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Eta, i tre punti cardine per il dialogo con lo Stato spagnolo

Già in passato Eta aveva espresso la volontà di iniziare un dialogo con gli stati spagnolo e francese e attraverso il comunicato ora avanza le sue proposte sui contenuti del dialogo, tre punti cardine da risolvere e da inserire nell’agenda della risoluzione del conflitto: “Le formule e le scadenze per portare a casa tutti e tutte le prigioniere e esiliati politici baschi”, “le formule e le scadenze per il disarmo, della dissoluzione delle strutture armate e della smobilitazione dei militanti di Eta” e “i passi e le scadenze per la smilitarizzazione dei Paesi Baschi, adeguando alla fine dello scontro armato le forze armate che si trovano nei Paesi Baschi”. Un comunicato quello dell’Eta che suona più ad un invito al dialogo per gli stati francese e spagnolo e che sembra suggerire e chiedere un’assunzione di responsabilità che non può essere unilaterale. I sequestri, le torture, la guerra sporca, l’esecuzione di militanti di Eta, ecc. non possono essere messe da parte o essere negate incessantemente davanti all’evidenza, favoriti da un clima di totale impunità. Ma l’organizzazione armata non si limita solo a pretendere verità da parte dei due stati, si dichiara anche aperta al dialogo, “ascoltando e analizzando” eventuali altre proposte da parte di Madrid e Parigi, fermo restando che i vari punti all’ordine del giorno saranno affrontati in base all’attuale situazione politica, agli obiettivi e al processo di risoluzione.
Tra ieri e oggi, non hanno tardato a farsi sentire le risposte da parte dei due Stati chiamati in causa, e mentre il portavoce del Ministero degli Esteri francese ha rimarcato il totale appoggio al Governo spagnolo per porre fine alla violenza nei Paesi Baschi facendo appello alla totale dissoluzione di Eta, Rajoy non ha voluto commentare il comunicato, limitandosi a dire che “l’unico comunicato che sta aspettando è quello della dissoluzione definitiva”, ennesima prova dell’arroganza che in particolare l’esecutivo spagnolo ha sempre mostrato nei confronti dell’indipendentismo basco. Non si può certo affermare che tale alterigia non si sia dimostrata con i numerosi arresti degli ultimi mesi e con il comportamento spagnolo verso i prigionieri e le prigioniere politiche, così come nei confronti dei rifugiati baschi e le varie dichiarazioni minacciose dei politicanti di turno.

Il rischio di  naufragio per il processo di risoluzione sembra essere alto e Eta lo dichiara senza mezzi termini. Ma mentre l’organizzazione armata cerca di rilanciare sul dialogo a delle condizioni ben precise, il muso duro dello Stato spagnolo sembra voler optare per un fracasso del processo, un po’ forse per orgoglio spagnolista -poiché non vuole farsi dettare l’agenda da nessuno, men che meno da Eta- o probabilmente per paura ad un processo di risoluzione che sicuramente si sa come è partito ma non si ha la certezza di come potrebbe finire.

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