
25 Aprile in ogni città
Una raccolta di indizioni delle giornate di mobilitazione che in tutto il Paese vedranno iniziative e manifestazioni per il 25 aprile: il tema è la contrapposizione alla guerra, alla crisi energetica ed economica, per unirsi dal basso e organizzarsi a partire dai territori.

NOI LA GUERRA NON LA PAGHIAMO! TORINO E’ PARTIGIANA!
Anche quest’anno il 25 aprile non è una data da ricordare, ma un appuntamento con il presente. Il 25 aprile ci ricorda che siamo noi a poter fare la storia, a curvare il corso degli eventi per essere protagonisti attraverso la partecipazione e una presa di posizione chiara di fronte a quello che vediamo accadere tutti i giorni. Questa primavera l’aria è cambiata per il governo Meloni e, alla luce di un governo che si sgretola, vogliamo contribuire a soffiare il vento che spazza via corrotti, promesse tradite, programmi bellicisti e di riarmo.
I fronti di guerra si intensificano e si moltiplicano, producendo miseria anche qui da noi, portando con sé politiche lacrime e sangue: chi sarebbe in grado – e ne avrebbe l’intenzione – oggi di gestire la recessione in arrivo? Né i partiti al governo né quelli all’opposizione, che si godono il momento illudendosi che sulla crisi possano costruire un consenso per la prossima tornata. La sfiducia nei confronti della politica istituzionale è radicata ed è proprio fuori dai partiti e dalle istituzioni che sobbolle un rifiuto e delle necessità altre.
La crisi energetica scatenata dalla guerra imperialista di USA e Israele significa aumenti sul carburante e, di conseguenza sui fertilizzanti e su tutto ciò che costituisce la catena di produzione, creando aumenti sui beni di prima necessità come il cibo, i trasporti, l’elettricità, il gas. Non si tratta di mettere in atto decreti palliativi utili solo ad alimentare i profitti delle banche e delle grandi società energetiche, come sta procedendo il governo Meloni. Si tratterebbe piuttosto di adottare misure reali, trasporti gratuiti, gestione dal basso e autoproduzione energetica. Per noi, in questo scenario, l’obbiettivo rimane quello di rifiutare morti e distruzione e rifiutare il costo che viene scaricato sulle nostre vite: queste politiche non ci appartengono, abbiamo bisogno di costruirci un programma diverso.
Lo dobbiamo fare a partire dagli spazi che si aprono sul fronte interno della guerra che si traduce in quartieri militarizzati e narrazione sulla pseudo sicurezza e risposte emergenziali, e nella messa a disposizione delle basi militari, armamenti, produzione bellica a servizio di Israele e USA. Attraverso fabbriche, stazioni e punti logistici l’industria della guerra si rafforza anche da noi. E’ proprio da qui allora che possiamo e dobbiamo agire, bloccare la guerra è il nostro compito!
Abbiamo una proposta, un immaginario diverso, un futuro da creare: la solidarietà per le flottille, gli spazi che apriamo e che rendiamo sicuri con la nostra presenza, la gestione dal basso delle risorse come l’energia e l’acqua. I giovani lo hanno insegnato: sappiamo da che parte stare!
25 APRILE – RESISTENZA CONTRO LA GUERRA!

Appello per una manifestazione contro guerra e basi militari
Sabato 25 aprile ore 10.00 @Camp Darby
Mentre la guerra imperversa in tutto il mondo occupando sempre più spazio nelle nostre vite e nei nostri territori, sentiamo la necessità di fare del 25 aprile una giornata di mobilitazione per la pace. Una pace attiva che ci permetta di resistere concretamente alla guerra e alla militarizzazione del territorio. Per questo rivolgiamo un appello a tuttə ləabitanti di Pisa, Livorno e provincia, alle realtà pacifiste, antimilitariste, ambientaliste, a comitati, associazioni, forze politiche e sindacali, alla partecipazione a una grande manifestazione contro la guerra e le basi militari che si estendono tra il territorio pisano e livornese occupando gran parte del Parco di San Rossore.
I potenti che governano il pianeta stanno portando la vita dell’umanità verso la distruzione: una guerra sanguinosa in Ucraina, genocidi in Palestina e in Sudan, attacchi al Venezuela, a Cuba, all’Iran, al Libano, al Rojava, sono le tante facce di una grande guerra mondiale in cui siamo pienamente coinvolti.
In Italia e in Europa i governi decidono di stanziare miliardi di euro nell’industria bellica e nella ricerca militare, nel riarmo, in nuove infrastrutture della Difesa mentre si taglia sulla scuola e la sanità pubblica, sui diritti sul lavoro.;
Le basi USA come Camp Darby sono direttamente implicate nelle operazioni militari in Iran e in altri fronti bellici , esponendoci alla minaccia di essere parte di guerre che non vogliamo sostenere nè subire. Per questo il messaggio in questo 25 Aprile è chiaro e netto: vogliamo la chiusura di questo gigantesco arsenale che porta morte e distruzione in tutto il mondo e la sua riconversione ad uso esclusivamente civile.
