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Monti, illusioni & speranze

Mentre s’insedia il governo presieduto da Mario Monti, con al seguito tutto il suo ‘drappello tecnico’ di uomini e donne per l’attuazione del piano – lo spacciano come salvifico! – d’austerity nostrana, la circolarità e la puntualità del mondo della rete fa rimbalzare dubbi ed interrogativi sul passaggio che l’Italietta abbandonata da Berlusconi sta vivendo.

Se – in alto – il mainstream sta adoperando l’aspetto biografico dei componenti della nuova squadra al comando per sponsorizzare e giustificare il nuovo corso governativo, l’eterogenea galassia sociale – in basso – che sarà destinataria dei provvedimenti e delle misure di ‘salvezza nazionale’, a partire dai social network mette in rilievo le fattezze caratteristiche e tremendamente politiche – perchè comandate dall’ideologia del potere, dell’economia, della finanza – dei ‘passati gestionali’ dei tecnici ora al comando. La spontanea risultante è il rovesciamento del segno inciso dall’alleanza trasversale creatasi attorno al ‘senso di responsabilità’ di napolitana direzione.

La favoletta del ‘governo tecnico e non politico’ è destinata a smontarsi al contatto con la realtà di gestione del vascello Italia, non potrà che essere così dinnanzi al mare solcato e da solcare da parte del nuovo esecutivo. Si considerino gli elementi basilari della nuova fase politica: Berlusconi molla sotto la pressione di quello che la Bce per prima pretende – via lettere & letterine – venga fatto, Berlusconi lascia dentro la bolgia che i mercati (la Borsa che tracolla, le agenzie di rating che declassano) ed i governi internazionali (Germania e Francia che s’indispettiscono, nervosismi Usa annessi) hanno fatto esplodere; Monti assume la presidenza di un governo invocato dai piani alti globali per la realizzazione delle ricette d’austerity dettate dal ‘governo internazionale dei banchieri e dei finanzieri’, Monti impugna lo scettro di comandante di un governo che dovrà perciò assumere decisioni e prendere provvedimenti, che affronterà il nodo legislativo nell’obbligo politico di ripianare un gigantesco ‘debito pubblico’, tagliando saccheggiando espropriando territori, diritti e vite di tutt*.

Dentro questa attualità, affiora puntuale e pregnante un’elaborazione montiana di recente produzione (2 gennaio 2011), intitolata ‘Meno illusioni per dare speranza’. I noccioli della questione che in quell’articolo sul Corriere della Sera Monti spiattella sono quelli delle illusioni riconducibili alle dottrine marxiste e liberali (con tremende seplificazioni…), scrivendo che il sogno di Marx ha condotto al fallimento l’illusione della classe operaia di diventare classe egemone, e che la personalità di Berlusconi non è riuscita ad imprimere una svolta liberale al nostro paese, manchevole – secondo il già professore della Bocconi – di una cultura liberalista. Illusioni che però possono essere superate – suggerisce – solo correndo dietro la responsabilità ostentata da Morpheus e prendendo come modelli di esempio il metodo e la filosofia intrinseca di due delle personalità più contestate nell’ultimo ciclo italiano, Sergio Marchionne e Mariastella Gelmini!

Che dire, se la speranza del signor Monti si fonda sul raggio d’azione di Marchionne e della Gelmini, fautori quindi destinatari di una stagione di lotte importante – soprattutto nel mondo della formazione – per il nostro paese, l’augurio con il quale salutare ‘il governo della crisi’ non può che fondersi nella speranza – la nostra – per l’apertura di un necessario ciclo di lotte contro l’austerity, abbattendo ogni velleità illusionista sul governo dei tecnici e dell’emergenza. L’unico antidoto per la rivendicazione e l’ottenimento di vite degne, dentro e contro la crisi, senza lasciarsi travolgere dall’onda della ‘responsabilità che saccheggia’, non potrà che essere – ancora! – assunto dalla potenza della lotta, del conflitto, che nega e blocca, che lotta e sperimenta, per scrivere un’altra storia, differente dal copione consegnato a Monti da Napolitano e Draghi, dalla Merkel e da Sarkozy, da Obama e dalla truppa di banchieri, finanzieri e speculatori arcinoti.

Hammett Riot

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