InfoAut
Immagine di copertina per il post

Cosa sta succedendo in Arabia Saudita?

||||

A cavallo delle ultime settimane, in una grande accelerazione, si sono verificati in Arabia Saudita una serie di eventi straordinari la cui importanza non può che saltare subito all’occhio.

Tra il 4 e il 5 novembre una commissione anti-corruzione, istituita appositamente alcuni giorni prima, ha reso esecutivo il mandato di arresto per undici membri della famiglia reale di Riyad e trentotto alti rappresentanti dell’elite nazionale, nella maggior parte ministri o ex ministri.

Tra questi, accanto a volti meno noti al mainstream occidentale, spicca la figura di Alwaleed Bin Talal, uno degli uomini più ricchi del paese, i cui affari comprendono la partecipazione con quote importanti a colossi del calibro di News Corp e Twitter. Il giorno sucessivo alcuni importanti funzionari statali, tra cui il figlio dell’ex principe ereditario, sono morti in un misterioso incidente aereo le cui cause permangono tuttora ignote.

Un’escalation di questo tipo non può che avere conseguenze più che rilevanti per il futuro dell’Arabia Saudita e, di conseguenza, dell’intero Medio Oriente, per la qual ragione conviene fin da subito avviare in merito una riflessione. In primo luogo i fatti degli ultimi giorni hanno direttamente a che fare con ragioni strettamente interne al sistema di potere saudita, relativamente alla delicata questione della sucessione al trono.

Il giovanissimo principe Mohamed Bin Salman, infatti, pur considerato ormai quasi inevitabilemente destinato a ricoprire il trono reale allorchè l’ormai anziano padre lo lasciasse vacante, sembra intenzionato a rafforzare fin da subito il proprio ruolo, mettendo con le spalle al muro tutti i potenziali ostacoli che teme possano rallentare la sua ascesa al potere.

Dietro la durezza dell’operazione di Bin Salman – di fatto già reggente del trono dello stato arabo – non va visto tuttavia solo il cinismo di un aspirante erede al trono, ma un vero e proprio spaccato del nuovo volto dell’Arabia Saudita, per come se la prospetta il suo quasi certamente futuro re. Asfissiata da una serie di problematiche interne ed esterne, strutturali e congiunturali, nella prospettiva politica di Bin Salman l’Arabia Saudita ha più che mai la necessità di recuperare una certa assertività, che possa permetterle di riconquistare un ruolo di primo piano nella regione Medio Orientale.

Le conseguenze del rivolgimento delle sorti del conflitto siriano, con relativo rafforzamento dello storico rivale iraniano, la delicatissima questione libanese, il sempre più complesso scenario di guerra civile in Yemen, le problematiche connesse alla dipendenza dell’economia dal petrolio, nello scenario di diminuzione inesorabile delle riserve di oro nero e del presente abbassamento del costo al barile, rappresentanto tutte ragioni di pesante preoccupazione per l’oligarchia saudita.

Per tutte queste ragioni Bin Salman ritiene sia giunto il momento di restituire un ruolo di primo piano al proprio paese. L’atteggiamento estremamente duro nei confronti del Qatar, la rinnovata intesa con Washington in chiave anti iraniana, il lancio del progetto Vision 2030, che dovrebbe in prospettiva ridurre crescentemente la dipendenza dell’economia saudita dal business del petrolio, rappresentano passi convinti in questa direzione. Il giovane principe tuttavia sa che per poter realizzare le proprie ambizioni ha la necessità vitale di rafforzare il proprio potere in seno all’oligarchia del paese e il proprio consenso tra le masse popolari.

