InfoAut
Immagine di copertina per il post

Una storia di ordinaria “accoglienza”

I centri di accoglienza straordinaria (CAS), sono stati immaginati per sopperire alle mancanze del sistema ordinario. In teoria, svolgono funzioni temporanee ed il migrante non dovrebbe sostare lì per molto; ma ad oggi sono usati come strutture di ordinaria “accoglienza”. È dunque facile immaginare come tali strutture siano spesso inadeguate.

Lamin, Kawsu, ed altri cinque Gambiani di età compresa fra i 18 a i 28 anni, una mattina di dicembre, sono stati tutti cacciati in malo modo dal CAS Piano Torre Park Hotel di Isnello. Ci incontriamo al circolo Arci Porco Rosso di Palermo. Qui esiste uno sportello di supporto legale ai migranti, il progetto Sans-papier del omonimo circolo Arci, che già da qualche mese monitorava la situazione del CAS Piano Torre, visto che erano arrivate delle segnalazioni sulle pessime condizioni della struttura.

« I poliziotti sono arrivati una mattina, ci hanno chiamato per nome e ci hanno obbligato a firmare un foglio. Noi però non capiamo l’Italiano, per cui non sapevamo nemmeno cosa stessimo firmando, anche se avevamo capito che ci stavano buttando fuori» racconta Lamin mentre siamo sul bus che ci porta nei locali di Via Decollati della Missione Speranza e Carità di Biagio Conte, l’unico posto che gli avrebbe offerto un tetto sotto cui dormire.

Ma perché questi ragazzi sono stati cacciati fuori, gettati in mezzo la strada senza un soldo ed un posto dove stare? E qui la storia diviene tanto interessante, quanto drammatica:
questi ragazzi protestavano per i loro diritti e per le condizioni pessime in cui vivevano.

«La notte staccavano l’elettricità, rimanevamo senza luce, riscaldamenti ed acqua calda. Ma il centro sta a più di 1200 metri, e faceva freddo, non potevamo continuare a vivere in questo modo. Poi non ci facevano fare le lezioni d’Italiano, cosa che, grazie ai ragazzi del Porco Rosso, sapevamo essere un nostro diritto. Allora siamo andati da “Mama Sara”- il gestore del centro- dicendole che avrebbero dovuto fare qualche cosa per risolvere i numerosi problemi» racconta Lamin con enfasi. Dopo varie settimane la situazione non cambia, i ragazzi decidono di scendere in piazza, bloccare la provinciale, per chiedere con forza il ripristino di condizioni umane.

«Era una dimostrazione pacifica, giusto per far sapere alla gente che noi vivevamo qui, e che le condizioni in cui vivevamo non erano buone» continua Lamin «Quelli del centro hanno chiamato la polizia. È iniziato un dialogo con le autorità e abbiamo lasciato la strada. Quel giorno ci hanno preso i nomi, promettendoci però che sarebbero venuti al centro e che la situazione sarebbe stata discussa. Non sono mai venuti».

La situazione non cambia, ed in più la cooperativa “Scarabeo”, quella che gestisce il CAS Piano Torre, aveva iniziato a pagare il cosiddetto ‘pocket money’ ai residenti con gravi ritardi (la cifra che viene data ai migranti per le piccole spese settimanali). Allora scendono nuovamente in strada, con le stesse dinamiche pacifiche. Questa volta la polizia gli intima che se lo avessero fatto un’altra volta sarebbero stati cacciati fuori dal centro. Kawsu racconta che i suoi fratelli hanno iniziato ad avere paura, vivevano con questa costante apprensione di essere cacciati via, e la frustrazione di dover subire quelle condizioni disumane senza poter protestare.

«Poi i ragazzi del Porco Rosso sono iniziati a venire a trovarci, e loro ci dicevano che quelli erano i nostri diritti. Così ci siamo detti- È vero, questi sono i nostri diritti, non possiamo stare zitti, dobbiamo farci valere; ci devono dare luce, acqua calda e il pagamento del pocket money deve essere fatto in tempo» racconta con dignità e coscienza sempre Lamin.

«Poi l’inverno arriva deciso, ed inizia a fare molto freddo. Per questo abbiamo iniziato a comprare delle piccole stufe con i nostri soldi. Loro ci hanno detto che consumavano troppo, e così ci staccavano la corrente per molte ore».

Dopo questo fatto, i ragazzi raggiungono il limite della sopportazione. Tutti e 94 i residenti si riuniscono in un’assemblea, finita la quale, alcuni emissari, si recano da Mama Sara. Lei si rifiuta di parlare con loro senza dare spiegazione. Dopo una settimana da questo episodio, la polizia si presenta al campo con un decreto di espulsione nei confronti di 8 ragazzi gambiani, tra cui Lamin e Kawsu.

