InfoAut
Immagine di copertina per il post

India, le lotte dei minatori di fronte alle privatizzazioni

Il programma economico del governo è incentrato sulle privatizzazioni di diversi settori industriali con lo scopo, vorrebbero far credere, di dare lavoro ai milioni di indiani disoccupati e riportare i tassi di crescita ai livelli pre-crisi.

L’India è il secondo Paese al mondo, dopo la Cina, per quantità di carbone bruciato a scopo energetico. È stato stimato che per il 2019 la produzione di carbone in India raddoppi arrivando quindi al miliardo di tonnellate, indicazione di quanto sia strategico per questo paese il carbone visto che non possiede né gas né petrolio mentre il suo sottosuolo è ricco di questo minerale di cui detiene un quinto delle riserve mondiali. Il carbone indiano però è di bassa qualità e presenta un elevato contenuto di ceneri, caratteristica che lo rende due volte più inquinante del carbone importato. In India, al contrario della Cina, il 90% giacimenti sono a cielo aperto con un impatto pesante per l’ambiente. Questo strategico settore è stato nazionalizzato nel 1972: da allora il gruppo pubblico Coal India è titolare del monopolio dello sfruttamento dei giacimenti e della vendita del carbone.

È in questo contesto che lo scorso 5 gennaio i minatori indiani sono entrati in sciopero contro un piano del governo che prevede la concessione ad aziende private di estrarre e vendere carbone. I lavoratori erano sostenuti dalle cinque grandi sigle sindacali che rappresentano la quasi totalità dei 500 mila lavoratori della società statale Coal India Ldt (CIL). Lo sciopero è cessato dopo due giorni quando i dirigenti sindacali hanno ricevuto assicurazioni dal governo che non avrebbe proceduto a denazionalizzare la CIL. Inoltre il governo avrebbe istituito una commissione (bontà loro!) per prendere in considerazione altre richieste tra cui la sicurezza e le condizioni di lavoro, e l’assicurato che la direzione non avrebbe effettuato azioni di rappresaglia contro i lavoratori che hanno scioperato.

Rajendra Prasad Singha, membro del Comitato Esecutivo di Industri-All e vice-presidente del sindacato HMS ha dichiarato: «Questo sciopero ha dimostrato la straordinaria unità della classe operaia e ha minato l’arroganza del governo». Che lo sciopero abbia dimostrato una sincera unità – di un parte numerosa ma minoritaria rispetto alla globalità della classe operaia indiana – è vero, ma che abbia minato l’arroganza e i piani del governo sicuramente no. Lo sciopero è terminato ancor prima di iniziare veramente, sarebbe dovuto durare almeno cinque giorni invece già dopo il primo si parlava di un accordo già scritto.

Le informazioni che ci arrivano dal questa enorme nazione sono poche e approssimative e non ci permettono una valutazione approfondita delle scelte sindacali. Se il governo è stato costretto dallo sciopero a sospendere la privatizzazione – va ricordata la centralità e l’importanza del carbone che è fonte del 60% dell’energia elettrica in India – non si fermerà nel suo attacco alla forza della classe operaia, asserragliata in quella grande categoria ed azienda, e che cercherà di smantellare o smembrare la società. Questo è il solo o il principale vero scopo delle “privatizzazioni”: abbattere le fragili difese di presunti “fortilizi” della classe operaia. L’esperienza dei minatori inglesi insegni.

In questa manovra il capitale sarà aiutato dal gioco, che ben conosciamo, dei sindacati di regime. Non muoverà, se le condizioni economiche gli consentono la gradualità, verso uno scontro frontale con i lavoratori, ma aprirà le porte della fonte energetica più inquinante al mondo ai capitali privati un passo alla volta, una crepa alla volta, e questo potrà farlo se le serpi in seno alla classe operaia, i sindacati complici, avranno modo di agire. Pochi mesi fa, infatti, l’esecutivo Modi ha attuato un piano di “riforme” del lavoro senza il contrasto delle principali centrali sindacali.

La classe operaia indiana dovrà presto apprendere che ogni “intervento” dello Stato nell’economia è sempre a vantaggio della borghesia, della classe che la sfrutta, interventi che, nel mondo, non hanno mai impedito né la crisi del capitale né il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro di tutta la classe operaia.

La contrapposizione tra la proprietà privata, che per i “sinistri” indiani è vista come il demonio, e quella dello Stato, che è comunque “privata” alla classe operaia, che tanti sedicenti partiti comunisti del subcontinente descrivono come primo passo verso il socialismo, è assolutamente falsa. Il capitale ha sempre assunto, e potrà in futuro assumere, a seconda delle esigenze, la titolarità giuridica dello Stato o di privati capitalisti o di società anonime non cambiando affatto la sostanza, ovvero le sue inviolabili leggi di funzionamento, alle quale si deve sottomettere qualsiasi macchina statale, per quanto potente che sia.

da Corto Circuito, Arresto di Sistema

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

carboneIndiaminatorinerendra modisalariosciopero

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Militarizzazione della ricerca: il Politecnico e il suo ruolo nella fabbrica della guerra

Il 24 novembre 2025, a Torino, un incontro pubblico ha messo al centro una domanda sempre più difficile da eludere: che ruolo stanno giocando le università nella nuova fase di riarmo? 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La flottiglia del “Sumud” sfida di nuovo il blocco di Gaza: 70 imbarcazioni in mare

