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Brancolando nel buio

Una rigidità inaudita che ha quasi fatto venire una crisi di nervi ad Alessandro Di Battista che ai microfoni di Mentana chiedeva ieri ai cittadini di non cedere “alle provocazioni” (cit.) e attendere composti il momento catartico del voto. È vero che, dopo la sbornia dimissionaria, questo governo suona come una bella pernacchia a chi ha votato NO, la protesta è come il voto di protesta: non pervenuta. “Ma non è che, niente niente, questi vogliono la rivoluzione?” si chiedeva stamattina , preoccupato, Marco Travaglio dalle pagine del Fatto quotidiano davanti all’inesorabile spuntarsi di ogni strumento “democratico”. Beppe Grillo ha chiamato Il Movimento 5 stelle a scendere in piazza a gennaio in una manifestazione già annunciata nella sola forma di adunata che rientra nelle corde del populismo senza popolo, quella del comizio. I parlamentari pentastellati dovrebbero “apparire in una piazza d’Italia” ad immagine plastica del potere che scende dal monte e si avvicina ai cittadini (ma non erano i cittadini che dovevano entrare in parlamento?).

In ogni caso, la rigidità del governo, in tutte le sue dimensioni, sembra ormai consolidarsi sempre di più. La vediamo ormai all’opera contro ogni forma di imprevisto che turbi l’avanzata dell’Italia sul cammino del rinnovamento e delle riforme, dalla brutale repressione delle pur modeste occupazioni studentesche all’intolleranza per ogni forma di contestazione al Partito democratico, dalle misure cautelari distribuite a piene mani a chi lotta per il diritto all’abitare alle intimidazioni militari contro chi si batte per la fine delle grandi opere. 

Ieri nella colonna destra del quotidiano on-line La Repubblica, tra jingle bells, video che “che fanno impazzire il web” e sfiziose ricette, campeggiava una clip di contorno alla nomina del governo Gentiloni, uno di quei deliziosi imprevisti che risollevano la giornata dei freelance parlamentari assonnacchiati davanti ai palazzi del potere. Angelino Alfano, ministro degli Esteri in pectore, arriva al Quirinale per l’ennesimo mandato e un black-out fa saltare le luci della piazza. “…Fare cose concrete” dice il “junior partner” del governo Gentiloni mentre i lampioni si spengono. Angelino se ne accorge, un piccolo spasmo gli attraversa il viso ma continua la dichiarazione come se niente fosse. Le luci delle telecamere coprono il buio, i sorrisi dei giornalisti sono sempre al loro posto e le vuote domande sugli equilibri di maggioranza continuano come prima.

Dopo il trauma referendario, più che di resilienza trattasi di rimozione. La questione, di sempre più stringente attualità, resta sempre la stessa: ciò che non si piega si spezza?

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