Dai nostri binari passano le armi, dagli aeroporti i soldati, dai porti le bombe dirette sulla testa di persone come noi. Le nostre insostituibili aree protette, come il Parco di San Rossore, sono sempre più minacciate all’abbattimento di migliaia di alberi, per fare spazio alla nuova base militare per le forze speciali a San Piero a Grado e alla tenuta Isabella di Pontedera, per incrementare le azioni di guerra all’estero del nostro Paese, in aperta violazione all’articolo 11 della nostra Costituzione. Transito e invio di armi, ampliamento di vecchie e nuove basi, sono volute in modo bipartisan tanto dal Governo Meloni quanto dai Governi precedenti e dalle amministrazioni locali e regionali.
Di fronte a questo possiamo fare qualcosa?
Possiamo resistere, prendendoci insieme la responsabilità
di costruire la pace a partire da dove viviamo!
Fermarli è non solo possibile, ma necessario. Poche settimane fa un treno carico di armi e mezzi militari veniva bloccato dalla mobilitazione di lavoratorə e cittadinə alla stazione di Pisa. Il treno era diretto verso i fronti di guerra. La vendetta del potere non si è fatta attendere: alcuni giorni dopo, abbiamo trovato sgomberato il Presidio di Pace “Tre Pini” a San Piero a Grado, un luogo curato e vissuto dalla comunità e dalla cittadinanza, costruito in anni di iniziative che hanno visto centinaia di persone attraversarlo per portare nel bosco di fronte alle reti del CISAM la voglia di difendere la pace, tutelare il Parco, liberarci dalla guerra
Per questo invitiamo ad aderire a una manifestazione da Camp Darby al Presidio di Pace dei “Tre Pini”, per difendere la libertà di resistere alla guerra in un territorio militarizzato, dimostrando la contrarietà popolare alle basi militari ealle guerre. Per dire con forza il nostro No al riarmo europeo in ogni sua forma, alla NATO, all’imperialismo e al genocidio del popolo palestinese perpetrato da Israele. Il nostro appello è di unirci, di fare ciascuno la propria parte, per una mobilitazione in cui tornare al Presidio di Pace “Tre Pini” e aprirlo nuovamente alla cittadinanza e a tuttə coloro che vogliono fare un pezzo di strada insieme per promuovere la pace e un’alternativa al filo spinato che occupa i boschi di San Rossore.
Lottare per la pace e resistere alla guerra, difendere la vita del Parco e la libertà dei popoli sotto le bombe, rifiutarsi di essere parte di una catena di morte e impedire che sul nostro territorio si costruiscano nuove basi militari: per tutto ciò dobbiamo e possiamo diventare nuovi partigiani della pace, a partire da questa giornata della Liberazione.
Il 25 aprile saremo in corteo con lo spirito di resistenza che anima da ottant’anni la nostra società che ha sconfitto il nazismo e il fascismo ripudiando la guerra, con senso di umanità e giustizia. Manifestiamo perchè non vogliamo che i popoli siano trascinati nelle guerre dei potenti, che i nostri soldi siano gettati per finanziare le guerre, che la nostra gioventù, e quella di fratelli e sorelle di altri paesi, sia rubata per arruolarci e ucciderci. Per difendere la possibilità di vivere tuttə in modo pacifico e dignitoso.
Ci mobilitiamo respirando un’aria che fa paura ai potenti, l’aria di chi ieri e oggi prende parte, resiste alla guerra e al fascismo e desidera costruire un mondo di pace, più giusto e più umano.
Per le adesioni scrivere a movimentonobasepisa@gmail.com oppure ai canali instagram e facebook del Movimento No Base
Usa e Israele: le democrazie della guerra

Viviamo un presente difficile, un presente di guerra, in cui governi e uomini di potere usano il mondo come se fosse di loro proprietà. Ogni giorno ci imbattiamo nella paura di non poter incidere sul nostro futuro né su quello dei nostri cari, dei nostri figli, sui sogni dei più giovani, sui territori e comunità in cui viviamo. Il rischio è un senso di impotenza diffusa, di fronte a un futuro che sembra già scritto. La libertà ottenuta con la Resistenza e il sacrificio dei partigiani contro il regime nazifascista, le lotte del ‘900 per i diritti, per la distribuzione della ricchezza, per la giustizia sociale e quella climatica, per l’uguaglianza, oggi appaiono un miraggio, e la democrazia appare come un sistema sempre più in bilico e meno solido. I leader degli stati, compreso il Governo Meloni, assumono posizioni sempre più autoritarie, l’economia si imposta sul riarmo e il diritto internazionale è nullo. La guerra è ovunque. Dal genocidio in Palestina, alla guerra in Ucraina, dal Kurdistan all’Iran e ora a tutto il cosiddetto medio-oriente, fino alle aggressioni a Cuba e al Venezuela. La guerra è ormai alle porte anche dell’occidente, dove nelle grandi metropoli è già diffusa in forma di guerra civile a varie intensità: interi quartieri vengono militarizzati per essere governati, basti pensare al dispiegamento dell’ICE negli Stati Uniti. Il capitalismo predatorio, per superare una crisi economica senza soluzione di continuità, mostra il suo volto più violento: spopolare e ripopolare territori, produrre e vendere armi, distruggere e ricostruire, assoggettare popolazioni o eliminarle come numeri “eccedenti”. In questo, la Palestina rappresenta un paradigma globale, e le proposte del board of peace di Trump confermano questa deriva.
