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Rivoluzione in Burkina Faso, dato alle fiamme il parlamento degli assassini di Sankara

Sono in corso da ore scontri e disordini nel paese africano, dopo la sollevazione promossa da sindacati e movimenti contro il carovita contro il progetto di riforma costituzionale che avrebbe permesso al despota di Ouagadougou di correre per un nuovo mandato. Nel pomeriggio di giovedì è stata in un primo momento occupata e ridotta al silenzio da gruppi di cittadini la televisione di Stato. Successivamente migliaia di persone, dopo aver resistito ai lacrimogeni ed ai proiettili delle forze di sicurezza, hanno fatto irruzione nel parlamento dove si sarebbe dovuta discutere la contestata legge, dando successivamente fuoco all’edificio principale. Fronteggiamenti anche davanti al palazzo presidenziale, mentre sono state saccheggiate numerose proprietà di Compaoré e della sua cricca.

In fiamme le sedi del partito al potere anche nella città di Bobo Dioulasso, mentre massiccio è stato il sostegno alle proteste da parte della diaspora sui social network con l’hashtag #lwili (in riferimento ad un abito tradizionale burkinabé).

Mentre voci non confermate darebbero Compaoré già riparato in Senegal, è stato sciolto il governo e proclamato lo stato d’emergenza. Resta ora da vedere la prossima mossa dell’esercito e del suo comandande Kouamé Lougué, dopo il sanguinoso quanto inutile tentativo di fermare l’avanzata dei rivoltosi sulle sedi istituzionali. E ancora più in alto lo scontro geopolitico tra le traballanti clientele francesi e le nuove mire di USA e Cina; mentre tremano molti palazzi degli “uomini forti” al potere in Africa sub-sahariana, a partire dal vicino Benin dove continuano le proteste contro il governo dell’ex-banchiere Boni Yayi.

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pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

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