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Gaza. La Striscia in festa ora affronta la devastazione

AGGIORNAMENTI:

ore 14.45 – VALICHI ANCORA CHIUSI. ESTESO IL LIMITE DI PESCA A 6 MIGLIA

Dopo quasi un giorno di tregua i valichi da e per Gaza sono ancora chiusi, fa sapere alla stampa un funzionario palestinese. Mentre i pescatori hanno stamattina ripreso il mare e hanno pescato entro le 6 miglia nautiche come previsto dall’accordo, non si sa ancora nulla dell’apertura delle frontiere per permettere l’ingresso di aiuti umanitari, materiali da costruzione e materiali per riparare le linee elettriche e telefoniche e le reti idriche. “Avremo un meeting oggi con gli israeliani per discutere le nuove procedure – spiega il funzionario, rimasto anonimo – Finora la sola cosa che è cambiata è il limite di pesca. La situazione dei valichi per ora è la stessa di 50 giorni fa”.

ore 14.15 – ALLARME NEI RIFUGI DELL’ONU: IL 50% DEGLI SFOLLATI SOFFRE DI INFEZIONI DELLA PELLE

Il Ministero della Salute di Gaza ha oggi lanciato l’allarme per il diffuso contagio di malattie della pelle che sta colpendo i rifugiati nelle scuole delle Nazioni Unite. Secondo dati dell’Onu erano oltre 520mila gli sfollati nelle loro strutture, oggi scesi a quasi 300mila. Il dottor Kamal Shakhra ha fatto sapere che il 50% degli sfollati soffre di infezioni della pelle, funghi e scabbia a causa della mancanza d’acqua. Per arginare il problema, il Ministero della Salute ha fatto partire per Striscia medicinali dalla Cisgiordania a cui si aggiunge un team di quattro dermatologi che visiteranno i rifugiati gazawi.

ore 12.30 – DUE COLPI DI MORTAIO SPARATI DALLA SIRIA

Due colpi di mortaio sono stati sparati dalla Siria verso le Alture del Golan occupato. Le autorità israeliane non sanno dire se si sia trattato di lanci voluti o siano stati la conseguenza di scontri tra le opposizioni ad Assad e le forze del regime. Un ufficiale dell’esercito israeliano è stato lievemente ferito.

ore 12.15 – SCONTRI A GERUSALEMME: UNA DONNA FERITA ALLA TESTA

La scorsa notte a Gerusalemme manifestazioni in solidarietà con Gaza e festeggiamenti hanno provocato la dura repressione israeliana: manifestanti palestinesi sono scesi in strada nei quartieri a Est, Beit Hanina, Shufat, al-Tur, Shufat, Wadi al-Joz e al-Isawiya. Subito le forze militari israeliane hanno reagito lanciando gas lacrimogeni, granate stordenti e proiettili di gomma contro persone e abitazioni, a cui i palestinesi hanno risposto con le pietre. In Al-Tur una donna di 50 anni, Hala Mahmoud Abu Sbeitan, è stata colpita alla testa da un candelotto lacrimogeno.

Dal primo luglio, giorno dell’omicidio del giovane Mohammed Abu Khdeir, la polizia israeliana ha arrestato 770 palestinesi di Gerusalemme, di cui 70 sono ancor detenuti.

ore 11.30 – A SHAJAYE SI SCRIVONO I NOMI DEI PROPRIETARI DELLE CASE SULLE MACERIE

I residenti del devastato quartiere di Shajaye, duramente colpito da due giorni di bombardamenti senza sosta che hanno massacrato la popolazione residente, stanno tornando alla ricerca delle loro case e dei beni personali. Molte strade sono irriconoscibili, perché completamente rase al suolo, e molti hanno difficoltà ad individuare le loro abitazioni. Per quelle ancora parzialmente in piedi, sono stati messi cartelli con il nome del proprietario e il numero di telefono. Un modo per orientarsi e cercare di identificare le vittime ancora senza nome.

Gerusalemme, 27 agosto 2014, Nena News – Nelle strade di Gaza è festa. Si festeggia anche in Cisgiordania e a Gerusalemme. Dopo 50 giorni di offensiva israeliana, la più dura di sempre, le bombe da ieri sera alle 18 ora italiana non piovono più sulla Striscia. L’accordo di cessate il fuoco permanente siglato al Cairo tra Israele e fazioni palestinesi è stato raggiunto.

