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Ilva, il ricatto della famiglia Riva

Nel sequestro effettuato in tutta Italia tra martedì e mercoledì dalla Guardia di Finanza, infatti, sono confluiti beni immobili, disponibilità finanziarie e azioni e quote societarie per un totale di 916 milioni di euro. Nella rete sono finite 9 società controllate in via diretta e indiretta in forma dominante da Ilva Spa, 3 società controllate in via diretta in forma dominante da Riva Forni Elettrici Spa e una società controllata mediante influenza dominante da Riva Fire Spa.

La decisione annunciata dalla famiglia Riva causerà 1400 esuberi e a fermarsi saranno diverse sedi (in tutto 7), dislocate perlopiù attorno ai capoluoghi lombardi.

Il gruppo si è affrettato a dire che tali stabilimenti non sono coinvolti dai provvedimenti di sequestro ma che questa decisione si è resa necessaria in conseguenze del provvedimento del Gip che ha causato il blocco delle attività bancarie della famiglia Riva e reso impossibile la normale prosecuzione delle attività.

Certo è che la mossa ha il sapore della rappresaglia, soprattutto se si pensa che l’unica società con sede a Taranto interessata dal blocco produttivo a partire da oggi sarà la ‘Taranto Energia’, un’azienda che conta 114 dipendenti ma dalla quale dipende l’alimentazione dell’intero sito produttivo pugliese. A fermarsi sarà quindi anche l’Ilva, ma con tempi e modi decisi ancora una volta dalla gestione spregiudicata dei Riva, mentre migliaia di lavoratori vengono presi in mezzo dalla vicenda senza che vi siano garanzie su un reale impegno a garantire non solo il lavoro ma anche e soprattutto la salute dell’area tarantina, così come i suoi cittadini chiedono da anni.

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