«Io non ne sapevo nulla della dimostrazione. Anche perché non ero ancora arrivato ad Isnello. Ma sono stato comunque buttato fuori, pur non avendo fatto niente. Mi hanno detto che dovevo firmare questo foglio. Ma io gli ho detto che non lo avrei mai firmato, e che non sapevo nulla di quella roba» afferma Kawsu con convinzione «Mi hanno forzato a firmarlo. Ma io gli ho detto che mi avrebbero dovuto ammazzare e che non lo avrei mai firmato. Loro continuavano, ma io ero sicuro e non l’ho firmato. Ci hanno fatto una cosa gravissima, contro la nostra razza, fa molto male. Siamo senza un tetto»

Nell’ordinanza di espulsione ci sta scritto che hanno danneggiato le strutture del centro e minacciato gli operatori della cooperativa «Questa è una bugia, noi non abbiamo fatto male a nessuno, abbiamo protestato pacificamente. Si sono inventati delle scuse per mandarci via. Questo è il vero razzismo fratello» dicono sia Lamin che Kawsu.

Raggiunto al telefono l’Avv. Gabriele Lipani, legale dei ragazzi gambiani, ci dice come ha intenzione di gestire il caso «Nel decreto di allontanamento dal Cas ci sono alcuni vizi di irregolarità, ma non di nullità, come il fatto che non glielo hanno tradotto, che riporteremo al giudice. Tuttavia, noi baseremo la difesa e il ricorso, sul fatto che ci sta una sentenza del Tar che ammette l’allontanamento dopo le proteste dei residenti solo se sono stati compiuti dei danneggiamenti alle strutture d’accoglienza, altrimenti non è legittimo. I ragazzi non hanno danneggiato nulla, dunque confidiamo nella giustizia». A marzo probabilmente il giudice si pronuncerà, e forse i ragazzi possono essere reinseriti nel sistema di accoglienza.
Nel frattempo, pernottano nel dormitorio comunale: entrano la sera alle 22, e devono lasciare la struttura la mattina alle 8.

Questa triste vicenda mostra un altro episodio di razzismo istituzionale dello Stato. Uno Stato che tratta i migranti, in questo caso africani, come se non fossero persone di piena dignità e coscienza. Uno stato che fabbrica bugie per cacciare “i rivoltosi”, gente che protestava per il semplice ripristino di condizione degne di vita, di cui hanno diritto a prescindere dalla loro condizione di rifugiati. Giovani ragazzi gettati in strada senza un soldo ed sempre lo stesso Stato che si lava le mani, ma che continuano a puzzare di colpevole razzismo.

di Scipione, per Infoaut

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Intersezionalitàdi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Torino è partigiana, Vannacci torna a casa!

L’ex generale contestato oggi da centinaia di persone a Torino. Di seguito il comunicato congiunto di diverse realtà sociali torinesi che hanno partecipato alla mobilitazione.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

L’invasione barbarica dei data center a Torino e provincia

Quando il calcolo diventa bersaglio militare. L’impatto economico, ecologico e militare delle cattedrali digitali sul territorio piemontese. L’impatto dei mega data center sul sistema territoriale torinese: speculazione infrastrutturale, reti di produzione energetica rinnovabile, sistemi di accumulo energetico BESS e profili di rischio dual-use

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Anatomia di un furto: noi e Navier-Stokes

In data 8 settembre, sul blog dell’azienda di intelligenza artificiale OpenAI è comparso un post il quale sostiene che un modello di IA generativa non disponibile al pubblico – ed evidentemente più potente del loro ultimo modello: GPT-6 Astra – abbia risolto le equazioni di Navier-Stokes, uno dei sette problemi del millennio.

Immagine di copertina per il post
La Fabbrica della Guerra

Organizzare la lotta contro la guerra sui territori: pratiche, idee e strumenti dall’esperienza del Movimento No Base

Proponiamo un contributo sugli strumenti messi in campo a partire dalla lotta del Movimento No Base, per costruire un movimento popolare antimilitarista e per far fronte alla complessità dei territori investiti dalle infrastrutture di guerra.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Presidio a Biella: giù le mani dal Brianco. No al progetto agrivoltaico della società israeliana Ecoenergy

Il 25 settembre alle ore 9 si terrà l’ultima Conferenza dei Servizi in Provincia a Biella ove si deciderà se autorizzare o meno il progetto agrivoltaico denominato SolarPark3. Questo impianto interessa ben 117 ettari di terreni agricoli, produrrà circa 47 MWp e richiede un investimento iniziale di 32,5 milioni di euro.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Lotte operaie: a Taranto 2500 licenziamenti per indotto Ex-Ilva. Sciopero e blocchi stradali

A Taranto sono ripartite le 2.500 lettere di licenziamento per chi è impiegato nell’indotto ex Ilva e così riparte anche la mobilitazione. Usb e confederali hanno proclamato 24 ore di sciopero immediato, fino alle 7 di domattina, con blocchi su alcune strade provinciali.

