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Primo Maggio a Portella della Ginestra: contestato Bersani

Quest’anno il primo maggio si è trasformato in un occasione di contestazione al governo Monti, alla riforma del Ministro Fornero tesa a smantellare diritti e precarizzare sempre di più il lavoro, e soprattutto al segretario del PD Bersani che queste politiche le supporta e ogni tanto sembra dimenticarsi quanto la sua agibilità politica all’interno delle piazze sia finita.

Così a ricordargli quanto sia inaccettabile la sua presenza a Portella della Ginestra, come in qualunque altra piazza del primo Maggio e delle lotte reali, sono stati un centinaio di manifestanti tra NoTav, studenti, precari e sindacati di base.

Bersani è stato oggetto di contestazione sin dalla prima mattinata quando il suo intervento previsto presso la casa del popolo di Piana degli Albanesi è stato interrotto a più riprese senza permettergli che il suo discorso potesse fungere da cassa di risonanza per le sue campagne elettorali e per le politiche di sacrifici del governo Monti.

Dopo lo svolgimento del corteo tra Piana e Portella della Ginestra, al quale era presente anche uno spezzone regionale dell’opposizione sociale partecipato da centinaia di persone, il segretario PD è stato colpito da un’altra, ancora più fragorosa, contestazione che ha ribadito quanto fosse sgradita la sua presenza.

La piazza ha decretato di non voler accettare che, chi non si fa scrupoli a parlare di sacrifici da scaricare sui lavoratori e sui soggetti deboli o chi supporta e avalla la costruzione del treno ad alta velocità in Val Susa nonostante la resistenza portata avanti dalla popolazione valligiana, abbia la possibilità di partecipare a momenti di memoria di chi ha vissuto le manifestazioni e le piazze pagando con la vita la propria determinazione a cambiare lo stato di cose.

Sessantacinque anni fa, infatti, queste campagne erano state al centro di una grande manifestazione contadina volta all’occupazione delle terre dei latifondi. Questa manifestazione, la prima della festa dei lavoratori dopo la dittatura del ventennio fascista, era stata repressa nel sangue dagli apparati politico-mafiosi a servizio di capitale e latifondisti. Quegli stessi interessi che oggi sono portati avanti proprio dalla cricca tecnocratica di Monti e dei suoi lacchè, quegli stessi interessi che Bersani e il PD portano avanti in Val di Susa insieme alla lobby SiTav.

Bersani dunque non è riuscito a sfilare tranquillamente in una piazza che dopo oltre sessant’anni è tornata ad esprimere incompatibilità e conflitto, perché il primo maggio torni ad essere una giornata di lotte sociali e non di semplice ricordo.

Da Torino a Palermo dunque un primo maggio di lotta e non di mera ricorrenza.

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