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I detenuti greci non vogliono il capo di Alba Dorata

Per molto tempo non è stato chiaro se Nìkos Michaloliàkos e Giannis Lagòs sarebbero stati detenuti nell’ala 6, dov’è detenuto Akis Tsochatzòpoulos (ex ministro di Pasok, n.d.t) o nelle celle della “17Novembre”. Le autorità dovevano risolvere il problema della loro detenzione visto che la maggior parte dei detenuti sono stranieri.

Già dal mattino presto le autorità giudiziarie e penitenziarie, che erano state informate del clima bollente nelle celle dei detenuti in vista dell’arrivo di Michaloliàkos e Lagòs, hanno deciso alla fine di trasferirli nell’ala – completamente ristrutturata – delle carceri feminili. Come si è fatto sapere, sono detenuti in celle speciali e ristrutturate e potranno uscire in cortile separatamente.

Forse i detenuti non potevano vedere le jeep dell’Unità Antiterrorismo. Hanno visto però le immagini del loro arrivo in televisione e si sono subito messi a cantare slogan e a fischiare contro Michaloliàkos. Per il trasferimento degli albadorati sono state prese misure di sicurezza draconiane. Durante il percorso dalla Direzione Centrale della Polizia dell’Attica fino a Korydallòs le strade sono state chiuse una alla volta affinché il corteo di automobili della Polizia non ritardasse. Inizialmente, il trasferimento di Giannis Lagòs e di Vetta Pòpori (agente di polizia, n.d.t) era stato programmato per le 10 di giovedì mattina, ma è stato spostato affinché fosse deciso in qualche carcere trasferire Michaloliàkos.

E’ stato deciso che il Capogruppo dell’Organizzazione Locale di Nìkea, Giorgos Patelis, dovrà essere detenuto nel carcere di Malandrìno, dove si trova anche Giòrgos Roupakiàs, l’assassino di Pàvlos Fyssas; la poliziotta della Sicurezza del Pireo che sembra essere stata la “gola profonda” dell’organizzazione nella polizia greca, sarà trasferita al carcere femminile di Thiva.

Michaloliàkos per la seconda volta nel carcere di Korydallòs

Non è la prima volta che Nìkos Michaloliàkos viene arrestato e portato a Korydallòs, visto che anche in passato era stato condannato a 13 mesi. Come riportano gli articoli dell’epoca, nel dicembre 1976, all’età di 19 anni, partecipa al linciaggio di alcuni giornalisti durante i funerali del più noto torturatore della giunta, Evàngelos Màllios, che era stato assassinato dalla “17Novembre”. Per l’aggressione ai giornalisti vengono arrestati Nikos Michaloliàkos, Antònios Geronikolàou, Aristotèlis Kalantzìs e Nikòlaos Simonetàtos.

Il 13 Luglio 1978 viene arrestato per una serie di esplosioni ad Atene la sera del 23 Luglio, giorno del 4o anniversario della Metapolìtefsi (il periodo di transizione dal regime dittatoriale della giunta a quello democratico, n.d.t.). Quel giorno fu attaccato il cinema “Elli”, dove rimasero ferite 18 persone, di cui 3 gravemente. Insieme a lui vengono arrestate altre 8 persone, con l’accusa di aver partecipato ad un’organizzazione terrorista che commetteva reati con materiali esplosivi.

Secondo l’articolo del giornale “Makedonia”, la corte d’appello a composizione collegiale condannò Michaloliàkos a 13 anni e 10 mesi per possesso di materiale esplosivo, mentre furono assolti G.Iliòpoulos e D.Papoutsàs.

Marioùklas pagò una cauzione di 200 dracme al giorno e fu rimesso in libertà, mentre Michaloliàkos fu portato a Korydallòs per scontare la sua pena. Secondo lo stesso giornale i quattro arrestati insieme agli altri sei erano stati arrestati nell’agosto del 1978 nell’ambito dell’istruttoria della polizia per risalire ai colpevoli degli attentati esplosivi nel centro della capitale. Inizialmente furono rinviati al giudice ordinario per violazione della legge 774/78 “sulla repressione del terrorismo”.

Con la sentenza del consiglio legislativo, però, i sei furono liberati e i quattro citati sopra furono rinviati alla Corte d’Appello per violazione della legge 495/76 sulle armi e i materiali esplosivi. Infine, dopo un cambiamento dell’accusa, furono condannati solo i due per reati di minor gravità.

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