InfoAut
Immagine di copertina per il post

La ritirata “strategica”

Lo scontro tra Trump, coadiuvato da JD Vance, e Zelensky va in scena in mondovisione.

In venti minuti si palesa la divergenza tra due versioni della supremazia occidentale. Quando Trump accusa Zelensky di star giocando con la Terza Guerra Mondiale in realtà sta guardando negli occhi Biden e la dottrina neocons che travalica i due schieramenti della politica statunitense. Trump “esternalizza” il conflitto sulla politica estera USA imputando a Zelensky, che senza dubbio ha giocato la sua partita in questo quadro, le responsabilità dell’amministrazione precedente. In tal modo si garantisce la possibilità di una ritirata “strategica”.

Ciò che abbiamo visto ieri non è molto diverso dagli aerei che in fretta e furia abbandonavano Kabul durante l’amministrazione Biden. Ma il nuovo inquilino della Casa Bianca è consapevole del costo che ha pagato il suo predecessore per essersene andato in questo modo dall’Afghanistan consegnato nelle mani dei talebani dopo vent’anni di guerra e mette in piedi il teatrino andato in scena ieri. Trump lo dichiara senza farsi troppi problemi: o la pace alle nostre condizioni, o la guerra senza di noi. Con questa mossa gli Stati Uniti si garantiscono la possibilità di un’escape strategy dalla guerra in Ucraina senza doverla mediare con nessuno e senza pagare un grosso prezzo rispetto all’opinione del proprio elettorato.

In questo quadro non bisogna dimenticare che per la prima volta il pagamento degli interessi sul debito pubblico statunitense ha superato la spesa militare nelle voci di bilancio degli Stati Uniti. La coperta è corta e le priorità della politica estera statunitense vanno riviste: nella visione di Trump non ci si può più impegnare in una guerra a “fondo perduto” contro la Russia, mentre la competizione con la Cina si acuisce.

La conferenza stampa di ieri sancisce anche la totale ininfluenza dei leaders europei che hanno tentato negli scorsi giorni di convincere Trump ad adottare posizioni diverse rispetto alla guerra in Ucraina. I voli di Macron e Starmer negli Stati Uniti sono stati completamente inutili, anzi probabilmente controproducenti per la causa che propugnavano. Il partito della guerra europeo sta conducendo il continente esattamente sul terreno in cui lo vogliono gli Stati Uniti, quello in cui pagheremo tutti i costi economici, politici e sociali di questa guerra. Forse la classe dirigente europea è ancora convinta, con Zelensky, che quello di Trump sia un bluff da navigato imprenditore che vuole alzare il prezzo della contrattazione e spera con un mix di rigidità e condiscendenza di portarlo a più miti consigli. La realtà è che il nuovo presidente degli Stati Uniti vede gli alleati europei per lo più come un investimento costoso e sempre meno profittevole. L’Europa, meglio se sezionata in singoli rapporti bilaterali, se vuole godere ancora dell’ombrello militare ed economico USA deve pagare e pagare salato. Ma non bisogna guardare solo il qui ed oggi, la trappola per l’UE è stata piazzata da Biden, Trump sta solo tirando la corda senza i guanti di velluto. Questo è il quadro disastroso in cui la classe dirigente dei nostri paesi ci ha gettato, mentre molti dalle nostre parti si bevono ancora le stronzate della guerra tra democrazie e autoritarismi.

Come e a quale costo l’Unione Europea speri di sobbarcarsi le “garanzie di sicurezza” (da tradursi come la continuazione della guerra ora, o in futuro) è un mistero. Le possibilità di una “autonomia strategica” sono sparite in quei mesi a cavallo che hanno preceduto l’inizio della guerra ed il fallimento delle trattative di pace del 2022.

Mentre sentiamo i governanti europei struggersi per l’amore non più corrisposto dovremmo iniziare a chiederci come costruire un'”autonomia strategica”, qui sì, delle classi popolari del continente dalla tecnocrazia ordoliberale che per contare ancora qualcosa nel mercato internazionale sogna il nostro peggior incubo: un’Europa militarizzata, in un’economia di guerra dispiegata.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Guerra all’Iran: da un certo punto in là non c’è più ritorno

Ad oggi è possibile sostenere che gli USA non si aspettassero una durata della guerra di questo tipo. Nessun segno di de-escalation: gli attacchi aerei contro l’Iran si intensificano nella seconda settimana di guerra. I bombardamenti su Teheran sono indiscriminati, ospedali, scuole, civili, depositi di petrolio nel centro della città.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

L’Ordine imperiale e la Resistenza

Quello che inizialmente sembrava voler essere una sorta di guerra lampo, come successo in Venezuela, si sta trasformando in un conflitto che durerà nel tempo, scompaginando i piani iniziali.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Ritratto di famiglia:Trump, Epstein e la Silicon Valley. Tra controllo dei corpi e nuovo ordine tecnologico

