizzare la nuova società greca. Ed oggi a 4 anni di distanza sembra tutto fuorché esagerazione: il governo della Troika, le leggi che promulga la maggioranza parlamentare, mai come ora sembrano il residuato di un vecchio regime che stenta ancora a tenersi in piedi, mentre nella società, resistendo alla crisi e all’austerità, è un mondo nuovo che sembra emergere, composto dalla solidarietà dei comitati “io non pago” e dagli ambulatori sociali, dalla dignità delle lotte dei lavoratori e delle lavoratrici, e da quella giustizia sociale di un proletariato giovanile che dal quel 6 dicembre 2008 non ha mai smesso di essere sempre in prima fila in ogni lotta, in difesa di ogni quartiere.

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