Ripubblichiamo questo articolo della redazione di PagineEsteri nell’ottica di dare visibilità e diffondere il più possibile la nuova missione della Flotilla per Gaza. Rompere l’assedio con un gesto collettivo come questo rimane un’iniziativa non scontata e a cui va data importanza nonostante il livello mediatico sia al momento disinteressato da questa missione.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

“Cuba non è una minaccia”: a Roma manifestazione nazionale contro il bloqueo Usa

Manifestazione nazionale oggi pomeriggio, sabato 11 aprile a Roma, al fianco di Cuba, strangolata da fine gennaio 2026 dall’embargo totale energetico degli Usa, che segue l’infame bloqueo in vigore fin dagli anni ’60.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Porto di Genova 6 aprile 2026

Sì stanno mettendo in viaggio diverse flottiglie che non puntano solo ad arrivare a Gaza, impresa già vissuta con alti rischi durante la navigazione, abbordaggi con forze speciali e detenzione israeliana , ma a restare a Gaza!

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Palantir e il capitale europeo: chi investe?

Chi finanzia le tecnologie della sorveglianza e della guerra? Ne parliamo con Daniele Grasso, data journalist di El País e dell’ICIJ, a partire da un’inchiesta sugli investimenti europei nel colosso Palantir di Peter Thiel.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Quale tregua tra Stati Uniti e Iran?

In queste ore è iniziato il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Se di tregua si può parlare.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Nuestra America Convoy

Pubblichiamo un importante contributo di un compagno appena ritornato dalla missione solidale a Cuba. Buona lettura!

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Proteste in Siria contro Israele

In questi giorni, a partire dalla notte tra il 31 marzo e il 1 aprile, si sono verificate in Siria proteste contro Israele immediatamente scattate a seguito della notizia del passaggio alla Knesset della legge che istituisce la pena di morte per i prigionieri palestinesi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Tra le macerie di Gaza, le ragazze reagiscono, un pugno alla volta

Nella Gaza dilaniata dalla guerra, ragazze e giovani donne ricostruiscono un club di pugilato, usando lo sport per elaborare il dolore, sfidare le norme e trovare la forza in mezzo allo sfollamento.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele introduce la pena di morte per i palestinesi

Impiccagione, nessun appello e applicazione selettiva: la norma voluta da Ben Gvir e sostenuta da Netanyahu legalizza la disuguaglianza e istituzionalizza la punizione su base etnica.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sciopero internazionale dei porti contro la logistica di guerra

Ieri, venerdì 7 febbraio, si è tenuto lo sciopero internazionale dei porti che ha coinvolto 21 porti a livello internazionale

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

I portuali non lavorano per la guerra, 6 febbraio giornata di lotta internazionale

Riprendiamo l’indizione dello sciopero internazionale dei portuali previsto il 6 febbraio.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

“I portuali non lavorano per la guerra”: assemblea verso il 6 febbraio, giornata di sciopero e lotta dei porti europei e mediterranei

“I Portuali non lavorano per le Guerre” è il titolo dell’assemblea nazionale indetta oggi, venerdi 23 gennaio alle ore 18.30 al Cap di via Albertazzi a Genova

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Madonna dell’Acqua (Pi): vittoria per gli operai del sindacato sociale MULTI

Dopo otto giorni di sciopero e presidio permanente, gli operai della logistica organizzati con MULTI – sindacato sociale hanno firmato un accordo, sottoscritto dal sindaco di San Giuliano Terme, Matteo Cecchelli, con i rappresentanti aziendali di AFS.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Torino: Assemblea Popolare del coordinamento cittadino Torino per Gaza

Pubblichiamo il comunicato di invito all’assemblea popolare di Torino per Gaza.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

In Belgio ondata di proteste contro l’austerità

140.000 persone nelle strade di Bruxelles, blocchi mattutini, traffico aereo quasi paralizzato, scontri violenti: questo è ciò che è successo martedì 14 ottobre dai nostri vicini belgi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Aria frizzante. Un punto di vista dalla provincia sulla marea del «Blocchiamo tutto»

Riprendiamo questo ricco contributo di Kamo Modena, in attesa dell’incontro di questo weekend a partire dalla presentazione del documento «La lunga frattura»

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Comunicato di solidarietà all3 compagn3 fermate il 22 settembre a Milano: Ettore e Mina liber3 subito!

Ripubblichiamo il comunicato di solidarietà nei confronti di Ettore e Mina, ora agli arresti domiciliari a Milano scritto e pubblicato dal coordinamento cittadino Torino per Gaza

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Sullo sciopero generale del 22 settembre una giornata di resistenza e lotta – Milano

Il 22 settembre, in occasione dello sciopero generale nazionale, le piazze di diverse città italiane sono state attraversate da movimenti di massa che hanno dato vita a cortei, scioperi, blocchi e boicottaggi contro la macchina bellica, in solidarietà con il popolo palestinese e contro il genocidio. È stata una giornata fondamentale nella ricomposizione di un […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Dieci giorni di fuoco. Una cronaca della rivolta in Nepal

In Nepal, gli ultimi dieci giorni hanno scompaginato lo scenario politico. A quasi vent’anni dalla rivoluzione che aveva deposto la monarchia, il sistema politico nepalese consolidato è entrato in una forte crisi di legittimità.