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Australia: mobilitazioni contro il governo per la gestione degli incendi

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Venerdì 10 gennaio in tutta l’Australia hanno avuto luogo manifestazioni per chiedere le dimissioni del primo ministro Scott Morrison.

A Melbourne sono scese in piazza oltre 20000 persone, a Sydney 10000. I partiti politici, i media e la polizia hanno tentato di disincentivare fortemente le mobilitazioni, facendosi scudo dello stato d’emergenza per gli incendi, ma le piazze si sono riempite comunque.

In questi giorni in Australia si sono verificati incendi su vasta scala che hanno mandato in fiamme il 30% delle foreste, con una proiezione del 50% nel caso non si riuscissero a spegnere, sono morte 26 persone e 2000 case sono state distrutte.

Le cause prevalenti sono dovute a fattori naturali tipo fulmini che con il terreno secco e arido fanno proliferare gli incendi molto più velocemente, ma sopratutto e stata un ondata di caldo e siccità dovuta al cambiamento climatico che comprende una serie di fattori complessi come la variazione delle correnti del “dipolo dell’oceano indiano” un gradiente di temperatura che provoca un innalzamento delle suddette,un altro fattore perturbante e il “southern annual mode” che riguarda la circolazione di aria calda intorno al Polo Sud e quest’anno si trova nella sua fase negativa portando aria calda in Australia incrinando ulteriormente i cicli di regolazione biofisici.

Ci sono state gravi perdite tra le varie specie animali che hanno perso il loro habitat naturale tra cui il Long-footed potoroo che ha perso praticamente tutto il suo habitat. Negli ultimi duecento anni l’Australia ha perso il 25% delle foreste pluviali, il 45% della savana e il 30% delle mallee (un ecosistema tipico australiano, composto da terreno sabbioso e arbusti bassi).

In questo scenario apocalittico, il governo australiano ha fatto orecchie da mercante negando le proprie responsabilità in merito alla produzione e all’esportazione di carbone a livello mondiale e alla sua impronta sulle emissioni pro capite che valgono l’1,3%; dato che lo inserisce tra i maggiori paesi inquinanti del mondo. L’industria del carbone impiega quasi 40 000 lavoratori australiani ed è fortemente sussidiata dal governo. Per lavarsi le mani rispetto a questa situazione, il governo di Scott Morrison ha pensato bene di trovare il capro espiatorio in ragazzini minorenni e nelle popolazioni aborigene, additandole come responsabili di incendi dolosi, rivelatesi in seguito fake news confezionate ad arte. Inoltre il governo australiano figura tra i paesi negazionisti che rifiutano le indicazioni provenienti dall’Ipcc sulla riduzione delle temperature entro il 2030.

I movimenti per la giustizia climatica (tra cui Extincion Rebellion) si stanno muovendo per mettere pressione al governo chiedendo una climate action e una moratoria sull’estrazione e l’utilizzo dei combustibili fossili, mettendo in evidenza le responsabilità e le negligenze del governo sulla gestione dell’emergenza incendi.

Qui il link alla puntata di Voci dall’Antropocene, trasmissione di Radio Blackout con un approfondimento sulla situazione australiana.

 

 

 

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pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

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