Per legittimare tutto questo, si risvegliano sentimenti nazionalisti, razzisti e fascisti, facendoci credere che esista un nemico alle porte. Ma la storia insegna il contrario: sono gli stessi governi a rappresentare una minaccia per chi ha meno mezzi per difendersi. I governi attaccano chi ha meno e chi lotta per un presente migliore. Per prime le persone migranti, che subiscono misure liberticide e securitarie che negano loro ogni possibilità di movimento o vita degna. Dalla chiusura delle frontiere e l’istituzione dei CPR fino alla recente proposta di “remigrazione”:una deportazione di massa spacciata come proposta sociologica di buon senso. C’è poi il movimento antifascista, attaccato dalle ultradestre e rinnegato dai liberal democratici. Dall’Europa agli Stati Uniti è in atto un processo di criminalizzazione dell’antifascismo: dai processi di Budapest, che vedono Maja ancora reclusa nelle carceri ungheresi, fino all’antifa banpromulgato da Trump. Infine, il corpo delle donne e le lotte transfemministe subiscono continui attacchi, dall’interruzione volontaria di gravidanza fino alla proposta di legge Bongiorno: l’estrema destra vede i corpi come territori da controllare e giudicare.
Per combattere questi nemici interni, i governi utilizzano le forze di polizia come milizie dedicate alla repressione del dissenso, dotandole di un’impunità quasi totale, dall’uso dell’ICE negli Stati Uniti alle proposte di scudo penale in Italia. Nel mentre si succedono senza soluzione di continuità decreti sicurezza, che introducono nuove fattispecie di reati e inaspriscono le pene di quelli già previsti, a uso e consumo delle politiche degli attuali governi. Ma se la polizia rappresenta il volto più violento, dall’altro lato si costruisce e diffonde una vera e propria cultura di guerra: scuole simili a caserme, università legate alle aziende che producono armi, mass media che diffondono notizie e immagini che giustificano una violenza istituzionale sempre più efferata, anche con notizie false o immagini manipolate con l’intelligenza artificiale. Come se non bastasse, in tutta Europa progetti di riforma elidono le più basilari garanzie costituzionali come la nostrana proposta di riforma della giustizia presto oggetto di referendum. L’attacco alle occupazioni è un altro tassello della costruzione di egemonia del governo Meloni. Da un lato si colpiscono i centri sociali, tentando di eliminare spazi di cultura e di dissenso; dall’altro si attaccano le occupazioni abitative, spacciate come prevaricazioni, mentre in realtà rappresentano l’unico antidoto all’incuria di quartieri abbandonati dalle istituzioni, dove sono i cittadini a costruire autonomamente forme di cura quotidiana. L’obiettivo è quello di fare tabula rasa per imporre progetti speculativi pronti a distruggere quartieri, parchi e comunità: un’idea di smart city securitaria, fatti dai ricchi per i ricchi.
