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I soldi ci stanno, perché non ce li danno?

Ieri sono stati finalmente pubblicati i dati che Hervé Falciani, funzionario della banca svizzera Hsbc, ha consegnato alle autorità francesi nel 2008. Una goccia nel mare dell’evasione ma che dà uno spaccato delle dimensioni dell’intreccio affare e malaffare ormai indistinguibili nel vortice della finanza globale. L’Italia, con 7.4 miliardi di dollari, è ben piazzata nella miserabile classifica di chi apre conti bancari per nascondere soldi sporchi, per evadere il fisco o per entrambe le cose.

Al di là delle morbosità gossippare a cui, come al solito, si stanno aggrappando i media nostrani, gli swissleaks sono l’illustrazione spudorata di un sistema basto sul principio stesso del socializzare le perdite e privatizza i benefici, sempre.

È lo stesso criterio secondo cui la troika ha orchestrato il graduale passaggio da mani private a mani pubbliche del debito greco, riacquistato a prezzi esorbitanti dal Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria per evitare alle banche le spiacevoli conseguenze delle turbolenze elleniche. Le reazioni europee al tentativo della Grecia, non certo di cambiare le regole del gioco, ma solo di ridistribuire le carte ci fanno capire a che punto sia ormai arrivata l’abolizione del politico nel semplice orizzonte di gestione dell’esistente.

Coincidenza o destino, le rivelazioni swissleaks arrivano proprio la sera della ridicola invasione di Salvini a Palermo che lo ha ricacciato a pomodori in testa rivendicando memoria lunga e orgoglio terrone. Un venditore di cerone, venuto a puntare il dito contro nemici immaginari quando tra i 7,499 italiani che hanno nascosto i soldi in Svizzera c’è proprio quell’Italia che produce che tanto gli piace, quella degli imprenditori, quella del made in italy. Di chi, evidentemente, il proprio successo lo basa sulla miseria di tutti.

Per noi invece, ne siamo sicuri, il successo arriverà quando la miseria di tutti saprà porsi come un serio problema per i pochi che se ne scappano col malloppo e pensano di farla sempre franca.

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