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Un colpo al cerchio e uno alla botte…con il codice penale

Da alcuni mesi si sono abbattute sul Partito Democratico una valanga d’inchieste. Successivamente è stata la volta del M5S con il Sindaco di Livorno Nogarin (indagato per concorso in bancarotta fraudolenta) e il suo collega a Parma Pizzarotti (indagato per abuso d’ufficio).

Non si può di certo paragonare il peso delle inchieste riguardanti i Cinque Stelle a quelle che coinvolgono la maggioranza dei partiti all’interno del Parlamento, tantomeno quelle del Partito di Renzi: arresti per turbative d’asta, indagini per concorso esterno in associazione mafiosa, condanne per evasioni fiscali sono solo alcuni dei processi che coinvolgono il partito della cosiddetta questione morale.

I limiti del dibattito in corso sono molto evidenti e se da un lato sembra di assistere alla gara tra chi è più onesto (il Pd potrebbe perdere a tavolino), vi è un dato che risulta assente dai commenti, anche più disinteressati, ovvero il ruolo della magistratura (che tiene in mano il bastone e oggi dà un colpo alla botte e domani al cerchio), vero soggetto protagonista della vita politica italiana.

Essa è oggi più che mai quella linea che spesso si contrappone ad una serie di equilibri che in Italia sono esistiti, esistono e esisteranno. Se prendiamo il suo ruolo all’interno della società italiana (non solo) si può notare come molto spesso, elezioni comprese, essa si presenti per far sentire il proprio peso all’interno della governabilità di uno stato.

Nell’era in cui viviamo, dove se le lotte e i conflitti faticano ad emergere, figuriamoci quanto poco fanno quei cosiddetti “sinceri democratici” nella vita pubblica del Paese. Sono i primi a star ben lontani dal terreno, difficile e faticoso del conflitto, e si  accontentano di crogiolarsi per qualche inchiesta giudiziaria che porta alla luce uno scandalo economico, politico o ambientale, delegando così a questo potere, quasi totalmente, la possibilità di ergersi ad una formazione di ente apparentemente super partes.

Tuttavia la storia di questo paese ha sempre dimostrato quanto questa categoria sia il collante di tutta una serie di scandali: inchieste insabbiate, giochi di potere e poltrone, condanne palesemente inspiegabili e contraddittorie rispetto al diritto che dovrebbe vedere la frase “la legge è uguale per tutti” avere un minimo di verità.

Anche in questo caso, come in quello delle forze dell’ordine, la magistratura impersona l’esempio più pratico del garantismo a uso e consumo proprio e non della collettività. Un garantismo che prevede la messa in sicurezza di magistrati, giudici, questori, prefetti, ecc. di fronte a qualsiasi cosa succeda, un posto in fondo alla scala gerarchica di questo potere, il trombato di turno lo troverà sempre.  

Difficilmente si assisterà mai a una presa di responsabilità di questi signori/e di fronte al ruolo incarnato all’interno della società. L’allegra famigliola togata, incarna l’esempio più calzante di quella parte del paese sempre e solo interessata a garantire il proprio status quo, riproducendolo e cementandolo nel tempo.

Del resto le inchieste che coinvolgono la politica, sono proprio quella forma di par condicio giudiziario che dovrebbe dimostrare la neutralità degli affiliati  a uno dei poteri dello Stato: sanzionando sia la vecchia politica sia quella “nuova” targata 5 stelle. N’è la prova un assestamento di colpi dati anche a questo movimento che in un certo modo (ben miope!) tenta di portare avanti un’idea di magistratura “pulita”, magari tentando di far saltare qualche garanzia o qualche privilegio della “casta”.

Che se ne dica l’impegno di buona parte dei magistrati e dei giudici è assolutamente funzionale alla rivendicazione di una propria volontà di visibilità e di carrierismo, nulla nasce per caso.

Non ci sono particolari dietrologie nelle inchieste che oggi toccano il PD o il M5S, semplicemente la magistratura manda un messaggio chiaro a tutta la politica: “Non si fanno sconti a nessuno”.

Chiaramente quest’atteggiamento s’inserisce in un disegno molto più ampio e di apparente neutralità, pronta a trasformarsi non appena la realtà lo richiede.

Gli esempi più lampanti di quello che la magistratura è in realtà si da poi nelle aule dei tribunali, quando le richieste di carcerazione per migliaia di compagni e compagne, per reati legati a lotte sociali, vengono puntualmente accolte da giudici pronti a dare il buon esempio sulla pelle degli altri/e.

Del resto, se si scava a fondo anche senza essere dei rivoluzionari ben allergici al potere statuale come chi scrive, si scoprirebbe come le inchieste ad effetto servono poi solo a rafforzare poteri e privilegi degli accusatori (non dissimili agli accusati, ma ben mimetizzati nelle sacre stanze dei tribunali): super poteri, lauti stipendi, pensioni grasse, carriere assicurate (politica compresa).

Per inciso, le inchieste che coinvolgono i sindaci 5 stelle, benché diverse tra loro anche per i personaggi coinvolti (Pizzarotti è un deja vu’) e le motivazioni, non sono inchieste simili a quelle che hanno portato sul banco degli imputati sindaci che hanno interpretato il loro ruolo ricoperto in maniera alternativa, come avvenne per i sindaci valsusini ad esempio. Sono pura prassi amministrativa, con appigli ai quali il pm di turno si aggrappa con piacere in questa fase storica.

Certamente la mano longa della magistratura all’interno di questo paese è un dato di fatto, funzionale soprattutto per i propri interessi di potere e per quelli del governante di turno. L’era berlusconiana n’è stato un esempio; nonostante le inchieste che coinvolgevano l’allora Cavaliere, la magistratura ha sempre garantito una via d’uscita a lui e alla sua corte.

All’interno di questo paese, il potere giudiziario gioca in ogni fase della storia un’importanza rilevante: con le sue garanzie di rappresentanza e di ruolo all’interno della società tutta, la magistratura tende (riuscendoci) ad imporre la sua influenza, non solo sul controllo della società, ma anche ai piani alti della politica.

Molto spesso il connubio tra interessi di una parte maggioritaria della magistratura e della politica trova ampio margine di legittimità dentro e fuori dal tribunale. Soprattutto, come sopracitato, quando c’è chi crede che questa sia una panacea per risolvere i problemi di un paese, tanto da essere delegata da buona parte della società civile, elettori M5S compresi, come garante di democrazia e di diritti acquisti.

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