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Canada: manifestazione contro l’Enbridge, la polizia carica il corteo

Il progetto della compagnia Enbridge, che ha sollevato diverse manifestazioni e sit-in per evidenziarne la pericolosità, prevede che l’oleodotto 9, il quale attualmente trasporta petrolio grezzo da Montréal a Sarnia, inverta il suo flusso per trasportare le sabbie bituminose estratte dalla terra e aumenti la sua capacità di trasporto da 240 000 a 300 000 barili al giorno. Imparando dal disastro ambientale di Alberta, la più importante città canadese per estrazioni di questo tipo, dove la foresta boreale è stata completamente distrutta dalle miniere a cielo aperto, le conseguenze sull’aria sono ormai irreversibili e sono stati devastati centinaia di km² di territorio, le persone si sono fin da subito mobilitate per fermare questo progetto omicida. Martedì scorso, durante una riunione all’Ufficio nazionale per l’energia, diversi attivisti, sparsi tra il pubblico, hanno interrotto la presentazione del progetto, leggendo un comunicato. Iniziativa per cui 15 persone sono state subito espulse dalla sala dalla sicurezza, dimostrando come Enbridge soffochi qualunque voce di dissenso che possa mettere in pericolo il proprio giro d’affari.

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Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

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