Non è una coincidenza che le destre speculino proprio sulla sofferenza di quei quartieri che hanno contribuito ad abbandonare. Invece di denunciare i veri responsabili di case fatiscenti e assenza di servizi, i neofascisti (istituzionali e non), fomentano una guerra fra poveri, dirigendo la rabbia sociale verso le persone migranti e razzializzate. Dalle ronde per la sicurezza agli assalti a spazi sociali e culturali, in tutta Europa si moltiplicano raid sempre più violenti. Spesso con il benestare della polizia e delle istituzioni, questi attacchi fascisti vengono giustificati e tollerati; quando invece trovano un’opposizione da parte di chi non vuole sottostare a queste prevaricazioni, si parla di “guerre fra bande” o addirittura di “fascismo degli antifascisti “. Di fronte a tutto questo, la memoria antifascista e le pratiche di autorganizzazione e resistenza rappresentano per noi l’unico antidoto. Gli scioperi contro il genocidio in Palestina, il blocco delle navi cariche di armi nei porti di Italia e d’Europa, il blocco delle strade, il boicottaggio nelle università, le occupazioni delle scuole, la resistenza all’ampliamento delle basi militari e alla riconversione delle fabbriche in produzione di armi, l’iniziativa di denuncia della Global Sumud Flottilla sono esempi concreti di come si possa incidere sul presente. Si può resistere nei nostri territori e nei luoghi della formazione costruendo mutualismo e autorganizzazione, lottando contro le speculazioni sulle aree ancora verdi, contro lo spreco di risorse pubbliche affinché vengano utilizzate per rimettere in sesto le nostre case, assicurare la salute pubblica e un’educazione che dia ai giovani la possibilità di scegliere il proprio futuro nel rispetto di tutti e tutte. C’è una buona parte di società, ampia e plurale, anche se non omogenea al suo interno, che ha dimostrato di ripudiare le logiche neofasciste e guerrafondaie dei nostri governi, ed è questa che vorremmo sfilasse anche quest’anno nelle strade della nostra città. Crediamo che insieme possiamo resistere e lottare per cambiare un destino che sembra ineluttabile. È un esercizio quotidiano, non è semplice, ma è una scelta necessaria.
Questo 25 aprile possiamo lasciare da parte l’angoscia e il senso di impotenza e continuare a lottare e resistere per stare, ancora una volta, dalla parte giusta della storia! Ci vediamo per le strade di Roma Est.
25 APRILE – Dalla Palestina a Taranto, resistiamo al colonialismo, disertiamo le loro guerre!

Come coordinamenti provinciali per la Palestina, realtà sociali, associative e soggettività singole, invitiamo tutta la cittadinanza al corteo antifascista:
Concentramento: ore 9.00, davanti l’arsenale – Taranto
Il percorso sarà comunicato nei prossimi giorni
Questa chiamata nasce da un’urgenza concreta: non una ricorrenza vuota, ma una presa di parola collettiva.
A partire da Taranto, territorio da sempre trattato come zona di sacrificio, segnato da politiche industriali e militari che hanno imposto malattia, morte e devastazione ambientale. Proprio da qui vogliamo riprenderci lo spazio pubblico e rifiutare un presente costruito su guerre, sfruttamento e distruzione.
Vogliamo un 25 aprile che unisca le resistenze di ieri, oggi e domani.
Che rafforzi la solidarietà con i popoli che resistono, dalla Palestina ai Sud globali. Che dica chiaramente che non accettiamo nessuna guerra.
LIBERIAMOCI DA GUERRA, MALAPOLITICA E SFRUTTAMENTO
25 APRILE IN CORTEO A COSENZA – UNIAMOCI NELLO SPEZZONE SOCIALE

Il 25 aprile è il nostro giorno. Da 81 anni onoriamo una promessa comune, quella di continuare a lottare per il cambiamento e la giustizia sociale, e di saper riconoscere, in ogni contesto e periodo storico, i nemici della nostra terra e della nostra libertà.
Liberazione oggi è ricordare quello che è stato e rivendicare quello che sarà. Significa pretendere di vivere dignitosamente, di aver garantite le cure e i servizi sociali, di non venire sfruttati con contratti a nero o da fame. Vuol dire continuare a lottare perché c’è ancora tanto da dover conquistare.
Scendere in piazza il 25 aprile, oggi, per noi vuol dire prendere posizione contro il sistema della guerra globale che investe i territori e minaccia il nostro presente: un sistema che opprime i nostri corpi e la nostra terra per garantire il profitto di pochi, che investe in armi e non nella messa in sicurezza dei luoghi in cui viviamo e da cui troppo spesso siamo costretti ad andar via.
Anche quest’anno, il 25 aprile attraverseremo insieme le strade di Cosenza con gioia e rabbia, convinte che questa data debba rappresentare uno stimolo costante contro la rassegnazione. Oggi più di ieri. A Sud più che altrove.
Invitiamo la nostra città a scendere in piazza, a condividere questa giornata, a unirsi nello spezzone sociale che chiuderà il corteo.
LIBERIAMOCI DA GUERRA, MALAPOLITICA E SFRUTTAMENTO, non è e non sarà solo uno slogan, ma una pratica quotidiana per le strade, nelle scuole, nelle università e sui posti di lavoro.
Programma 25 aprile 2026:
Ore 10: Corteo cittadino, piazza Kennedy Cosenza.
Ore 13: Pranzo sociale, Centro Sociale Rialzo (area ex officine ferroviarie), Cosenza.
La Base Cosenza
articolo in aggiornamento..
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25 aprilecontro la guerraCRISI ENERGETICANO BASEnoi la guerra non la paghiamotorino è partigiana


















