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Cosa sta succedendo in Iran?

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Nell’ultima settimana in Iran le manifestazioni per la morte di Mahsa Amini, la ragazza di 22 anni morta a Teheran dopo essere stata arrestata dalla polizia religiosa per non aver indossato correttamente il velo, si sono trasformate in qualcosa di diverso: ci sono state proteste contro la stessa polizia religiosa, contro le oppressioni del regime iraniano e contro il supremo leader religioso del paese, l’Ayatollah Ali Khamenei.

Nonostante la violenta repressione delle forze dell’ordine – testimoniata da immagini e video che sono circolati moltissimo nonostante un blocco di Internet in gran parte del paese – le eccezionali proteste che erano cominciate nel Kurdistan iraniano (la parte occidentale dell’Iran, dove viveva Mahsa) si sono estese a più di cento città. Secondo i gruppi per i diritti civili e le testimonianze raccolte dalla stampa, decine di persone che stavano partecipando alle proteste sono state uccise e altre centinaia sono state arrestate, anche grazie alle tecnologie di riconoscimento facciale. In alcuni casi, anche nella capitale Teheran, la polizia ha sparato verso le finestre delle case. A Rasht, nel nord del paese, gli agenti hanno lanciato lacrimogeni negli appartamenti.

Uno dei gesti di protesta più ripetuti negli ultimi giorni dalle donne iraniane nelle strade e nelle piazze è stato quello di togliere il velo: alcune lo hanno bruciato e altre si sono anche tagliate i capelli. Ma la protesta non si limita alla questione dello hijab: decine di studenti dell’università di Teheran hanno protestato intonando il coro «Morte al dittatore», rivolto a Khamenei.

Abbiamo cercato di approfondire le ragioni e la composizione sociale de* rivoltos* con Leila Belhadj Mohamed, freelance editor e podcaster, esperta di geopolitica, migrazioni e diritti umani, che ha dapprima inquadrato storicamente e politicamente la situazione, con un focus sul presidente dell’Iran Raisi e sulle novità in campo legislativo da lui introdotte.

Il 15 Agosto, Raisi ha infatti firmato un nuovo decreto che ha ristretto ulteriormente le libertà delle donne, vietando loro per esempio di cantare e ballare in pubblico. Per controllare l’applicazione di questa legge, il segretario del Quartier Generale dell’Iran per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio ha annunciato che potrebbero venire impiegate tecniche di riconoscimento facciale.

L’obbligo di indossare il velo viene inasprito da questa nuova legge che prevede ad esempio che le donne che postano sui social foto senza velo vengano private di alcuni diritti sociali per un periodo che va da 6 mesi a 1 anno. Questo decreto si inserisce in un contesto che ha visto l’introduzione, quest’anno, del 12 Luglio come “Giornata dell’hijab e della castità”. Lo stesso giorno, diverse donne si sono tolte l’hijab in pubblico e sui social in segno di protesta.

Nella bella chiacchierata con Leila abbiamo parlato anche dell’uso dei social media nelle proteste e della ricezione da parte dei media occidentali della notizia.

Buon ascolto!

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Qui potete scaricare la diretta, questo il link alla pagina Instagram di Leila e le pagine Soundcloud del rapper Toomaj Salehi e di Justina

artist* iranian* perseguiti dal regime per la loro musica.

Da Radio Blackout

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