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I SERVIZI PUBBLICI APPRODANO SUL MERCATO CON IL DDL CONCORRENZA

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Il governo Draghi non perde tempo a cavalcare l’onda della privatizzazione e delinea un disegno di legge chiamato concorrenza, il che è tutto dire, soprattutto perché la concorrenza sul mercato riguarda i servizi pubblici erogati dai comuni.

Nell’art. 6 di questo ddl viene prevista la privatizzazione dei servizi pubblici locali e la definitva mutazione del ruolo dei Comuni. Questo provvedimento rientra nelle raccomandazioni dell’Europa che tiene l’Italia osservata speciale per quanto riguarda l’accesso ai fondi del Next Generation Eu, programma definito sul sito dell’Unione Europa “non soltanto come un piano per la ripresa ma si di un’occasione unica per uscire più forti dalla pandemia, trasformare le nostre economie, creare opportunità e posti di lavoro per l’Europa in cui vogliamo vivere”.

L’occasione in questo caso è unica per Draghi per mettere sul mercato quei servizi pubblici come il rifornimento idrico, elettrico, la gestione dei rifiuti e dei trasporti pubblici e non solo, dato che nel ddl non si parla esclusivamente di servizi pubblici a rilevanza economica e quindi questo può essere facilmente esteso a qualsiasi tipo di servizio, come i servizi sociali ad esempio. I Comuni per mantenere i propri servizi pubblici sarebbero obbligati a presentare una relazione approfondita sul perché li vorrebbe mantenere tali, inviarla all’antitrust, periodicamente monitorare i costi e la situazione finanziaria, mentre i gruppi privati che possono partecipare alle gare d’appalto non hanno nessun tipo di paletto da rispettare. Va da sé che per risparmiare su quei settori di spesa pubblica per niente proficui sarà molto raro che un Comune già in difficoltà economica affronti un percorso del genere. Inoltre, i grandi gruppi privati, come iren, eni, acea, non corrono alcun rischio di impresa visto che si parla di gestione di servizi pressoché monopolistici, dunque il guadagno è garantito.

Come sottolinea Marco Bersani in “Storia delle privatizzazioni” e durante l’intervista, i fattori che permettono l’ottenimento di profitto sono tutti sul piatto e i consumatori non vedranno nessun miglioramento dei servizi in questione. Innanzitutto ci sarà una riduzione del costo del lavoro e una conseguente precarizzazione di quei posti di lavoro, una riduzione sugli investimenti, collegato a ciò una diminuzione della qualità del servizio e infine l’aumento delle tariffe.

Nulla di buono sotto il sole. Nell’arco di sei mesi il ddl dovrà essere approvato e potrebbe diventare legge. Da qui ad allora non resta che costruire un’opposizione forte del fatto che la privatizzazione non fa altro che tutelare gli interessi dei grandi gruppi e degli imprenditori privati, consentendo parallelamente agli organi politici di non occuparsi della gestione della spesa pubblica, facendo un favore a quei comuni che non hanno nel loro interesse la tutela delle condizioni di vita dei propri cittadini.

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Da Radio Blackout

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