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Grecia: le elezioni non cambiano il quadro

Immediatamente l’Eurogruppo, felice del risultato elettorale che permettere di prendere un po’ di tempo rispetto allo show-down dell’Eurozona, ricorda il magro futuro che aspetterà al popolo greco con un comunicato stampa che sembra molto una minaccia: “L’Eurogruppo prende atto dei risultati provvisori delle elezioni greche il 17 giugno, che dovrebbero permettere la formazione di un governo che porterà la Grecia di nuovo su un sentiero di crescita sostenibile. L’Eurogruppo riconosce il notevole sforzi già compiuti dai cittadini greci ed è convinto che il proseguimento delle riforme fiscali e strutturali sono le migliori garanzia della Grecia per superare le attuali sfide economiche e sociali e per un futuro più prospero della Grecia nell’area dell’Euro. (..) L’ Eurogruppo aspetta che le istituzioni della Troika tornino ad Atene, non appena un nuovo governo è pronto per uno scambio di opinioni sulla via da seguire e preparare il primo esame nell’ambito del programma di adeguamento”

Le elezioni in Grecia, nonostante l’esultanza delle borghesie europee, riescono soltanto a far prendere un po’ di tempo alla Merkel e ad Hollande, anche se il vero problema attuale sembra essere la Spagna. E’, infatti, quasi impossibile che il nuovo governo di unità nazionale (praticamente lo stesso del memorandum) con una maggioranza così limitata riesca a far digerire quello che le piazze greche hanno già respinto negli anni e mesi precedenti. Infatti già ad un giorno dalle elezioni, fra i vari commentatori si ipotizzano i tempi di durata del governo.

Il governo da domani si troverà a dover fronteggiare ancora gli stessi problemi. A partire dal fatto che Atene possiede soltanto due miliardi di euro in cassa per fronteggiare la spesa corrente e deve trovare altri 16 miliardi di tagli alla spesa pubblica entro luglio. Le banche nonostante siano state ricapitalizzate dal fondo messo a loro disposizione, hanno chiuso ancora in perdita. La più importante la National Bank of Greece ha chiuso con un rosso di 537 milioni, senza considerare la fuga di capitali dal Paese.

Inoltre il piano di privatizzazioni da 50 miliardi premesso alla Troika è ancora al palo e si dovrebbe avviare il processo di dismissioni. Il nuovo governo dovrà inoltre licenziare150mila statali in esubero, una promessa mai mantenuta negli ultimi tre anni da nessun esecutivo, politico o tecnico che fosse.

In questo contesto, fra le altre forze parlamentari greche, la situazione migliore è quella di Syriza: secondo partito con una crescita del 10% rispetto alle elezioni di maggio; all’opposizione di un governo di unità nazionale che si troverà ad affrontare politiche di austerità estrema, e una ripresa della conflittualità di piazza. Si confermano sui numeri della precedente elezioni, invece i neonazisti di Alba Dorata, che trovano il loro consenso sulla problematica dell’immigrazione.  In calo netto invece il partito comunista del KKE che perde consenso anche nelle sue roccaforti alla periferia di Atene.

Al popolo greco e alle formazioni dell’antagonismo da adesso spetta la ripresa di un’opposizione sociale, che abbia la capacità di amplificare e far esplodere le contraddizioni. La situazione sociale in cui si trova il popolo greco è drammatica e le lotte di riappropriazione sono l’unica soluzione di risposta alle politiche di rapina volute dall’Europa. Fra le varie situazioni di emergenza in questo ultimo periodo si è aggiunta anche quella dei farmaci: i farmacisti, infatti, in attesa dei 600 milioni di crediti dallo stato greco, hanno bloccato l’erogazione gratuita dei farmaci, chiedendo il pagamento diretto, fatto che ha portato a un crollo delle vendite a cui le grandi multinazionali straniere stanno rispondendo con un rallentamento delle forniture.

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