Immagine di copertina per il post
Culture

UNIVERSITÀ POPOLARE T28

Ciclo di lezioni gratuite di storia e geopolitica tenute da esperti e professori di varie università Tutti i mercoledì alle ore 19 presso il Centro Occupato Autogestito T28 in via dei Transiti 28 (Milano)

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Ciao Alex

Diffondiamo l’appuntamento in ricordo di Alex, compagno che ci ha lasciato da poche settimane a Torino.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Houthi alla conquista di Mocha. La situazione nel corridoio energetico globale e il possibile ingresso di nuovi attori

Tra il 9 e il 10 settembre il movimento politico-militare scita libanese Ansar Allah (detti comunemente Houthi Yemeniti) ha preso in controllo di Mocha, una città portuale affacciata su una delle più importanti rotte marittime del pianeta, lo stretto di Bab el-Mandeb.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Serbia: sionismo e nazionalismo nei Balcani. Un approfondimento dopo il funerale di Mladić

A partire dai funerali “quasi” di Stato di Ratko Mladić, il comandante delle truppe serbe colpevoli del genocidio di Srebrenica morto in detenzione all’Aia, facciamo il punto sulla politica interna ed estera della Serbia.

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

No justice no peace: verità e giustizia per Fakir!

Condividiamo l’appello verso il 12 settembre 2026 giornata di solidarietà, discussione e raccolta fondi a Bologna a seguito dell’omicidio di Fakir diramato dalla Piattaforma di Intervento Sociale.

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

Su mondiali, razzismo, remigrazione e identità. Il contributo di Immigrital.

Questi giorni, come ogni competizione internazionale, si intensificano i tentativi di dirci chi siamo e dove dovremmo stare. A partire dall’essenzialismo razzista che sta provando a normalizzare l’idea della remigrazione in tutto il mondo.

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

7-8-9 marzo, sciopero transfemminista

È finita ieri la tre giorni di mobilitazione e sciopero globale femminista e transfemminista, indetta per il weekend dell’8 marzo.

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

Roma: corteo nazionale contro il ddl Bongiorno. “Senza consenso è stupro”

Prosegue la mobilitazione permanente contro il DDL Bongiorno, lanciata il 27 gennaio scorso dai centri antiviolenza, dalle reti e dai movimenti femministi e trasfemministi di tutto il Paese.

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

“Senza consenso è stupro: Blocchiamo il DDL Bongiorno” Iniziative in molte città d’Italia

“Senza consenso è stupro: Blocchiamo il DDL Bongiorno che istituzionalizza la violenza sessuale”. Su queste parole d’ordine la rete Non Una di Meno ha chiamato diverse iniziative in molte città d’Italia per organizzarsi e lottare contro il DDL Bongiorno.

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

Giornata contro la violenza sulle donne: “boicottiamo guerra e patriarcato”. La diretta dalle manifestazioni

Oggi è la Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere. Una giornata che non ha visto grandi miglioramenti, a 26 anni dalla sua proclamazione, nel 1999, da parte dell’Onu. 

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

Verso il 25 novembre: giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne e le violenze di genere

Il governo attacca l’educazione sessuoaffettiva nelle scuole, in particolare attraverso il Ddl sul consenso informato che, all’esame dell’Aula, è stata occasione per lo svolgersi di un teatrino imbarazzante

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

Spagna. Sei attiviste condannate a tre anni di carcere, insorgono i sindacati

Cinque attiviste e un attivista sindacali sono entrati nel carcere di Villabona per scontare una condanna a tre anni e mezzo di reclusione. È accaduto ieri a Gijon, nella regione settentrionale spagnola delle Asturie.

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

Stanza dell’ascolto all’Ospedale Sant’Anna di Torino chiuderà : accolto il ricorso al TAR

A settembre scorso la mobilitazione lanciata da Non Una di Meno aveva raccolto un’importante partecipazione per protestare contro l’apertura della “stanza dell’ascolto” all’interno dell’Ospedale Sant’Anna di Torino

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

L’attacco di destre, sionisti e lgbt liberali al pride di Parigi

Il 28 giugno a Parigi si svolge la Marche des Fiertés Paris & Île-De-France, il più importante pride francese quest’anno anticipato da violente polemiche