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Prigionieri palestinesi in sciopero della fame contro la detenzione amministrativa

Le autorità israeliane hanno, nel corso degli anni, detenuto per periodi prolungati molti palestinesi appartenenti, a vario titolo, alle organizzazioni della resistenza, come la parlamentare del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP) Khalida Jarrar, arrestata e a tempo indefinito in regime di detenzione amministrativa.

Attraverso questa pratica è stato possibile per l’intelligence israeliana rinchiudere nelle carceri i palestinesi per anni, o anche decenni, come accaduto a Nidal Abu Aker, uno dei prigionieri che guida lo sciopero della fame. Nidal, giornalista e leader del PFLP, è stato arrestato lo scorso anno con un ordine di detenzione amministrativa, rinnovato fino ad ora. Responsabile della radio Al Wihda, Nidal ha passato ormai oltre 12 anni in prigione, perlopiù in regime di detenzione amministrativa. In passato, come Infoaut, abbiamo avuto l’occasione di collaborare più volte con Nidal e con la radio da lui diretta nel campo profughi di Dheisheh, radio che da sempre porta avanti posizioni laiche e democratiche.

Riportiamo di seguito il comunicato dai detenuti emesso all’inizio dello sciopero della fame e apparso su Samidoun, dal quale emerge il forte legame tra la lotta per la liberazione della Palestina e la battaglia all’interno delle prigioni.

 

 

La battaglia per spezzare le catene: Dichiarazione di prigioneri palestinesi in sciopero della fame

 

Alle masse del nostro popolo, agli eroi della rivoluzione, alla nostra determinata lotta contro l’occupazione sionista e i coloni fascisti, ai nostri giovani, le nostre madri e sorelle, la nostra lotta proseguirà grazie alla vostra determinazione. Vi salutiamo per la Palestina.

Oggi ci troviamo di fronte ad una intensificazione degli attacchi sionisti contro tutto il nostro popolo e contro i diritti dei prigionieri palestinesi nelle celle sioniste, attacchi di massa, ampie campagne di ispezione e incursioni, ci troviamo di fronte al diniego dei diritti basilari necessari alla minima dignità umana.

Ci confrontiamo continuamente con la divisione della Palestina e il suo impatto sulla realtà del nostro movimento nazionale nelle prigioni. E ci confrontiamo con l’insistenza dell’occupante nel promulgare nuove leggi fasciste e razziste, come la legge della morte e di alimentazione forzata recentemente approvata, con un utilizzo sempre maggiore della detenzione amministrativa. Ciò rappresenta una chiara ed esplicita violazione delle convenzioni internazionali e dei diritti umani, dove noi possiamo essere arrestati per lunghi periodi, per anni continuativi, sulla base dei cosìddetti “documenti segreti” e non abbiamo il diritti di poterci difendere. La detenzione amministrativa è una spada che pende sulla nostra testa, che corrode la nostra carne e il nostro sangue per anni della nostra vita, senza processo e umanità alcuna.

È stata utilizzata in maniera accanita dai servizi di intelligence del nemico e dalle corti militari. Più di 480 sono gli ordini di detenzione amministrativa emessi e il numero dei detenuti in regime di detenzione amministrativa ha raggiunto 650 la scorsa estate. La maggior parte di questi arresti sono stati rinnovati almeno una volta. Alcuni hanno passato più di cinque anni, altri dieci, in ripetuti arresti in detenzione amministrativa. Alla luce di queste pratiche, siamo in lotta continua contro l’occupante.

Quindi abbiamo intrapreso i primi passi nella lotta a questa forma di arresti: boicottare le corti militari che rilasciano gli ordini di detenzione amministrativa per rivelare e denunciare le pratiche delle forze occupanti contro il nostro popolo all’opinione pubblica della nazione araba e a quella internazionale, laddove l’occupante cerca di legittimare la nostra detenzione.

Attraverso il dialogo e la discussione tra i detenuti amministrativi di tutte le forze politiche, con l’impegno di 80 detenuti, la nostra lotta ha preso avvio il 1 luglio 2015 quando abbiamo boicottato le corti militari sioniste e rifiutato di comparirvi in quanto queste corti rappresentano una farsa e sono illegittime. Ci è stato negato il diritto di accesso ai nostri legali, il diritto di difesa e di rappresentanza.

Vediamo questo come un passaggio che fa avanzare il movimento dei prigionieri nella battaglia contro la detenzione amministrativa, che ci fa lottare e giocare il nostro ruolo nazionale nella lotta contro la detenzione amministrativa arbitraria. Alcuni detenuti hanno intrapreso il loro sciopero della fame individuale in protesta alla detenzione amministrativa in generale e alla loto detenzione personale, come è loro diritto. Nonostante ciò, crediamo che l’azione collettiva sul livello nazionale sia più efficace nel creare risultati per sconfiggere la politica della detenzione amministrativa. Tuttavia, la vita di Mohammad Allan che da due mesi affronta l’occupazione e i suoi strumenti è in pericolo ed è minacciata dall’implementazione della decisione di alimentazione forzata. Abbiamo deciso di combattere l’occupazione e il suo apparato di intelligence con il nostro sciopero della fame, al fine di raggiungere le seguenti richieste:

  1. La fine della politica di detenzione amministrativa nei confronti del nostro popolo e dei suoi combattenti

  2. Il sostegno al combattente Muhammad Allan; non lo lasceremo solo nella battaglia. Rifiutiamo ogni decisione che non assicuri la sua libertà e rifiutiamo ogni decisione che implichi la sua deportazione, cosa che rappresenta un’altra violazione dei diritti umani.

  3. Abbattere la legge di alimentazione forzata contro i detenuti in sciopero della fame, decisione per la loro morte e flagrante violazione dei principi dei diritti umani.

  4. La nostra immediata libertà e incondizionato rilascio, come contributo alla sconfitta della politica di detenzione amministrativa.

  5. Superare lo stallo e le divisioni interne, e unificare le forze palestinese per un’azione nazionale unitaria nelle prigioni, all’insegna di una vera unità nazionale.

Alle masse in lotta del nostro popolo. Ci troviamo di fronte ad una realtà complessa che già vede diversi detenuti minacciati con la morte e nelle mani dell’amministrazione carceraria dei servizi di intelligence. Sottollineiamo come la nostra lotta e la vostra determinazione siano complementari, che senza il vostro supporto non possiamo vincere la nostra battaglia. Senza di voi, la Palestina non raggiungerà la sua libertà, la sua indipendenza e il ritorno dei suoi figli.

Voi e la vostra lotta siete imprescindibili per la nostra battaglia, la vostra partecipazione porterà il nostro popolo alla vittoria e al raggiungimento dei suoi diritti. La vostra lotta è con noi nella nostra battaglia contro l’occupante, e la nostra lotta vincerà.

 

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