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Messina: sgomberato stamattina il Teatro Pinelli.

Ripercorrendo i fatti: due mesi fa, per l’appunto, a seguito di una mobilitazione cittadina antifascista, veniva occupato l’ex Teatro In Fiera, storico edificio cittadino abbandonato continuativamente da trent’anni. La composizione degli occupanti è trasversale: tanti cittadini vogliosi di riconsegnare quel luogo unico ai messinesi; e poi studenti, artisti, militanti. La posta in palio è enorme. Il teatro si trova infatti sul lungomare messinese, nell’area della fiera più precisamente, da anni ormai oggetto delle attenzioni dei grandi capitali locali e non solo pronti ad investire su una riqualificazione dell’area che privatizzando garantirebbe enormi profitti a enti e imprese. A fare da garante in questo processo di “espropriazione del suolo pubblico” (di un’area bellissima affacciata sullo stretto di Messina) è l’ente portuale, responsabile di tutta la zone della fiera.

Sin dai primi giorni di occupazione l’andazzo appare chiaro: gli occupanti hanno toccato un nervo scoperto per la città di Messina! Cosa che da un lato porta grande partecipazione (tantissime iniziative, assemblee, momenti di socialità) e interesse tra i messinesi, dall’altro suscita l’immediato nervosismo di enti e istituzioni pubbliche che da subito sottolineano la necessità di non mettere a rischio i progetti previsti per l’area.

Arriviamo così all’oggi, quando col solito colpo di mano, le istituzioni fanno valere la legge dello “sgombero” (l’ennesimo di queste giornate, basti pensare al Guernica di Modena) per tutelare gli interessi privati e provare a cancellare in una sola mossa una così ricca e vivace esperienza di mobilitazione e partecipazione reale ad una sana politica dal basso. Vengono anche notificati dieci avvisi di garanzia a occupanti identificati a casaccio. Il tentativo di impaurire si è quindi concretizzato stamattina.

Dal canto loro gli occupanti non demordono. Ribadendo un principio fondamentale – quello per cui è criminale abbandonare per decenni edifici come quello in questione per poi svenderlo al migliore offerente mentre è legittimo oltreché dovuto riappropriarsene per riconsegnarlo alle esigenze della comunità e del “bene comune” – non si lasciano impaurire e troveranno certamente il modo di dare continuità ad un’esperienza che è appena all’inizio.

L’elenco è già lungo e significativo ma al Teatro Pinelli Occupato va ovviamente anche la nostra solidarietà.

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