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“Escola de Luta”, la lotta a Sao Paulo non si ferma!

Dopo un primo articolo che racconta la lotta nel mondo della formazione in Brasile riportiamo un approfondimento del collettivo universitario di Roma Sapienza Clandestina sulle mobilitazione negli ultimi mesi, con occupazioni di scuole, cortei, blocchi di migliaia di studenti nello stato di Sao Paulo.

Lo stato di Sao Paulo in Brasile è stato ed è tuttora protagonista di un’importante protesta studentesca che ha portato migliaia di studenti e studentesse nelle piazze, ha bloccato le principali arterie della città e ha occupato più di 200 scuole.

Ma partiamo dall’inizio. Il 23 settembre il governo socialdemocratico (PSDB, opposizione di centro destra al PT, partito di Dilma) dello stato di Sao Paulo annuncia una svolta: la reorganizaçao del sistema scolastico statale. La riforma, proposta dal governatore Geraldo Alckimin, consiste nel chiudere 94 istituti per ridurre le scuole dal sistema a due o tre cicli (istituti che contengono elementari,medie e licei) a scuole a ciclo unico. L’intento dichiarato della riforma vuole essere quello di migliorare la qualità dell’apprendimento e della formazione dei giovani e assestarsi su un modello più europeo, più competitivo ed escludente. La chiusura di decine di istituti oltre ad essere un taglio alla spesa pubblica, comporterà una serie di gravi e rilevanti ricadute materiali sulla vita degli studenti e delle loro famiglie.

Gli studenti “ricollocati” dovranno spostarsi causa riorganizzazione e chiusura delle proprie scuole, a chilometri di distanza dalla propria casa utilizzando i trasporti pubblici, il cui costo sempre più elevato e il loro malfunzionamento costituiscono uno dei problemi sociali più sentiti in Brasile, come dimostrato dai movimenti metropolitani per il trasporto gratuito che nel giugno 2013 hanno avuto un apice sotto la spinta del Movimento Passe Livre.

Saranno circa 311mila gli studenti coinvolti e 74mila i professori ricollocati mentre il governo non ha ancora dichiarato la destinazione d’uso di un terzo dei 94 edifici che verranno chiusi e per i restanti due terzi ci sono solo pochi e confusi progetti di riqualificazione. Questa manovra si inserisce in un panorama scolastico già molto precario: la scuola pubblica federale infatti prevede il numero chiuso e i sorteggi come criteri di accesso; solo nel 2014 sono state chiuse circa 4mila scuole, soprattutto nelle zone periferiche del paese; la scuola serale viene sempre più definanziata e recisa, un enorme disagio per quei tanti studenti che in Brasile sono anche lavoratori che partecipano attivamente al mantenimento delle loro famiglie; un processo inarrestabile di “esternalizzazione” sta portando a poco a poco sempre più scuole in mano alla gestione dei privati. Inoltre la riorganizzazione insieme ai tagli, ai gravi problemi di spostamento e alla liberalizzazione della formazione, implicherà l’accorpamento delle materie di insegnamento e un ulteriore sovraffollamento delle aule che già oggi contano circa 40 studenti l’una.

A ottobre non si fanno attendere le proteste degli studenti che, scesi in piazza in migliaia , hanno chiesto da subito il blocco della riforma. Le manifestazioni che si susseguono dai quartieri del centro ai più periferici non vengono ascoltate dal governo che fin dagli inizi decide di calare dall’alto la riforma senza coinvolgere le parti interessate (presidi, insegnanti, studenti) e continua anche dopo l’esplodere della protesta a negare ogni tipo di dialogo.

A novembre la risposta degli studenti e delle studentesse è repentina e virale: inizia un turbinio di occupazioni di istituti che porta oggi a più di 200 scuole occupate che resistono ormai da settimane.

Il primo tentativo del governo di bloccare questo processo inarrestabile arriva immediato. Alckimin annuncia la sospensione della riforma per disincentivare il nascente movimento ma gli studenti non ci cascano fiutando fin da subito quella che poi si rivelerà come l’ennesima menzogna e continuano con le occupazioni che nel giro di pochi giorni si moltiplicano coinvolgendo anche istituti non direttamente colpiti dalla riforma.

La mossa successiva è ovviamente passare alle maniere forti con tentativi di sgombero ripetutamente sventati non solo da coloro che si barricano dentro le scuole ma anche da professori, famiglie, abitanti dei quartieri e giornalisti che intervengono solidali.

Ma il governo non si è fermato. Oltre agli sgomberi della polizia anche le milizie paramilitari (squadracce della malavita organizzata) hanno preso d’assalto alcuni istituti sgomberandoli e saccheggiando parte degli edifici, ma le proteste studentesche non si sono bloccate. Anzi al grido “nao tem arrego” (noi non ci fermiamo) gli studenti hanno continuato la loro lotta coinvolgendo altri movimenti come quelli di lotta dei lavoratori senza tetto, per il diritto alla cultura, giornalismo militante, artisti/cantanti ecc. Non solo. Anche nei quartieri gli abitanti, le famiglie e gli stessi professori hanno partecipato alle occupazioni e alla difesa dagli sgomberi per sostenere il movimento studentesco che ha conquistato un consenso tra l’opinione pubblica molto forte e difficile da intaccare.

