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Termini e la riconversione industriale

Il possibile disimpegno del gruppo torinese dallo scenario italiano è, per gli operai dello stabilimento siciliano, già realtà. Una realtà che sta mettendo in evidenza tutti i limiti e tutte le ipocrisie legate al business della riconversione industriale con le speculazioni dei vari avvoltoi pronti a disputarsi il cadavere FIAT, alimentando le ridde di voci, sempre più fantasiose, che si sono inseguite in questi mesi.

L’ultima novità riguarda il coinvolgimento del gruppo Dr Motor, piccolo produttore auomobilistico molisano low-cost (specializzato nel ricarrozzare auto cinesi), che per assorbire i 1.300 operai di cui si vorrebbe far carico dovrebbe, nei prossimi quattro anni passare dalle tremila vetture prodotte attualmente alle sessantamila. Una crescita del 2000% del tutto inverosimile che ha sollevato le preoccupazioni di operai e sindacati. Senza contare che, tutto sommato (dagli impianti di trasformazione di biomassa ai centri di produzione per fiction), mancano all’appello dai quattrocento ai settecento posti per garantire la piena occupazione promessa per i duemiladuecento operai di FIAT ed indotto.

Un’altra pagina del disastro sociale prodotto dalla crisi sul territorio siciliano che ripercorre le modalità dello sfruttamento capitalistico tipiche del meridione d’Italia (che per molti versi ha anticipato le tendenze nazionali) con tutte le opache commistioni tra pubblico e privato oramai tipiche. Un’altro campo di lotta che continua a rimanere aperto e che continuerà a produrre conflitto.

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