Hamas celebra la tregua come una vittoria della resistenza, scrivono i leader islamisti su Facebook e Twitter, ma resta da vedere cosa questo accordo porterà alla popolazione prigioniera di Gaza. Secondo quanto affermato dal leader dell’ufficio politico di Hamas, Mousa Abu Marzouq, l’accordo prevede l’apertura immediata di cinque valichi di frontiera (di cui due saranno Erez e Kerem Shalom) per l’ingresso di materiali da ricostruzione e aiuti umanitari ai civili. Non è chiaro se resteranno aperti anche per l’uscita di persone dalla Striscia e di materiali o prodotti locali. Oltre a ciò, la definizione del limite di pesca a sei miglia nautiche (gli Accordi di Oslo ne prevedevano 20) e il suo aumento a 12 entro l’anno. Israele, infine, si impegna a non compiere più omicidi mirati contro i leader delle fazioni palestinesi.

Per le altre questioni – rilascio dei prigionieri e costruzione del porto e l’aeroporto – è tutto rinviato al prossimo mese quando partirà un altro round di negoziati, sempre in Egitto, con il quale i palestinesi discuteranno anche del valico di Rafah.

L’impressione che rimane è quella di una popolazione allo stremo, non più in grado di sopportare la brutale violenza dei raid israeliani che in oltre un mese hanno devastato la Striscia. Margine Protettivo resterà nella storia come la peggiore delle operazioni militari israeliane contro l’enclave palestinese: un bilancio di morti altissimo, stragi nei quartieri oggi completamente rasi al suolo, case demolite, villaggi irriconoscibili, raid contro scuole, ospedali e rifugi dell’Onu.

I dati sono impietosi, secondo le statistiche pubblicate dalle Nazioni Unite: 2.141 morti, di cui quasi l’80% civili, contro i 70 morti israeliani, di cui 5 civili; 10.244 feriti, di cui 3.106 bambini, 1.970 donne e 368 anziani; mille bambini con disabilità permanenti e 373mila con i sintomi chiari dei disturbi da stress post-traumatico; 475mila sfollati (oltre un quarto dell’intera popolazione di Gaza), che hanno trovato rifugio nelle scuole dell’Unrwa o in case di amici o parenti, risultato di oltre 17mila abitazioni civili distrutte. La ricostruzione – ha detto Abu Marzouq – sarà responsabilità del governo di unità nazionale Hamas-Fatah, una dichiarazione che dimostra che il processo di riunificazione dovrebbe proseguire nonostante le chiare rotture tra Ramallah e Gaza giunte nei giorni dell’attacco.

Festeggia anche il mondo, che nel mese appena trascorso non è riuscito a fermare la violenza israeliana. Ieri il segretario di Stato Kerry, umiliato dal premier israeliano Netanyahu che all’ultimo momento rifiutò la tregua che Washington aveva proposto a metà di Margine Protettivo, ha accolto con favore l’accordo. Dietro le quinte, però, c’è chi mette in dubbio la posizione Usa. In un’intervista con Foreign Policy, l’ex inviato speciale in Medio Oriente per gli Stati Uniti, Martin Indyk, ha detto che la tregua è frutto della consapevolezza israeliana di essersi rafforzato nel mondo, grazie a nuove alleanze che rendono l’amicizia con Washington non più centrale.

Alleanze o meno, a uscire con le ossa a pezzi è proprio il premier Netanyahu che ha visto crollare il consenso di cui godeva nelle prime settimane dell’attacco: un consenso stellare che toccò un incredibile 80% e che oggi si riduce a poco più del 35%. Ieri dentro il gabinetto di sicurezza devono essere volate parole grosse: il premier ha deciso da solo di accettare la tregua con la metà dei suoi ministri contraria a qualsiasi concessione. Il no – scontato – è giunto da Bennett, ministro dell’Economia, e Lieberman, ministro degli Esteri, i due guerrafondai israeliani. Ma riserve sono state espresse anche dal ministro della Comunicazione e da quello della Pubblica Sicurezza.

da Nena News

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