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Palermo: in mille per Gianmarco

I muri di ogni angolo della città, tutte le scuole superiori, ogni facoltà dell’ateneo, gli spazi sociali, le pagine facebook, i quotidiani on-line, sono stati inondati, in questi giorni, di manifesti, volantini, interventi, comunicati, assemblee e iniziative di ogni genere, che esprimono solidarietà con lo studente di Ingegneria dell’Ateneo di Palermo, tratto in arresto dalla DIGOS martedì mattina, a seguito di un’operazione che ha coinvolto in totale quattro militanti in tutta Italia.

L’accusa? Aver preso parte ad una quanto mai legittima manifestazione lo scorso 24 gennaio, indetta contro ogni forma di discriminazione razziale e di genere a Cremona, e contro chi aveva mandato in coma per quasi due settimane un militante del centro sociale Dordoni. Impossibile non sentirne parlare. Impossibile non sentirsi complici. Il percorso di costruzione della campagna per la liberazione di Gianmarco culmina oggi nel corteo che si è mosso alla volta del carcere dei Pagliarelli, ma non si fermerà fino a che non lo potremo riabbracciare. Fino a che Gianmarco non tornerà al suo posto, alla testa di un corteo, a bloccare con il proprio corpo, fisico e politico, la dismissione del sapere. Ad opporsi, assieme a tutti i militanti del collettivo di cui è animatore, al nuovo calcolo ISEE, a promuovore un sapere critico con l’organizzazione di seminari universitari, ad opporsi alla devastazione dei nostri  territori, a parlare insomma, fuori dal coro, dalle aule di Ingegneria, alle piazze di Palermo. Questo hanno urlato i numerosi interventi susseguituisi durante il tragitto.

Il corteo si è mosso verso le 18 da piazza Bologni, attraversando via Ernesto Basile, lungo la città Universitaria che si è espressa in modo netto in questi giorni sulla liberazione di Gianmarco, e causando disagi alla viabilità cittadina per oltre tre ore. Una volta arrivato a ridosso del carcere Pagliarelli, dove gli animi si sono ulteriormente caricati di entusiasmo, misto alla rabbia e alla già più e più volte citata solidarietà, la manifestazione ha preso la forma di un blocco stradale espresso proprio all’ingresso della città dirimpetto al carcere, durato oltre un’ora. Durante la quale non si è perso un attimo per gridare la volontà ferma di restituirlo alla sua vocazione, quella di animatore di collettivi studenteschi e universitari, e di tante altre lotte cittadine. E tutto ciò ha preso la forma di interventi dal carro molto intensi, urlati a squarciagola, affinche Gianmarco e chi come lui soffre la costrizione e la solitudine di quelle mura, potesse sentire il calore della lotta, quello dei militanti, quello del corpo studentesco che difende e incita al dissenso ogni giorno della sua vita.

Ieri l’avvocato ci diceva che Gianmarco sta benone, perché sa cosa ha costruito in questi anni di militanza, e oggi sta meglio, perché ha sentito che tutto ciò in cui crede, tutto ciò per cui mette a repentaglio la sua stessa libertà è li, fuori dalle mura, e non dentro quella cella in cui è costretto dalla codardia di uno Stato che bolla come criminali e tratta studenti universitari antirazzisti e antifascisti che lottano contro le ingiustizie e per un mondo migliore, alla stregua di assassini, terroristi, criminali. Oggi abbiamo raggiunto i nostri obiettivi, abbiamo dimostrato che Gianmarco non può essere ridotto a facinoroso squilibrato, come lo vorrebbe la procura di Cremona. Abbiamo dimostrato che procure e questure, quando hanno a che fare con la legittimità della protesta, lanciano attacchi che si risolvono inesorabilmente in effetti boomerang, perdono pezzi di legittimazione, di quella investitura quasi divina che si vorrebbe attribuissimo alle istituzioni. Gianmarco questo lo sa, e lo sappiamo anche noi. Ti aspettiamo a braccia aperte e pugni chiusi!

 

GIANMARCO LIBERO!

TUTTI LIBERI!

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