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Anan dal carcere di Terni: “La resistenza non è terrorismo”

Il 14 marzo si è svolto l’interrogatorio di garanzia di Anan Yaeesh nella Casa Circondariale di Terni. La prospettazione accusatoria accolta dal GIP del Tribunale dell’Aquila è relativa all’ organizzazione di un gruppo terroristico denominato “Brigata Tulkarem”, operante nella città di Tulkarem in Cisgiordania, gemmazione delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa.

Anan ha rilasciato una lunga e articolata dichiarazione spontanea pronunciando un j’accuse nei confronti del carattere squisitamente politico dell’indagine. In particolare, ha raccontato la condizione di oppressione e violenza subita dal popolo palestinese sottoposto al giogo militare israeliano nell’indifferenza della comunità internazionale. Ha raccontato la sua storia di giovane palestinese, l’uccisione della sua fidanzata ad opera dell’esercito israeliano mentre andavano a scuola, le mani sporche del sangue della ragazza, il tentato omicidio di cui è stato vittima nel 2006 ad opera di soldati israeliani, gli 11 colpi di arma da fuoco da cui è stato raggiunto, l’orrore provato dalla madre alla vista del suo ferimento e del conseguente ictus da cui la stessa fu raggiunta perdendo per sempre le capacità cognitive, i suoi amici uccisi dall’esercito.

Ha affermato di rifiutare lo stigma del terrorista per sé e per il suo popolo, ha ricordato che tutti i popoli hanno diritto a lottare per la loro libertà contro l’esercito invasore, ha paragonato la lotta palestinese a quella dell’Italia durante la resistenza, e ha sottolineato che, piuttosto, nessun Paese occidentale ha mai tentennato nel sostenere l’Ucraina, che fino ad oggi è anche stata armata dello stesso occidente. Ha ricordato l’orrore della guerra di Gaza e i 30 mila morti palestinesi di cui oltre due terzi donne e bambini, e retoricamente chiesto chi sono i terroristi.

Ha ricordato inoltre che la lotta per la Palestina si gioca nei territori occupati e non altrove, riferendosi con ciò agli articoli di giornali che paventavano il pericolo di atti di violenza in Italia. Ha concluso dicendo di volere soltanto la pace e la libertà per il proprio popolo.

Comitato per la liberazione di Anan Yaeesh

No all’estradizione di Anan, ancora in carcere come Ali e Mansour

Con l’avvocato Flavio Rossi Albertini approfondiamo la negazione dell’estradizione in Israele di Anan Yaeesh da parte della Corte d’Appelo di L’Aquila e il procedimento giudiziario che tiene lo tiene comunque in carcere e che ha dettato l’arresto di altri due ragazzi Palestinesi, Mansour Doghmosh in carcere a Rossano Calabro e Ali Saji Rabhi a Ferrara.

Per scrivergli:

  • Anan Yaeesh, casa circondariale di Terni – Strada delle Campore, 32, Terni CAP 05100
  • Mansour Doghmosh, casa circondariale di Rossano –  Contrada Ciminata, Rossano (CS) CAP 87068
  • Ali Saji Rabhi, casa circondariale di Ferrara – Via Arginone, 327, Ferrara CAP 44100

da Radio Onda Rossa

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La storia corre veloce. “Non sono che sintomi di processi più profondi e radicali che ribollono come magma sotto la crosta terrestre tentando di farsi strada, di trovare sbocchi, sfiati ed infine ridefinire il paesaggio”.

Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

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