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Hasta Siempre Fidel!

Non sono serviti 638 attentati per uccidere Fidel Castro Ruz, il lider maximo, comandante in capo della Rivoluzione Cubana, si è spento oggi (alla faccia loro), a 90 anni nel suo letto, circondato dalla sua gente nella sua isola.
Sue non perché di proprietà, sue perché ne ha sempre fatto parte, ed esse in lui si sono sempre riconosciute.

Fidel era l’ultimo grande rivoluzionario, non testimone ma protagonista della rivoluzione anti imperialista, quella che ancora oggi fa una paura tremenda a tutto il capitalismo mondiale, che in tutti questi anni ha fatto di tutto per confinarla e distruggerla.
Fidel è morto con l’embargo imperiale ancora in atto, il vero killer del popolo cubano, ma presentato con il volto della democrazia più bella del mondo.
Fidel è morto, senza chinare mai la testa, dopo che sono passati 10 presidenti yankee che non si sono mai sognati di allentare la morsa su quella piccola isola che resiste, anzi ci hanno persino costruito la prigione più infame della storia, Guantanamo, per ostentare il proprio credo.

Ora non è il tempo di fare le pulci a Fidel e a Cuba, non è proprio il momento, verranno giorni più adatti. Oggi va celebrato il rivoluzionario, quello vero, quello che la storia ha già assolto, perché ne fa parte, a differenza dei giornalisti come Saviano che ormai scrivono un libro come se fosse il cinepanettone di Boldi e De Sica. Ma si sa: quando un Leone muore gli sciacalli vanno sempre a banchettare sul suo cadavere. Ma lui resta un Leone e loro restano degli sciacalli.

Troviamo adatte le parole di Eduardo Galeano dal libro Specchi (dopo la foto) e  le parole di chi l’ha conosciuto molto da vicino come il Che per parlare oggi di Fidel, noi non possiamo che salutarlo con tutto l’onore e il rispetto che merita, con quel motto che ha fatto battere e che continua a far battere milioni di cuori all’unisono, alzando un pugno chiuso al cielo: Hasta Siempre Comandate!

I suoi nemici dicono che è stato un re senza corona e che ha confuso l’unità con l’unanimità.
E in questo i suoi nemici hanno ragione.
I suoi nemici dicono che se Napoleone avesse avuto un giornale come il “Gramma”, nessun francese sarebbe stato messo al corrente del disastro di Waterloo.
E in questo i suoi nemici hanno ragionen
I suoi nemici dicono che esercitò il potere parlando molto e ascoltando poco, perchè era più abituato agli echi che alle voci.
E in questo i suoi nemici hanno ragione.
Però i suoi nemici non dicono che non fu per posare davanti alla Storia che mise il petto di fronte ai proiettili quando venne l’invasione,
che affrontò gli uragani da uguale a uguale, da uragano a uragano, che sopravvisse a seicento trentasette attentati, che la sua contagiosa energia fu decisiva per convertire una colonia in una patria e che non fu nè per un artificio del Demonio nè per un miracolo di Dio che questa nuova patria ha potuto sopravvivere a dieci presidenti degli Stati Uniti, che avevano il tovagliolo al collo per mangiarla con coltello e forchetta.
E i suoi nemici non dicono che Cuba è uno dei pochi paesi che non compete per la Coppa del Mondo dello Zerbino.
E non dicono che questa rivoluzione, cresciuta nel castigo, è quello che ha potuto essere e non quello che avrebbe voluto essere. Nè dicono che in gran parte il muro tra il desiderio e la realtà si fece sempre più alto e più largo grazie al blocco imperiale, che affogò lo sviluppo della democrazia cubana, obbligò la militarizzazione della società e concesse la burocrazia, che per ogni soluzione tiene un problema, l’alibi per giustificarsi e perpetuarsi.
E non dicono che considerando tutte le afflizioni, considerando le aggressioni esterne e l’arbitrarietà interna, questa isola rassegnata però testardamente allegra ha generato la società latino-americana meno ingiusta.
E i suoi nemici non dicono che questa impresa fu opera del sacrificio del suo popolo, però anche fu opera dell’ostinata volontà e dell’antiquato senso dell’onore di questo cavaliere che sempre combattè per i vinti, come quel suo famoso collega dei campi di Castilla.
(Eduardo Galeano – dal libro Specchi)

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