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I lavoratori Gesip in corteo a Palermo: tensioni con le forze dell’ordine

Quello appena descritto non è frutto di una fervida immaginazione, è semplicemente il quadro in cui vive Palermo in queste ultime ore: un’amministrazione impegnata nella negoziazione diretta con il governo centrale affinché non debba, a pochi mesi dall’insediamento, dover fronteggiare l’esplosione del malcontento sociale che era riuscita a cavalcare per le elezioni di maggio; il governo Monti impegnato da una parte a battere la strade del rigore e dall’altra a cercare il capro espiatorio da dare in pasto all’opinione pubblica; la Regione Siciliana, al centro dell’attenzione per le elezioni che si avvicinano, col compito di trovare i cinque milioni; la stampa progressista locale appiattita su posizioni perbeniste di denuncia del “mal costume” e dei “cattivi comportamenti” di alcuni di quelli che le narrazioni dei giorni scorso hanno dipinto come lavoratori privilegiati e che adesso vengono tratteggiati a metà tra bifolchi e vandali; e gli operai: gli unici, come sempre del resto, a cui si tenta di far pagare le colpe che gli si vuole appioppare.

Ecco quindi la loro rabbia trasformata in pratica concreta: una manif sauvage che attraversa tutta la città e si rende imprevedibile. Un corteo che si divide in due tronconi per paralizzare il più possibile la metropoli. Una scia fatta di barricate improvvisate e cassonetti rovesciati che per ore restano al centro delle strade più trafficate. Polizia e carabinieri che cercano a più riprese, ma sempre senza successo, di arginare il fiume in piena composto da quasi cinquecento lavoratori e che si lancino in inseguimenti spericolati per i percorsi e le strade a loro meno agevoli. Operai che portano a passeggio la testa mozzata di un manichino a rappresentare Monti e il loro attestato di stima verso il capo del governo, striscioni e manifesti elettorali di tutti i partiti divelti e strappati lungo l’immenso percorso del corteo.

Insomma ecco il risultato tangibile di quanto decretato dagli operai in risposta ai giochi di palazzo che si stanno svolgendo sulle loro teste: “fatevi pure i vostri calcoli, provate pure a giocare con le nostre vite e con la nostra città…noi ci facciamo i nostri e agiamo di conseguenza”.

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