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Via libera all’accordo di libero scambio UE-Mercosur. Proteste degli agricoltori, anche in Italia

09 gennaio 2026. Milano. Dal serbatoio fuoriescono litri di latte. Siamo davanti al Pirellone, sede del consiglio regionale della Lombardia.

Ed è così che entra nel vivo anche in Italia la nuova ondata di proteste degli agricoltori. Il corteo ha visto la partecipazione di centinaia di trattori, guidati da allevatori e agricoltori lombardi. “Gli allevamenti in Italia continuano ad essere penalizzati, sempre le solite storie” spiega uno di loro. Ma questa volta la storia al centro della protesta è principalmente una: il cosiddetto accordo Mercosur.

Proprio in questo giorno, la maggioranza dei paesi membri dell’Unione Europea ha votato il via all’accordo di libero scambio UE-Mercosur, malgrado l’opposizione diffusa di agricoltori in Europa e in Sud America. Questo accordo mette al centro gli interessi dell’agrobusiness, a scapito del reddito delle piccole e medie aziende, così come della sussistenza dei lavoratori agricoli. Si parla della rimozione dei dazi dal 90% dei prodotti scambiati, elemento che andrà ad intensificare la competizione dei mercati con beni prodotti sulla base di standard ambientali, sociali e sanitari non equivalenti.

Come denuncia il comunicato stampa del coordinamento europeo della Via Campesina, non è realistico sostenere che questo accordo includa una forte reciprocità degli scambi o che questa verrà garantita da un maggior numero di controlli alla frontiera, poco significativi in un contesto di sistemi di produzione agricola1.

Durante le votazioni, si sono opposti la Francia, la Polonia, l’Austria, l’Irlanda e l’Ungheria, mentre il Belgio si è astenuto. Un posizionamento che potremmo definire di facciata, dell’ultimo minuto, visto il poco lavoro fatto nel tempo per mettere a critica l’accordo. Ma questi governi si sono sentiti alle strette, date le grandi proteste di questi mesi, ad esempio in Polonia e in Francia. Sempre il 9 gennaio, a Varsavia, sono infatti migliaia gli agricoltori che attraversano la città in direzione degli uffici del primo ministro, dietro striscioni con su scritto “stop UE-Mercosur”, “non uccidete l’agricoltura polacca”.

Più difficile prendere una posizione contraria per paesi come Spagna e Portogallo che non possono prendere le distanze da realtà con cui hanno strette relazioni storiche ed economiche. I governi dei quattro paesi sudamericani coinvolti (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) hanno spinto tanto per la chiusura delle trattative – aperte da più di 20 anni. Elementi che portano comunque ad interrogarci su quali forme alternative e socialmente giuste dovrebbero prendere oggi gli accordi bilaterali con il sud America sicuramente già consistenti.

In Italia, sono favorevoli all’accordo PD e Fratelli d’Italia. Tutto l’apparato istituzionale si muove però nella costante contraddizione, cercando di dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Dopo aver definito l’accordo “prematuro”, Meloni si dichiara favorevole, e anche Coldiretti, che fino a qualche settimana prima era in strada, mobilitandosi anche a Bruxelles – a differenza dei sindacati francesi, che non si fanno convincere neanche dalle ultime modifiche aggiunte al testo dell’accordo2.

E ora l’opinione pubblica italiana viene bombardata da inesattezze come le tante dichiarazioni sul legame necessario tra apertura dei mercati, crescita economica e abbassamento dei costi per i consumatori. Così come sono inesatte le dichiarazioni della Meloni, che ora per giustificarsi dice di aver contrattato 45 miliardi per l’agricoltura italiana e lo stop alla Carbon tax alle frontiere Ue per i fertilizzanti. I soldi della PAC già spettavano agli agricoltori italiani e comunque il budget europeo non è ancora stato approvato in via definitiva. Mentre le importazioni di fertilizzanti chimici favoriscono più che altro gli interessi dei business della petrolchimica nordamericani.

In questi giorni continuano le proteste e l’ultimo sì (o no) all’accordo dovrà arrivare dal parlamento europeo. Tocca ora agli eurodeputati ratificare. In Italia, nel mentre, la Lega cerca di cavalcare il malcontento del mondo agricolo, come dimostrato anche dalla presenza della vicesegretaria Sardone e l’ex ministro dell’Agricoltura Centinaio durante la protesta a Milano.

Ad ogni modo, gli agricoltori non sembrano avere l’intenzione di fermarsi perché chi lo vive sulla propria pelle conosce bene il contesto in cui ci si muove:

“La situazione dopo due anni di mobilitazione è peggiorata, nonostante il nostro ministro non perda occasione per ribadire che va tutto bene anzi a gonfie vele, il mercato dei cereali è sempre in crisi cronica con prezzi che non coprono i costi di produzione (pubblicati da ismea), il comparto vitivinicolo non sta attraversando un bel periodo che ha portato in alcune zone a piazzare il prodotto a prezzi del 50-60% più bassi, per le nocciole è crisi nera a causa della progressiva riduzione della produzione per problemi climatici e sanitari, anche il riso ha visto i prezzi quasi dimezzati e vendite azzerate a causa di importazione selvaggia. La crisi più grave la sta vivendo l’allevamento per la produzione di latte soprattutto per la rapidità con cui è sceso il prezzo da 70 a meno di 50 cent/litro che ha portato alla disdetta di numerosi contratti e alla contingentazione delle produzioni con il rischio che il latte non venga ritirato.”

(Comunicato stampa Agricoltori Autonomi Italiani, 5 gennaio 2026)

1 https://www.eurovia.org/press-releases/eu-countries-green-light-eu-mercosur-free-trade-agreement-farmers-ignored-democracy-sidelined/

2 https://ilmanifesto.it/ok-europeo-allintesa-con-il-mercosur-ma-nel-governo-la-lega-dice-no

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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