InfoAut
Immagine di copertina per il post

Maieutica dell’inflazione

||||

E se l’inflazione svolgesse un ruolo provvidenziale – come una rivelazione, un disvelamento, un lampo di verità che fa giustizia dell’ipocrisia della “scienza triste”? 

Di Giovanni Iozzoli da Carmilla

Lei, l’inflazione, poverina, ufficialmente non piace a nessuno. Le classi dirigenti l’hanno sempre coltivata con estrema cautela, senza dare troppo nell’occhio; in una certa misura può fare bene ai profitti, ma si è rivelata spesso imprevedibile e pericolosa come un barbecue in mezzo al bosco. Perchè cos’è, alla fine, il processo inflattivo – e la celebre “spirale prezzi salari” che gli economisti temono come la peste? E’ l’estrema brutale sintesi del conflitto di classe – nella sua dimensione più vera e immediata, quella che si gioca sul terreno distributivo. Possiamo dire che l’inflazione incarna la potenzialità pedagogica del rapporto di classe: i percettori di profitti alzano i prezzi delle merci per ricostituire i margini, i salariati alzano il prezzo della forza-lavoro per tutelare il potere d’acquisto. Io tiro di qua e tu tiri di là. Semplice da spiegare e da capire. E se investimenti e produttività restano stagnanti, più profitto padronale corrisponde a più miseria operaia. Ecco la nuda, scandalosa verità che sta dietro tutte  le montagne retoriche di economia politica, sociologia, diritto ed etica: classe contro classe – anche senza nessuna visione generale, nessuna prospettiva o coscienza o ideologia, solo come mero istinto di sopravvivenza.

Tra il 1992 e il 1993, mentre si consuma il tracollo della Prima Repubblica, il movimento sindacale commette il suo secondo grave peccato capitale, dopo la svolta dell’Eur.   Accetta il patto del diavolo che i governi tecnico-politici della transizione  impongono, sempre con la pistola della “responsabilità nazionale” puntata alla tempia: lo scambio consiste nel concedere una generosa e duratura moderazione salariale in cambio della “politica dei redditi” e del riconoscimento di un ruolo para-istituzionalizzato alla concertazione tra le parti . Che significava, sul piano legislativo, eliminare qualsiasi meccanismo di rivalutazione automatica delle retribuzioni e costruire un nuovo modello salariale e contrattuale che regolasse le relazioni industriali nel lungo periodo.

“Politica dei redditi” è categoria omnibus, in cui ognuno ha infilato desideri, attese, obiettivi ed elementi programmatici: nelle aspettative sindacali voleva dire controllo di prezzi, tariffe, investimenti pubblici, tassi di interesse – in un quadro di equità fiscale e mantenimento della progressività. Lo scambio poteva apparire vantaggioso: esorcizziamo lo spettro dell’inflazione (che ci costringerebbe ad una defatigante rincorsa contrattuale) e in cambio i lavoratori potranno accedere a mutui a tassi contenuti e ad una generale compressione del regime dei prezzi.

L’imbroglio è dietro l’angolo: l’essenza della Seconda Repubblica in fieri è la cessione di buona parte degli strumenti di intervento e controllo del ciclo economico – le famose “sacche di socialismo reale” contro cui inveiva Cossiga. Nel 92/93 gli investimenti pubblici e privati sono in drastico calo e tali  rimarranno per un quarto di secolo; il debito pubblico cessa progressivamente di essere strumento di politica macroeconomica per diventare colpa nazionale; la sovranità sulla moneta viene rapidamente devoluta, man mano che si stringono le tappe forzate che separano Mastricht dall’Euro. L’impossibile politica dei redditi si convertirà in semplice prassi della concertazione: non c’è più ciccia, concentriamoci sul “metodo”. Lo scambio del ’93 si tradurrà in: moderazione salariale contro riconoscimento politico del ruolo della triplice.

La fine della scala mobile rappresenterà simbolicamente la madre di tutte le controriforme: si tirerà dietro le privatizzazioni dell’industria e del credito pubblico, l’aziendalizzazione della sanità, il passaggio al calcolo contributivo dei trattamenti pensionistici, la fine dell’equo canone – e allungherà la sua stagione infinita fino alla soppressione dell’art.18. Dal craxismo al renzismo, senza soluzione di continuità: tra Tangentopoli e il “contratto a tutele crescenti” si snoda un percorso di coerenza liberista che, al di là dei cambi stagionali di ceto politico e le retoriche nuoviste, tratteggia la nuova Costituzione materiale di questo paese.

