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150 portati male

Abbiamo in mente due immagini. Ci giungono dai due principali poli di irradiazione del potere nelle odierne società mediali. Una è quella di Benigni che entra col cavallo al teatro Ariston in un Festival di Sanremo gremito come non mai. L’altra è quella dei ministri leghisti che abbandonano l’aula quando il (loro) governo vota e istituisce per decreto una festa che nessuno sembra aver voglia di festeggiare.

Siamo chiari: nessuna delle due ci piace, per quanto la sortita benigniana abbia nel gesto una certa forza dadaista (ma la televisione di oggi, sappiamo bene, digerisce tutto!).

Quello che ci piace è lo scontro tra le due immagini. Diceva Eijsenstein, il geniale regista sovietico, che solo l’accostamento di due immagini differenti produceva senso. E’ il principio del montaggio. Messe insieme ci dicono molto dello stato in cui versa oggi l’Italia. Producono una sintesi. Una sintesi disgiuntiva su una società che non produce un racconto condiviso.

E poi abbiamo chi ci parla di altre immagini, Morandi che ricorda i bei tempi in cui ci si riconosceva in ‘Camillo e Peppone’; La Russa che sogna ancora i bei tempi delle adunate e dell’esercito nelle scuole.

Un paese che non trova immagini positive nel presente e si obbliga a cercarle nel proprio passato più o meno sepolto, più o meno rimosso, certamente molto addomesticato e rassicurante.

Per fortuna abbiamo anche altre immagini. In casa nostra sono un po’ contraddittorie, vedi ambivalenti. I montaggi cui daranno luogo sono aperti e ancora tutti da scrivere. Sono le immagini che ci giungono dalle piazze del 13 febbraio.

Le più belle ci giungono da lontano. Ce le porta in casa un grande network televisivo a suo modo anomalo. Sono quelle della primavera dei popoli arabi. Parlano un altro linguaggio. Ce le raccontano soggetti plurali, giovani, generosi.

Per ora le stiamo a guardare assorti, partecipi e un po’ invidiosi.

L’immagine più cinica spunta però ancora dai palazzi del potere e del tarsformisimo. Un’immagine che ci ricorda di quale paste sia fatta la politica istituzionale, specie nel nostro paese. E che fa  giustizia di quanti si cullano in improbabili illusioni. E’ quella di un incantatore di serpenti pronto ad allearsi con un avanzo di sacrestia e un ex-fascista pur di sedersi sull’agognata poltrona.

Ognuno insegue le sue immagini…

Maelzel

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