Trump pochi giorni fa al Congresso ha snocciolato una serie di orpelli discorsivi per dimostrare che tutto sta procedendo per “Rendere l’America Ancora Grande”.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Inizia la guerra totale in Medioriente? (in aggiornamento)

Questa mattina l’Iran è stato svegliato da un nuovo attacco congiunto di Israele e Stati Uniti. Numerose le città colpite e soprattutto, a finire sotto il fuoco dei missili sono state le strutture governative e dell’esercito. Non è ancora chiaro il volume distruttivo messo in atto e quanti membri dell’apparato iraniano ne abbiano pagato le conseguenze.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Costi quel che costi

Lo sgombero di Askatasuna non è (solo) un episodio di cieco rancore da parte di un governo di destra che approfitta della presa del potere per regolare i conti con l’opposizione sociale. 

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Iran: accettare la complessità per esserne all’altezza

Da quando è scoppiata la rivolta in Iran assistiamo all’ennesimo scontro tra tifoserie contrapposte all’interno del movimento antagonista e più in generale della sinistra di classe.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Dentro il campo nemico, contro il campo nemico. Per la solidarietà internazionalista con il Venezuela, contro la guerra che viene

Consideriamo che la decisione di un’intervento militare contro il Venezuela sia una, e probabilmente la più contundente, delle risposte statunitensi a ciò che si può definire la crisi del comando imperiale americano.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Manovra 2026 – parte due. Ancora più austerità

Riprendiamo e aggiorniamo il nostro contributo sulla Legge di Bilancio 2026 alla luce del maxiemendamento approvato nel mese di dicembre, che ha scosso in modo evidente la coalizione di governo.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Sgombero di Askatasuna: chi fa i piani e chi fa la storia

Lo sgombero di Askatasuna non può essere trattato come un semplice atto di repressione da parte di un governo di ultradestra.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Leva-tevi

Germania, Francia ed Italia stanno reintroducendo la leva militare, ad oggi su base volontaria, domani chissà.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

L’inganno nucleare torna in auge: ma quale sovranità energetica?

In queste settimane di escalation bellica a livello globale fa capolino la malaugurata idea di intervenire sulle conseguenze della crisi energetica facendo ricorso a un’energia costosissima, assolutamente non sicura e altamente inquinante in quanto produttrice di scorie che non si sa come smaltire, come il nucleare.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

“Torniamo a giocarci la nostra chance!” Ritorno sugli incontri a Pinerolo e Novara

Cominciano ad apparire ben lontani i tempi dei primi sit-in e bed-in per la pace degli anni 60 e dei movimenti oceanici contro la guerra dei primi anni 2000. Di contro tuonano sempre più attuali il sottofondo bellico e l’intraprendenza della lobby della guerra, con un’accelerazione di dichiarazioni, immagini e suoni ogni giorno più tangibili.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Guerra in Iran: “coalizione Epstein”?

La complicità delle grandi banche nei confronti di Epstein è un fatto, lo scrive Lorenzo Tecleme in un articolo dal titolo Jeffrey Epstein, la banca che lo ha sostenuto e la banalità del male apparso su Valori.it e racconta degli interessi tra banche come JP Morgan e altre nel supportare i traffici illegali e violenti di Epstein.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Iran: continua la pressione di USA e Israele

Una settimana fa Trump e Netanyahu si incontravano alla Casa Bianca e il primo ministro israeliano tentava di spingere Trump a imporre forti limitazioni a Teheran rispetto all’arsenale missilistico, non soltanto al suo programma nucleare.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’opposizione al governo Meloni parte da qui

Contributi, punti di vista, riflessioni da parte delle tante anime che hanno composto la ricchezza della manifestazione oceanica della Torino partigiana. Iniziamo una raccolta di ciò che si tenta di appiattire, con uno sguardo alla complessità della composizione, della soggettività e della fase che stiamo attraversando.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Minneapolis si ribella contro le milizie dell’ICE

Prima dell’omicidio di Alex Pretti ,un infermiere di terapia intensiva presso il dipartimento governativo per i veterani di guerrra e attivista,avvenuto con un efferata esecuzione da parte delle squadracce dell’ICE ,si era svolto a Minneapolis un partecipato sciopero generale contro il governo federale.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Minneapolis: le bugie che ti racconteranno

La città ghiacciata è sotto assedio. Nei lunghi e freddi inverni nel cuore del Midwest l’aria può diventare così fredda da rendere doloroso respirare.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

USA: Minneapolis sotto tiro. L’ICE spara ancora e uccide

Un altro morto a Minneapolis: nuovo omicidio da parte degli agenti dell’ICE. Bambini arrestati e piazze sotto attacco