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Rastrellamenti e scioperi comandati

Non danno segni di cedimento gli attacchi al mondo del lavoro provenienti dai media e dai palazzi del potere. Proprio da quest’ultimi arriva l’input per dare segnali forti a quelle sacche di resistenza che all’interno dei luoghi di lavoro tentano di ricostruire dinamiche di lotta o semplicemente mettono in campo forme di resistenza dentro il proprio posto di lavoro per tutelare i propri diritti, come quello all’agibilità sindacale.

Quello che è successo ieri all’Alfa Romeo di Arese, dove la polizia, in vecchio stile fascista ha messo in piedi un rastrellamento contro gli operai dello stabilimento, nel tentativo di cacciarli dai locali riservati al consiglio di Fabbrica, ne è un chiaro esempio.

In questa fase siamo di fronte a un chiaro tentativo di reprimere con qualsiasi mezzo la tensione sociale e rabbia che giorno dopo giorno sale tra la gente di questo paese. Ne sono un chiaro esempio gli episodi di questi giorni contro le sedi di Equitalia o le intimidazioni che la polizia fa verso quei compagni o quella gente che ha deciso di resistere.

Il mondo del lavoro continua a subire forti attacchi, nella “normalità” più assoluta dove da una parte la governance-comando italiana (governo, poteri forti e coonfindustria) stanno dando una delle spallate più forti degli ultimi decenni mentre dall’altra quelli che si auto-nominano “parti sociali” (i sindacati confederali) invece di provare a costruire una reale opposizione a queste spallate cercando di bloccare il paese e dare una risposta seria, pensano bene di mettere in piedi una manifestazione “di protesta” in un giorno festivo.

Marchionne ha fatto scuola e di questo passo, se non si mette in campo una resistenza seria e forte, si rischia di doverci confrontare con un mondo del lavoro che prenderà un’unica direzione, quella in cui il datore di lavoro avrà sempre più forza e potere e il lavoratore perderà ogni sua dignità diventando quello che il potere vuole, un reale e semplice numero senza un suo rapporto di forza che si possa considerare tale. D’altronde con questa riforma il governo italiano va a chiudere il cerchio dell’attacco al sistema sociale italiano: prima la riforma della scuola, poi quella delle pensioni e ora quella del lavoro.

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