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Vertice Europeo: Renzi torna con un pugno di mosche e tante parole

Dopo il vertice del Consiglio Europeo che si è tenuto il 26 e 27 Giugno, il premier italiano e il codazzo mediatico che gli da retta mantengono viva, artificialmente, questa illusione: parlano di vittoria della flessibilità (rispetto ai parametri del Fiscal Compact), di un’Europa della speranza e del sogno… Una rappresentazione immaginaria, gonfiata ad uso e consumo del pubblico italiano, l’unica possibile per non danneggiare l’immagine di successo ed efficacia del premier.

Tuttavia guardando le dichiarazioni ufficiali o leggendo tra le righe di quelle dei politici appare una realtà diversa: Renzi deve fare i conti con interessi strategici ben più forti (per es. quelli del polo tedesco) e se ne torna a casa con un pugno di mosche e tante belle parole. Nessuna ricontrattazione delle misure di austerity è stata accettata ed anche il ripiego del premier italiano, che ora dice di aver ottenuto una maggiore flessibilità del Fiscal Compact, è puro fumo negli occhi, perché, anche su questo fronte, nulla è cambiato; probabilmente la ricontrattazione o la flessibilità del patto di stabilità nemmeno sono stati gli argomenti principali di discussione, infatti Walter Steinmeier, ministro degli esteri tedesco, ha dichiarato che è emerso chiaramente che nessuno punta ad un ammorbidimento delle regole europee. Tutt’altri punti sembrano quelli più interessanti il Consiglio e per Jean-Claude Juncker, il designato presidente della Commissione Europea, solo per fare degli esempi: la questione energetica (con il problema Ucraina), i trattati commerciali con gli Stati Uniti (avevamo scritto qualcosa qua), la questione della Gran Bretagna (ed i suoi mal di pancia rispetto all’UE).

In sintesi il dato è che il governo Renzi, nonostante quello che faccia passare attraverso i media (peraltro contenti di strombazzarlo in giro), non è ancora stato in grado di andare ad incidere concretamente (per i pantani della politica italiota di cui è pienamente partecipe) sul versante delle riforme strutturali nel segno della mercificazione e dell’impoverimento. Mentre, dall’altro lato, le speranze che in lui aveva riposto parte della popolazione italiana, vengono rilanciate continuamente – in un tirare a campare, affinchè la compagine governativa si regga – elencando ogni volta una lista di riformine ed interventi tramite cui l’azione del governo dovrebbe finalmente far uscire dalla crisi il paese. Fino a che punto il gioco di prestigio di Renzi potrà andare avanti (anche nel caso fossero altri i volti della politica istituzionale, oggi però non pervenuti, a proseguirlo) nelle eventuali nuove accelerazioni della crisi? Lo potranno decidere solo, ed è il nostro auspicio, i soggetti sociali che nel conflitto e nell’espressione della propria autonomia sapranno metterlo in crisi, svelandone la natura avversa ed ostile.

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