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Carrozzerie ex Bertone, arriva Marchionne il ricattatore

All’ex Bertone di Grugliasco la situazione è meno rosea, in partenza, per il Lingotto, visto che l’ala metalmeccanica della Cgil conta il maggior numero di iscritti tra gli operai, quinidi le strade che l’azienda continua a percorrere sono quelle di chiedere alla Fiom di sconfessare la sua linea di non accettazione del modello Marchionne o di trasferire la produzione nelle fabbriche dove la Cgil è minoranza… Le rsu hanno deciso che il referendum sul testo presentato dalla Fiat si terrà il 2 maggio.

Susanna Camusso, leader della Cgil, ha dichiarato che “dovranno decidere i lavoratori”, mentre la miserabilità degli altri due sindacati interessati si è consumata, quasi come al solito, nella discrezione marcatamente gialla di Luigi Angeletti della Uil e nella voracità da panzer del padrone di Raffaele Bonanni della Cisl, oramai pressochè portavoce di casa Fiat.

Nel frattempo la Fiom ha presentato i ricorsi legati contro gli accordi separati di Pomigliano e Mirafiori, che sicuramente stanno infastidendo il Marchionne – che l’ha anche fatto sapere, dicendo che ciò potrebbe cambiare corso per “Fabbrica Italia” – ma che necessitano di uno sforzo in più per poter proseguire la battaglia contro la Fiat, che devo fare i conti con un discorso non solamente sindacale ma anche politico, di parte, ritagliato in opposizione alla controparte padronale, da dispiegare, con decisione ed intelligenza, per guadagnare ‘forza contrattuale’, dentro una vertenza – almeno – di medio termine, che non si risolverà domattina, e che pretende una strategia di rifiuto e conflitto all’altezza dello scontro.

Verso il primo maggio, verso lo sciopero generale, non sarebbe male se la si smettesse di raccontarsela sul “lavoro come bene comune”, cercando più che altro giustificazioni di colore per inventarsi formule nuove e ambigue, non chiamando le cose – sicuramente ‘da contestualizzare ed aggiornare’ – per il loro nome: lavoro è merce, sfruttamento, subordinazione.

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