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Economia di guerra: la riconversione dell’automotive in industria delle armi

Lo accennavamo nel nostro scorso editoriale: il piano ReArm EU va compreso anche alla luce della profonda crisi del capitalismo europeo, ed in particolare di quello industriale che vede il suo cuore in Germania.

In questi giorni ne abbiamo la palese dimostrazione: Rheinmetall, uno dei più grandi produttori di armi in Europa, a quanto pare sarebbe disposta a rilevare uno degli stabilimenti di Volkswagen dal futuro incerto e che l’azienda potrebbe vendere. Si parla apertamente di riconversione del settore automotive in industria delle armi anche in Italia: le prime dichiarazioni sul tema sono state quelle del ministro delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, che solo due giorni fa aveva detto di essere interessato alle «ricaduta in termini di crescita economica» che comporterebbe la riconversione dell’automotive al sistema della difesa. In seguito il ministro Urso ha comunicato l’intenzione di aprire un nuovo programma per «governare la riconversione industriale».

In questo quadro si comprende meglio anche la campagna bellica che il quotidiano La Repubblica sta portando avanti da settimane: il quotidiano, come è noto, è di proprietà degli Elkann che in questa ipotesi di riconversione del settore automotive avrebbero ben da guadagnarci e potrebbero nuovamente mungere le mammelle del denaro pubblico per continuare ad avere una base industriale per il loro impero finanziario. D’altronde nella galassia delle aziende controllate da Exor Iveco che già oggi si occupa della produzione di veicoli militari è un asset strategico. Leonardo ha di recente avviato una joint venture con il colosso tedesco Rheinmetall per la produzione di mezzi corazzati, mentre Iveco Defense, specie in seguito all’accordo di novembre 2024 con la stessa Leonardo, è già pienamente operativa nel settore. Si vocifera addirittura della possibile riconversione di alcuni degli stabilimenti Stellantis più in sofferenza come quelli di Cassino.

La dinamica che abbiamo davanti non è nuova: in un contesto in cui i capitali europei non riescono a valorizzarsi a sufficienza, con una guerra commerciale in corso ed una scarsa competitività rispetto ad economie industriali più solide la risposta che danno i padroni è quella di produrre cannoni e non burro.

Se vi chiedete quali interessi stanno concretamente difendendo i promotori della manifestazione di oggi a Roma la risposta la avete sotto gli occhi. Non c’è alcun ideale che risiede in questa Europa dei capitali, comanda solo la legge del profitto, a discapito delle nostre vite.

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