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Per un’agenda di sciopero che scommetta sul conflitto!

Nella nostra penisola il conflitto sociale si esprime ancora come latenza al profondo processo di crisi e impoverimento in atto. Lo scorso 5 ottobre la meglio gioventù – quella che lotta – ha indicato le giuste coordinate per l’emersione di un movimento sociale contro l’austerità. Conflitto, irriducibilità alla logica del sacrificio, indisponibilità alla ritualità ed alla rappresentazione della lotta. Quello che è stato rifiutato dai giovanissimi precari in formazione è la pratica della manifestazione come passeggiata una tantum, con funzione di lavavetri della coscienza politica della sinistra e del sindacato piuttosto che tappa ed occasione di massa di un progetto di antagonismo sociale capace di radicarsi nei territori.

 Quel segmento di composizione politica immediatamente dentro e contro la scuola della crisi, si ritroverà nei prossimi giorni a Roma, il 3 ed il 4 novembre, per confrontarsi su come continuare a mettere in comune i saperi delle lotte, ovvero su come e quando organizzare momenti intensivi di conflitto all’altezza dello scontro sociale portato avanti sul piano europeo dai governi dell’austerità.

Ci interessa infatti guardare alle date di mobilitazione di un novembre ribelle come costruzione – decisionale ed organizzativa – di un discorso radicalmente altro da quello dei sindacati confederali e da quello che rimane della sinistra parlamentare post-berlusconi. Un discorso che parli di riscatto sociale e protagonismo diffuso per buttare giù i governi della crisi, che sappia fare della lotta contro l’impoverimento l’occasione per costruire le relazioni sociali al di fuori dei ricatti del debito e della logica dei sacrifici.

Il panorama politico sud europeo, a partire dallo sviluppo di movimenti conflittuali contro l’austerità, ha imposto per la giornata del 14 novembre uno sciopero generale in Spagna, Portogallo e Grecia, cui successivamente si è aggiunta la convocazione di una mobilitazione da parte della Confederazione Europea dei Sindacati. In Italia – dove tra il 16 e il 17 novembre il governo vuole far approvare la Legge di Stabilità, solo i Cobas hanno colto la posta in gioco convocando uno sciopero generale di 8 ore. La Cgil, ha lanciato la partecipazione alla mobilitazione appoggiata dalla CES, senza convocare – a oggi – alcuna ora di sciopero.
Il 16 novembre, una Fiom riallineata alla Cgil, convoca un’altro sciopero di 8 ore per la categoria dei metalmeccanici, contro l’accordo separato di Federmeccanica con gli altri sindacati. Un accordo che prevede diminuzione del salario, l’aumento dell’orario di lavoro giornaliero e la cancellazione della retribuzione dei primi tre giorni di malattia.

Su questo calendario, il meeting “agorà 99” che si terrà a Madrid dal 1 al 4 novembre, sarà un importante momento in cui saldare l’europa mediterranea sul piano delle lotte al debito; ed in cui ragionare su come rovesciare la politica dell’attraversamento dei cortei e degli scioperi indetti dai sindacati in protagonismo e conflitto sociale. Un’ esigenza tanto più impellente nel nostro paese dove Cgil-Cisl-Uil, ma anche la Fiom, giocano un ruolo fondamentale come corpo intermedio nel blocco a processi di conflitto. Negli ultimi due anni, lo sciopero – come astensione dal lavoro e manifestazione di piazza – e soprattutto i meccanismi che lo qualificano e che lo hanno preceduto – la richiesta, la modalità d’indizione – si sono configurati come vero e proprio dispositivo agito dalla governance, compresa quella sindacale, per evitare l’insorgenza e la crescita del conflitto sociale.

Se la corporatività delle mobilitazioni equivale al compromesso al ribasso ed alla rinuncia in partenza di ogni ipotesi di vittoria per i movimenti, è la dimensione sociale del conflitto contro il dominio finanziario che va ricercata, scommettendo magari sull’organizzazione di picchetti nelle scuole, nelle università, nelle periferie, nei mille luoghi del lavoro e del non lavoro.

Per questo individuiamo nel segmento temporale dal 14 al 16 novembre una prima importante occasione in cui far maturare quelle capacità soggettive di mobilitazione autonoma, che con chiarezza e determinazione si battano contro l’impoverimento partendo dalla riappropriazione e dall’antagonismo, non concedendo niente alle controparti nei termini della “compatibilità” nel conquistarsi le piazze, e nell’imprevedibilità sulle modalità di sciopero e blocco. L’impegno è quello di assumere le giornate di sciopero dal 14 al 16 come processo capace di incidere effettivamente sulla controparte, affinchè per gli studenti, i precari e disoccupati ed i lavoratori il cambiamento si dia nel dispiegare adeguatamente l’energia accumulata dalle lotte.

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