Vale la pena chiedersi: perchè tanto accanimento contro la scala mobile, in quegli anni di stabilizzazione moderata che precedono la crisi della Prima Repubblica? Perchè agli inizi degli anni 80 tutte le partite decisive convergono su quel terreno? Il craxismo, con gli accordi di S. Valentino e l’accettazione della sfida referendaria, aveva correttamente individuato nella scala mobile – al di là del modesto impatto economico della prima forma di sterilizzazione -, il campo privilegiato su cui riprendere e sviluppare la controffensiva antioperaia che era cominciata con la marcia dei 40.000.  Craxi raccoglie la staffetta partita dai cancellli della Fiat e la consegna, stremato, prima del suo crollo finale, a Giuliano Amato. Il quale, con gli italiani già in spiaggia, la notte del 31 luglio 92, manda in soffitta il benemerito istituto di tutela delle retribuzioni – e provoca una (non duratura) crisi di coscienza in Bruno Trentin. Mentre i filosofi del post-moderno imperversavano in ogni campo – la “vecchia” figura del salario veniva individuata come cardine politico di quella stagione di revanscismo padronale, e su quel tasto bisognava battere: perchè eliminare la scala mobile significava aggredire la rigidità salariale e quindi destabilizzare il potere del sindacato – al di là delle sigle, inteso come attore imprescindibile delle società uscite dalla seconda guerra mondiale, come principio della coalizione operaia, come agente contrattuale indipendente.

L’accanimento contro la scala mobile stava al centro di una controffensiva di classe generale che si giocava a tutto campo; sfondare gli elementi residui della cultura del salario come “variabile indipendente”, voleva dire passare su tutto il resto: fu controffensiva economica, culturale – con la marea crescente del revisionismo anticomunista e l’annichilimento suicida del Pci. E controffensiva politico-militare, con la distruzione dell’intero quadro dirigente e delle organizzazioni del campo rivoluzionario, che nella prima metà degli anni 80 è già pienamente compiuta.

Si è detto spesso che l’Europa a trazione tedesca, ancorata per vent’anni al dogma deflazionista, è nata condizionata dal trauma della memoria di Weimar. E i fantasmi italiani, invece, in quale memoria si annidano? Secondo i padroni nostrani, la “nostra Weimar” si colloca proprio negli anni che vanno dal 1969 ai primi anni ’80. Gli anni delle grandi conquiste sul terreno del salario diretto e indiretto. Gli anni del protagonismo di classe che dalle fabbriche proietta la sua ombra minacciosa sulla società. Gli anni del potere operaio con cui anche il sindacato generale deve fare i conti. Quello è il trauma storico della borghesia italiana. La rincorsa prezzi salari – di cui oggi il Governatore Visco paventa lo spettro – incute timore perchè è sommamente istruttiva per la masse; insegna che dietro la scenografia della pace sociale – il bene più pervicacemente perseguito dal dopoguerra – esiste la ruvida realtà del gioco a somma zero che è il capitalismo.  Le aree forti prosperano su quelle deboli; ad ogni deficit corrisponde un surplus; e profitti e salari si “rincorrono” naturalmente, a  meno che i secondi, com’è successo in Italia dal ’92, non vengano artificiosamente zavorrati.

L’inflazione fa paura non solo per i suoi effetti destabilizzanti o imprevedibili sul ciclo economico, ma soprattutto perchè scatena pulsioni anarcoidi nella società, mette classi, ceti e corporazioni in fibrillazione, rende impossibile ogni velleità di programmazione, scatena nel corpo sociale una febbre che può diventare devastante: l’inflazione insegna ai proletari a farsi i conti in tasca.

Quando si parla di moderatismo salariale, non si fa riferimento solo all’esito di stagioni  contrattuali deboli o complici. E’ la struttura del salario in sè che conduceva obbligatoriamente verso quegli esiti contrattuali – i due livelli,  il recupero ex post dell’inflazione reale, l’adozione successiva del famigerato indice IPCA che si è tradotto in una perversa scala mobile alla rovescia. Il dispositivo era stato studiato proprio per produrre gli effetti di deflazione salariale che tutti gli indicatori internazionali oggi possono attestare. E a questo meccanismo generale, si sono aggiunte le mille forme che la creatività padronale italiana ha saputo inventare – l’epopea degli appalti interni, il lavoro in affitto, le finte partite Iva, i contratti pirata, i diversi contratti di “primo ingresso” -, che hanno ulteriormente eroso il già ferreo meccanismo di controllo salariale.

