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Anche in Brasile scoppia la protesta contro la violenza poliziesca

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L’onda lunga del movimento nato negli Stati Uniti a seguito dell’omicidio di George Floyd da parte della polizia sta approdando in molti paesi del mondo.

Al Canada, alla Nuova Zelanda e alla Francia si aggiunge il Brasile, dove le manifestazioni antirazziste e contro il governo Bolsonaro stanno raggiungendo numeri molto significativi e il livello del conflitto si sta alzando.

Domenica migliaia di manifestanti si sono ritrovati davanti al Palazzo del Governo dello Stato a Rio de Janeiro al grido di “I can’t breathe”, “smettete di ucciderci” e “la favela vuole la pace”.

Nel 2019 la polizia di Rio, una delle unità di polizia più letali del Brasile, ha ucciso 1.546 persone durante le operazioni di polizia. L’ultimo caso risale al 18 maggio quando un quattordicenne della favela del Complexo Salgueiro è stato ucciso durante un intervento della Polizia Federale.

La manifestazione di Rio è stata attaccata dalla polizia antisommossa con l’uso di gas lacrimogeni.

Allo stesso tempo a San Paolo gli ultras delle squadre di calcio, antifascisti ed antirazzisti, hanno chiamato un’altra manifestazione in ricordo di George Floyd. Un gruppo di sostenitori di Bolsonaro ha provocato i manifestanti scortato dalla polizia militare, che ha poi attaccato il corteo con spay al peperoncino e gas lacrimogeni.

Dopo le proteste di Rio de Janeiro e San Paolo, più di mille giovani hanno marciato a Curitiba, capitale del Paraná, lunedì notte. La polizia ha brutalmente attaccato i manifestanti e arrestato otto persone. I video mostrano poliziotti che sgomberano le strade della città, lanciano bombe stordenti e sparano proiettili di gomma contro i manifestanti.

Il Brasile è uno dei paesi più diseguali al mondo e le sue contraddizioni vengono intensificate dalla risposta della classe dominante alla pandemia di coronavirus. Il paese ha già oltre 500.000 casi confermati di COVID-19, una cifra superata solo da quella degli Stati Uniti. Con il bilancio delle vittime che ha superato i 30.000, i governi di tutti gli stati, guidati da Bolsonaro e con una martellante campagna dei media, stanno promuovendo la riapertura omicida di tutte le attività economiche.

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