In quest’ottica non può apparire un caso che per colpire i propri avversari politici il giovane rampollo della casa reale abbia scelto lo strumento della commissioni anti corruzione. Come a suo tempo dimostrò il Marocco negli anni delle primavere arabe, la rivoluzione dall’alto eseguita tramite una graduale apertura alle istanze del malcontento popolare può essere un efficace deterrente nei confronti del dissenso strisciante nella prospettiva di disinnescare preventivamente il conflitto. Anche la storica scelta di permettere per la prima volta alle donne saudite di ottenere la patente non può che far riflettere sull’investimento che Bin Salman sta facendo nella costruzione della propria immagine pubblica.

Malgrado tutte le sicurezze del giovane principe, tuttavia, gli eventi degli ultimi giorni non possono dare che un’immagine di momentanea debolezza del regno saudita, per la qual ragione non si può fare a meno che ritenere quanto la situazione del paese rimanga aperta, parzialmente instabile e certamente da monitorare con grande attenzione.

 

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

arabia sauditamedio oriente

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Giunge a La Paz un’impressionante marcia della COB e dei settori contadini

Chiedono la rinuncia del presidente di destra Paz. Il governo risponde con la repressione e arresta il massimo dirigente della Centrale Operaia, Vicente Salazar.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

No G7 Ginevra: manifestazione di massa contro i grandi del mondo, la guerra e a sostegno della Palestina

Si è concluso ieri il summit del G7 a Evian, dove tra le altre cose, la preoccupazione europea era incentrata sul riarmo e il sostegno a Kiev mentre Trump annunciava le sue intenzioni di porre fine alla guerra all’Iran. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Memorandum d’intesa USA-Iran ma nessuna pace per il Libano

Nella notte tra domenica e lunedì Stati Uniti e Iran hanno concluso il negoziato, arrivando alla firma di un memorandum d’intesa.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Valle di Susa, valle delle guerre d’Europa

Guerra. Non ha mai smesso di ammorbare il mondo, di mietere vittime innocenti ed instaurare schiavitù là dove al sistema del capitale, per risolvere le proprie crisi con l’aumento del proprio potere, serve a depredare risorse umane e ambientali, devastare territori, cancellare culture, calpestando ogni diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Ginevra: più di 60mila in piazza contro il G7 di Evian

I potenti della Terra da questa settimana si riuniscono a Evian-les-Bains per il consueto appuntamento annuale del G7.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Belfast città aperta

In seguito a un’aggressione avvenuta nella zona Nord di Belfast, un’ondata di violenze razziste ha minacciato le vite di numerose persone appartenenti a minoranze etniche, costringendole ad abbandonare le loro case date in fiamme. Si tratta dell’ennesimo episodio di un fenomeno che negli ultimi dieci anni ha spesso assunto caratteri di massa nel Regno Unito. Ma non è tutto, questa volta ci sono di mezzo pure Elon Musk e la difficile convivenza tra lealisti e nazionalisti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Guerra all’Iran: gli USA bombardano mentre Netanyahu prepara il piano per la guerra permanente a Gaza e in Libano

Così come la guerra all’Iran ha probabilmente seguito un corso non completamente prevedibile anche il Libano meridionale e la periferia Sud di Beirut confermano una resistenza sul territorio che non è scontata e non va sottovalutata anche da parte degli eserciti più potenti al mondo.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Circa 26 feriti e una decina di arresti negli scontri di San Julián

Circa 26 feriti, due molto gravi, con un trauma alla testa, e più di una decina di arresti è il saldo dei gravi scontri che si sono registrati questo sabato nel paese di San Julián, nel dipartimento di Santa Cruz, quando agenti di polizia, militari e gruppi civili di scontro come l’Unione Giovanile Cruceñista (UJC) hanno tentato di sbloccare la strada che unisce la capitale del Santa Cruz con il Beni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: il governo di Paz crolla, El Alto conferma le proteste mentre i ministri si dimettono e cresce la preoccupazione per lo stato d’emergenza

La crisi politica che attraversa la Bolivia è entrata in una nuova fase di aggravamento dopo che un’affollata assemblea a El Alto ha deciso di approfondire le misure della protesta, di mantenere i blocchi e di chiedere la rinuncia dei funzionari del governo di Rodrigo Paz.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sardegna: proteste agli aeroporti contro la presenza di turisti israeliani, compresi soldati e riservisti

