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Fondo Atlante, l’ultima spiaggia delle banche

Il sistema bancario italiano è tanto in forma che il Governo ha deciso che è giunto il momento di intervenire. #Banchestateserene. A dirlo è Renzi, che insieme al Ministro dell’Economia Padoan ha dato il via al fondo “Atlante”.

Tuttavia non si dica che il governo sta aiutando le banche in crisi di mercato, guai dovesse anche solo sospettarlo Bruxelles. In parole povere, il fondo Atlante darà credito alle Banche in difficoltà, vedi Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banco Popolare. Ma come precisa Renzi “non saranno soldi pubblici”. Del resto ce lo chiede la BCE, e prontamente il Governo risponde. Al fondo parteciperanno banche, fondazioni e altri soggetti istituzionali; il maggior apporto di ossigeno sarà dato dalle banche Unicredit e Intesa San Paolo che parteciperanno con un miliardo a testa, mentre le fondazioni dovrebbero arrivare a 500 milioni grazie anche all’impegno del presidente Acri (l’organizzazione che rappresenta le Casse di Risparmio e le Fondazioni di Origine Bancaria) e della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti.

Tuttavia le dichiarazioni del governo sulla non partecipazione con soldi pubblici all’affare Salva Banche non vanno molto d’accordo con quello che emerge dai nomi che forniscono il capitale, uno in particolare quello della Cassa depositi e prestiti. Laddove si vuole i soldi pubblici vengono usati senza troppi fronzoli, 500 sono i milioni che l’ente pubblico immetterà nel fondo, non certo bruscolini se si pensa a quante cose si potrebbero fare con quei soldi a favore della collettività. Intanto il fondo sarà gestito da Quaestio srl, società presieduta da Alessandro Penati e controllata dalla lussemburghese Quaestio Holding SA, tra i cui azionisti figurano la Fondazione Cariplo (37,65%), Locke srl (22%, è la società di Penati), Cassa Italiana di Previdenza ed Assistenza dei Geometri Liberi Professionisti (18%), Direzione Generale Opere Don Bosco (15.60%) e Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì (6.75%).

Se è vero che la parte dei leoni la faranno i privati, è pur vero che la regia del fondo pare essere sulle spalle anche della Cassa depositi e prestiti, vista la sua partecipazione. Gli aumenti di capitale e quindi il salvataggio degli istituti di credito ex popolari come Veneto Banca e Popolare di Vicenza è servito, senza dimenticare Monte dei Paschi di Siena, l’ancora di salvataggio coinvolgerà anche altri istituti di credito, segno che la stabilità delle banche italiane non è poi così buona come dicono.

Risolvere il problema degli aumenti dei capitali e quello delle sofferenze è l’impegno del fondo, “contribuendo a deconsolidarle dai bilanci bancari e a eliminare l’elevato sconto al quale il mercato valuta le istituzioni finanziarie italiane per via dello stock di sofferenze quadruplicato dal 2007 a causa della severità della recessione; dei tempi lunghi di recupero dei crediti, molto al di sopra della media europea; dell’incertezza circa la capacità di alcuni istituti di completare con successo gli aumenti richiesti dall’Autorità di Vigilanza”.

In questa partita il pubblico non rimane fuori, poiché è lo stesso comunicato della Questio srl che sostiene di voler “generare benefici non solo per gli investitori del Fondo, offrendo rendimenti interessanti alla luce dell’attuale scenario dei tassi, e la possibilità di avvantaggiarsi del possibile incremento di valore dei titoli bancari e della ripresa in atto del mercato immobiliare; ma, indirettamente, anche per tutti i risparmiatori, contribuendo a ridurre il premio per il rischio che attualmente penalizza gli strumenti finanziari degli emittenti italiani”. Il comunicato termina ponendo l’accento sul fatto che il fondo Atlante permetterà alle banche “di deconsolidare uno stock importante di sofferenze, in tempi significativamente più brevi rispetto a quelli attualmente previsti dal mercato, contribuendo a liberare risorse per nuovi impieghi alle famiglie e alle imprese”.

Le parole del ministro dell’economia Padoan e la sua soddisfazione danno il senso di come la cosa sia stata studiata notte tempo dal governo e dalla Banca d’Italia: “Fin dal 2014 il governo è intervenuto per rimuovere gli ostacoli a un buon funzionamento del settore bancario che sono andati accumulandosi negli anni. A cominciare dagli interventi che promuovono il consolidamento del settore e una più moderna governance (riforma delle banche popolari, protocollo d’intesa con le fondazioni di origine bancaria, riforma delle banche di credito cooperativo), poi con interventi sulle procedure giudiziarie e recentemente introducendo una garanzia per la cartolarizzazione di crediti in sofferenza”. Senza dubbio il fondo Salva Banche “Atlante” s’inserisce in un disegno sempre più vasto e chiaro. Un sempre più ampio potere ai maggiori istituti di credito, solidi o meno nella liquidità di questa economia non fa la differenza. Banche e fondazioni che, con la benedizione del governo Renzi, prima di tutto consolideranno il proprio panorama di potere all’interno del proprio campo, per poi riversare sul singolo cittadino oneri e costi di un sistema sempre più insostenibile che continua a produrre povertà verso questi ultimi. Un castello di sabbia che non tarderà a crollare alla prossima ondata di crisi bancarie che sembra sempre più essere all’orizzonte, in quanto il sistema bancario italiano è in sofferenza per almeno 350 miliardi di euro. Un debito che per quanto ci riguarda non vogliamo contribuire a saldare.

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