La fine della scala mobile e l’adozione del famigerato “modello contrattuale” contenuto nel Protocollo del 23 luglio ’93, hanno prodotto anche il disastro di una generazione di dirigenti sindacali cresciuta all’ombra di un moderatismo contrattuale scambiato per “naturale”, oggettivo, non discutibile. Gli accordi del ’93 hanno fornito l’alibi per accettare cristianamente il declino della condizione salariata. A nessuno è venuto in mente che, esaurita la fase dell’inflazione, già nella prime metà degli anni ’90, continuare a non mettere in discussione quel modello, avrebbe portato ad uno spostamento ineluttabile di quote crescenti di reddito nazionale dai salari ai profitti – e alla conseguente grave lacerazione del rapporto sindacato/lavoratori. Con ingenua innocenza, gli attuali dirigenti della CGIL, quando si parla di tutele automatiche, allargano le braccia: se ci fosse il ripristino della scala mobile e l’introduzione del salario minimo, noi che ci staremmo a fare? Bella domanda. Vale la pena porsela. È una brutale e franca ammissione di impotenza, di perdita di un qualsiasi ruolo. I tavoli di concertazione sono ormai vuoti o tuttalpiù si limitano a comunicare quanto deciso dai governi di turno. Il rapporto con la platea degli iscritti è al minimo storico, l’insediamento sociale drasticamente ridimensionato. Alla vigilia di una nuova tornata congressuale – che si consumerà con i suoi rituali barocchi, ma anche nel pericoloso faccia a faccia con i lavoratori, a cui un qualche elemento di bilancio nelle assemblee di base bisognerà pur presentarlo -, si avverte tra i vertici sindacali la strisciante consapevolezza, per la prima volta nella storia repubblicana, di non avere più alcuna funzione generale, neanche consociativa o moderatrice: la disintermediazione che ti entra nella testa.

Intanto l’inflazione danza beffarda tra le linee, seminando panico, sofferenza sociale e qualche insegnamento…

 

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Bisognidi redazioneTag correlati:

carovitaeconomiaINFLAZIONEsalariosalario minimo

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Bisogni

‘Geronimo’ Bini: la sua lotta per un mondo (e una Cremona) migliori

Riceviamo e pubblichiamo volentieri… La storia la scrivono i vincitori.  Ma la storia la fanno anche i perdenti. Poi ci sono gli indolenti che non sono né vincitori, né perdenti.  Poi c’è il revisionismo che mischia le carte. Rende i vincenti un po’ meno vincenti e i perdenti un po’ meno perdenti e quasi sempre […]

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Fermiamoli ora: mobilitazione nazionale contro il nuovo disegno di legge sicurezza che criminalizza le lotte sociali

Inasprimento delle pene, da 2 a 7 anni,  per le occupazioni abitative ma anche per chi resiste allo sfratto e chi partecipa ai picchetti; pene draconiane da 7 a 20 anni per detenzione e diffusione di materiale che incita a impedire la realizzazione di opere ritenute strategiche; aumento delle pene per i reati di imbrattamento per colpire le pratiche di soggetti ambientalisti. 

Immagine di copertina per il post
Bisogni

“Il profilo del non votante è sempre più connotato sul piano sociale” L’analisi dei flussi elettorali con Marco Valbruzzi

“Il profilo del non-votante non è connotato sul piano politico-ideologico, invece è connotato sempre di più sul piano sociale“.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

“CASE IN RIVOLTA” – Bollettino delle lotte abitative

Terzo numero del bollettino delle lotte abitative “Case in Rivolta”, che lancia la settimana di mobilitazione collettiva diffusa a livello nazionale durante la settimana del 20 -26 maggio 2024.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

La contraddizione ecologica e l’opposizione alla guerra: riflessioni sulla mobilitazione contro il G7 Ambiente e Energia.

Le giornate di mobilitazione appena trascorse e quelle che abbiamo di fronte ci dicono alcune cose rispetto alle tendenze dell’oggi, dei soggetti che si muovono, delle lotte che si intrecciano. Prima di pubblicare il contributo di notav.info che ritorna sulle ragioni della mobilitazione verso il G7 Ambiente Energia di Venaria e sulla cronaca delle giornate di lotta, diamo alcuni spunti di riflessione..