Dal 28 maggio tre voli ogni settimana da Tel Aviv atterrano a Cagliari ed Alghero, trasportando decine di famiglie che alloggeranno poi in vari resort nella zona meridionale della Sardegna.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Inizia la guerra totale in Medioriente? (in aggiornamento)

Questa mattina l’Iran è stato svegliato da un nuovo attacco congiunto di Israele e Stati Uniti. Numerose le città colpite e soprattutto, a finire sotto il fuoco dei missili sono state le strutture governative e dell’esercito. Non è ancora chiaro il volume distruttivo messo in atto e quanti membri dell’apparato iraniano ne abbiano pagato le conseguenze.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

La guerra è pace

Uno dei famosi slogan incisi sul Ministero della Verità del romanzo di George Orwell “1984” recita così.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Una resa dei conti coloniale: come la guerra di Israele contro l’Iran riapre vecchie ferite

Riprendiamo di seguito questo articolo di Soumaya Ghannoushi, apparso su Effimera. Condividiamo in gran parte quanto scritto nel testo e nell’introduzione di Effimera, ci teniamo a sottolineare per quanto riguarda il nostro punto di vista che sicuramente quello del multipolarismo rappresenta un orizzonte del desiderio tra le masse del sud del mondo (ed anche qui […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Medio Oriente: Israele dà fuoco alla regione. Attacchi multipli all’Iran

Raid pure in Libano e Palestina. Teheran: “è una dichiarazione di guerra”.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Hamas ha annunciato il rinvio dello scambio di prigionieri: Perché e perché ora?

Hamas si trova attualmente in una posizione in cui deve fare del suo meglio per negoziare l’ingresso di aiuti sufficienti a Gaza, assicurando al contempo la fine della guerra e la formazione di un’amministrazione post-bellica in modo che il territorio possa essere rilanciato e ricostruito. di Robert Inlakesh, tradotto da The Palestine Chronicle Lunedì, il […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

TURCHIA: IL LEADER DEL PKK OCALAN INCONTRA PER LA SECONDA VOLTA UNA DELEGAZIONE DI DEM

Riprendiamo da Radio Onda D’urto: Dopo anni di completo isolamento, nel giro di poche settimane una delegazione del partito della sinistra curda e turca Dem, terza forza del Parlamento turco, ha potuto incontrare oggi, mercoledì 22 gennaio e per la seconda volta Abdullah Ocalan, leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan – Pkk, imprigionato dal […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Entra ufficialmente in vigore il cessate il fuoco tra Libano e Israele

Riprendiamo l’articolo di InfoPal: Beirut. Il cessate il fuoco israeliano con il Libano è entrato ufficialmente in vigore mercoledì alle 4:00 del mattino (ora locale). Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato martedì sera che il suo governo ha approvato un accordo di cessate il fuoco con Hezbollah in Libano, dopo settimane di colloqui […]

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Guerra in Medio Oriente: non è un se, ma un quando

Chi vuole un ampliamento del conflitto? Chi vuole trasformare la carneficina di Gaza in una guerra regionale?

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Julian Assange: l’uomo dietro le fughe di notizie che hanno scosso il Medio Oriente

Uno sguardo al ruolo che il fondatore di WikiLeaks ha svolto nell’esporre la corruzione e le operazioni militari e nell’influenzare le dinamiche politiche nella regione del Medio Oriente.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Il popolo ribelle che abita lo Yemen

Continuare a considerare quegli yemeniti, una minoranza che ha comunque una storia che risale all’VIII secolo, un “gruppo di fanatici ribelli” dal nome buffo sarebbe un imperdonabile errore, oltre che l’ennessima dimostrazione di una presunta arroganza eurocentrica che ha già fatto ridere (e piangere) abbastanza.