D’altronde è palese agli occhi di tutti e tutte, cosi’ come si vede nelle foto e nei video che girano sul web, come sia netta la contrapposizione tra l’agire distruttivo e spaventato della Policia Militar e dei mandanti del Governo, e dall’altro lato invece, quale sia effettivamente la vita nelle occupazioni e quello che si costruisce ogni giorno al loro interno.

Ogni scuola ospita un numero incredibile di attività di ogni genere, dal semplice lavoro costante di manutenzione e pulizia degli istituti a lezioni non frontali ma rigorosamente in cerchio su temi di politica e società, invitando anche professori e ospiti da fuori, attività ludiche e culturali aperte a tutto il quartiere e poi danza, musica, sport, ecc. Il motto è sempre “Escola de luta” (“scuola di lotta”) e “Hoje a aula é na rua” (Oggi la lezione è in strada”).

Questi studenti e studentesse portano avanti una lotta fatta di costruzione di immaginario ma anche di pratiche nuove e sempre in trasformazione, che confondono e disorientano la controparte e acquistano forza ogni giorno maggiore mettendo in campo un processo autonomo e decentralizzato che non può essere attaccato e minato in un solo punto perché già diffuso e virale.

I ragazzi e le ragazze hanno dimostrato infatti innovazione strategica e capacità di mutare repentinamente le pratiche messe in campo, alternando blocchi stradali a cortei a livello locale in più punti della città, occupazioni e manifestazioni notturne. Una partita, quella tra studenti e governo, fatta di colpi e contraccolpi: alle dichiarazioni di “guerra” di domenica 29 trapelate da una riunione tra governo e alcuni presidi, gli studenti rispondo il 2 dicembre con un corteo notturno, alle cariche e arrestati il mattino dopo 11 strade principali di San Paulo sono completamente bloccate da centinaia di studenti con le loro sedie di scuola; per ogni sgombero nascono nuove occupazioni.

Le vittorie, grandi e piccole, non sono mancate: il Tribunale di Giustizia della regione di Guarulhos sospende la riorganizzazione multando lo stato di 200mln R$ (reais) in caso volesse continuare nel tentativo di chiusura delle scuole; nella città di Rio de Janeiro una riforma simile annunciata viene subito congelata per la paura che simili proteste possano scoppiare in altre città.

Ed infine il 4 dicembre, dopo un’escalation di proteste, arriva la dichiarazione di Geraldo Alckimin e della Segreteria dell’Istruzione che annuncia la sospensione fino al 2016 della riforma, l’inaugurazione di un anno di dialogo tra il governo e le parti interessate e le dimissioni del segretario dell’istruzione. Questa vittoria parziale non soddisfa però gli studenti che, non credendo alle parole del governatore, hanno già dichiarato la loro intenzione a non mollare le occupazioni, esigendo la cancellazione definitiva della riforma, la punizione degli agenti della polizia coinvolti nella repressione e la non persecuzione per studenti, insegnanti e solidali coinvolti nelle occupazioni.

Ma la vera e più grande vittoria, che è già un dato di fatto, è che migliaia di ragazzi e ragazze, un’intera generazione cresciuta sotto la violenza delle periferie e un quasi vuoto di riferimenti politici, è scesa in campo con forza e grandi capacità, forte anche dell’esperienza delle giornate di lotta sui trasporti del giugno 2013 e delle mobilitazioni contro le speculazioni dei mondiali di calcio. In un clima politico difficile di forti spinte conservatrici e reazionarie in cui da un lato al Congresso approdano leggi che colpiscono le fasce più povere e ampliano sempre più le diseguaglianze e dall’altro l’opposizione di destra al governo attacca Dilma e il PT delineandolo come l’unica alternativa a sinistra possibile, gli studenti di Sao Paulo hanno messo il governo con le spalle al muro e sfidandolo a viso aperto stanno riuscendo a imporre le proprie idee attraverso pratiche autogestite, determinate e autonome. Quest’esperienza ci ricorda ancora una volta come non ci siano intermedi tra noi e i nostri obbiettivi, e come solo l’azione diretta è portatrice di vittorie veramente degne di questo nome. Sono i popoli in rivolta uniti e organizzati a scrivere la storia e la lotta, ancora aperta, degli studenti brasiliani ne è l’ennesima testimonianza.

BbrzNonostante le dichiarazioni governative di venerdì 4 la lotta non si arresta e continuano le occupazioni, continuano i cortei fino a sotto la Segreteria dell’Istruzione. Il Coordinamento delle Scuole Occupate lancia un nuovo appuntamento: tutta la società è chiamata a scendere in piazza nel pomeriggio di mercoledì 9 per un’educazione di qualità, contro i tagli del Governo e contro l’autoritarismo dello Stato.

NÃO TEM ARREGO!

Link utili

O Mal Educado https://www.facebook.com/mal.educado.sp/?ref=notif¬if_t=page_invite_accepted

Coordinamento delle Scuole Occupate

https://www.facebook.com/comando.escolas/

video: https://www.facebook.com/RestoDelCarlinhoUtopia/videos/731040923662016/?theater

Sapienza Clandestina

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