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Un appello a difesa del Servizio Sanitario Nazionale.

E’ uscito un appello firmato a nome di quattordici personalità nell’ambito della sanità e della scienza per tutelare il servizio sanitario nazionale, qui è possibile leggerne il contenuto.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Sgomberi al Quarticciolo. In borgata nessuna persona resta sola.

Ieri mattina 3 famiglie della borgata sono state sgomberate da ATER e dalla Prefettura di Roma. Una ragazza incinta, una donna sola con due figli, persone in attesa di una casa popolare da decenni. Persone che abitano in quelle case dal 2002. Persone che pagano la colpa di non potersi permettere una casa. Non veniteci […]

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Il Fentanyl e la dolorosa condizione umana

Il dilagante consumo di fentanyl negli Stati Uniti rappresenta certamente «un dramma americano», come si legge negli ultimi due anni sui quotidiani

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Quando tagliava l’erba risparmiava i fiori. Le parole della madre di Stefano

Sono rimasta molto colpita dall’enorme affetto che in questi giorni tutti mi hanno dimostrato e voglio ringrazio tutti. Il legame con Stefano era totale, in simbiosi, a lui avevo trasmesso tutto, purtroppo anche le mie allergie, i problemi di tiroide.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Stefanino Milanesi, una vita per la lotta

Uno dei più noti compagni e protagonisti delle lotte comprese tra gli anni Settanta e quelle odierne del popolo NoTav se n’è andato, improvvisamente.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Kenya: il presidente Ruto annuncia il ritiro della riforma ma la protesta continua.

In Kenya da più di una settimana proseguono le proteste contro la nuova legge finanziaria, chiamata Finance Bill 2024, che prevede tra le altre cose un’imposta sul valore aggiunto del pane.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Giornata di giro di boa per IREN e Regione Liguria.

È stato disposto il sequestro preventivo di disponibilità finanziarie e beni per un importo di oltre 570 mila euro ritenuti profitto dei reati di corruzione contestati all’ad di IREN Paolo Emilio Signorini e al presidente della Liguria Giovanni Toti, entrambi in custodia cautelare ai domiciliari.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Argentina: al salto dei tornelli per l’aumento del biglietto

I più giovani fanno il salto. I più anziani chiedono permesso per evitare la spesa della SUBE. Madri e padri fanno passare sotto i propri figli. Una cartolina argentina.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

I “paesi in via di sviluppo” intrappolati in una nuova crisi del debito

Il rapporto della Banca Mondiale sul debito dei “paesi in via di sviluppo”, pubblicato il 13 dicembre 2023, rivela un dato allarmante: nel 2022, i paesi in via di sviluppo nel loro complesso hanno speso la cifra record di 443,5 miliardi di dollari per pagare il loro debito pubblico estero.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Livorno: salario minimo di 9€ per chi lavora per il Comune e tutti i suoi futuri appalti

Riceviamo e pubblichiamo questa segnalazione su quanto accaduto a Livorno, dove è stato approvato un emendamento di Potere al Popolo sul salario minimo.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Da una finanziaria all’altra

Riflessioni sulle politiche economiche del “nuovo” governo

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Legge di Bilancio per e contro i soliti noti

Da Sbilanciamoci di Andrea Fumagalli e Roberto Romano La manovra Meloni è senza progettualità e inutile per impatto economico (inciderà per 0,2 punti di Pil), fatta di tagli lineari, sottofinanziamemto della pubblica amministrazione, appesantimento della Fornero, misure una tantum come il taglio al cuneo fiscale, che pure risulta regressivo in questo quadro. Premessa  Come interpretare […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

In Ghana proteste contro l’inflazione

“Meritiamo di meglio!” è questo lo slogan scandito nelle manifestazioni di protesta di questi ultimi giorni in Ghana, territorio dell’Africa Occidentale sconvolto da un’inflazione galoppante e una crisi economica che da anni continua a peggiorare.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Levante: qual e’ lo stato di salute dell’economia cinese?

Il punto sullo stato di salute dell’economia della Cina dopo l’estate e sulle traiettorie, interne ed esterne, verso la fine del 2023 e il 2024.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Le multinazionali sono al top

Il report annuale sulle principali multinazionali curato dal CNMS (Centro Nuovo Modello di Sviluppo)