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Gentiloni e la Restaurazione dell’establishment

Ad un mese di distanza dal turning point referendario, appare più chiara la strategia impostata dal PD con la restaurazione firmata Gentiloni-Mattarella. Più simile ad un Monti-bis che ad un seguito di Renzi, l’esecutivo guidato dall’ex sessantottino ha messo da parte i toni più accesi e belligeranti del ducetto fiorentino per impostare una comunicazione politica più sobria, ma non di meno gravida di conseguenze politiche importanti.

La prima operazione è di ordine cosmetico: via Verdini, si è provveduto ad progressiva costruzione mediatica della marginalizzazione di figure come Boschi e Lotti, nonostante la loro riconferma a membri del governo. Nonostante questo, non si toccano in alcun modo i provvedimenti e la logica sostanziale del governo Renzi, a cui è stato impedito un accesso rapido alle urne per impostare una strategia più ampia di logoramento nei confronti delle altre opzioni politiche.

Nel frattempo, si attende la sentenza della Consulta sui referendum per capire come e se intervenire sui voucher, ma l’impianto complessivo del JobsAct non si discute e non si discuterà, per quanto i dati sulla disoccupazione che aumenta parlino molto chiaro. Aldilà della manipolazione statistica, l’occupazione aumenta solo nelle fasce più elevate della popolazione, e solo per gli effetti dell’obbligo al lavoro anche in età avanzata sancito dalla legge Fornero. Per tutti gli altri, compreso l’81% dei giovani che ha votato NO, non è cambiato assolutamente nulla.

Buona Scuola, Piano Casa e Sblocca Italia, al di là dei latrati vuoti della “minoranza” soprattutto sul tema scuola, non sono neanche oggetto di discorso: tutto procedere come prima. Nella stessa direzione va il provvedimento sulle banche, giocato subito dal nuovo esecutivo per non essere costretto ad intervenire troppo a scadenza elettorale, e presentato non come l’ennesimo trasferimento di ricchezza, bensì come una misura necessaria per salvare il risparmio..sulla neo-lingua Renzi ha fatto sicuramente scuola.

Si mettono in sicurezza i privilegi della finanza, mentre una settimana di neve al sud ha paralizzato la viabilità di mezzo paese e ha portato a diversi morti per assideramento tra senza casa e fasce più povere della società che vivono in case senza neanche riscaldamento. Quando si dice le priorità..

La seconda mossa è in riferimento all’Europa: gradito a Napolitano, Gentiloni si pone come ripresa di un atteggiamento di totale sottomissione dell’Italia all’UE in antagonismo ad alcuni passaggi dell’ultimo Renzi, che aveva cercato di cavalcare il vento anti-europeista diffuso in buona parte dell’elettorato.

La proposta Minniti sui CIE (e sugli hotspots) è la prova del nuovo vento di collaborazione tra Italia e UE, con il nostro paese che militarizza ulteriormente la frontiera sud dell’Europa in ossequio alle volontà di Bruxelles, e si accoppia all’attivismo geopolitico dello stesso Minniti. Il quale con Alfano si affanna in queste ore a firmare accordi come quello con la Libia per la gestione dei flussi migratori, accordi che realisticamente si possono leggere come spostamento a Tripoli della gestione dei migranti ( con annessi campi di concentramento?) in cambio di soldi e appoggio politico.

Insomma, tutto all’insegna di forme di relazione politica neo-coloniale che portano poi a vendere armi come se piovesse a regimi dittatoriali come quello di Al-Sisi in Egitto. Allo Stato dove è stato assassinato – ormai quasi un anno fa – Giulio Regeni, il prode Gentiloni ha venduto lo scorso anno un milioni di euro di armamenti, per poi lamentarsi a parole dell’opacità delle mosse del Cairo..ma come sappiamo bene, pecunia non olet.

Queste mosse hanno il senso politico di prendere tempo: gli obiettivi sono da un lato il Movimento Cinque Stelle, che tra caos romano e giravolte su temi quali l’Europa e la legalità sembra in una fase di profonda ristrutturazione che ancora non si sa come verrà digerita dalla sua base sociale; dall’altro la Lega Nord di Salvini, che con una riforma in senso proporzionale della legge elettorale come quella in discussione sarebbe condannata all’irrilevanza a meno di improbabili alleanze con i grillini.

Irrilevanza dovuta al fatto che il vero obiettivo strategico del governo Gentiloni è ristabilire le condizioni politiche della stabilità tecnocratica tanto cara a Bruxelles, lavorando in direzione di uno scenario che porta direttamente al modello della Grosse Koalition tedesca, dove Berlusconi baratterebbe la salvezza delle sue aziende e della sua forza politica diventando junior partner di un PD non in grado di arrivare alla maggioranza assoluta, e dove Renzi potrebbe tranquillamente ricandidarsi a premier.

Si escluderebbero così dal governo sia i CinqueStelle sia una LegaNord che continui con il neo-lepenismo salviniano e non scenda a patto con il centro-destra “responsabile”. Le giravolte CinqueStelle tra codice etico garantista e alleanza con gruppi politici europeisti (per quanto non realizzatesi) sembrano conseguenza della presa d’atto di queste manovre politiche, e mirano alla costruzione di un profilo più “governativo” e “responsabile” del MoVimento che rischia però di subire forti perdite di consenso. La sempre più forte spinta di Salvini su retoriche sovraniste e nazionaliste sembra invece non poter andare oltre cifre di consenso già ottenute in passato e insufficienti per accedere al potere.

I più intelligenti tra i commentatori politici avevano giustamente parlato nelle scorse settimane della vendetta che sarebbe arrivata dall’establishment nei confronti della società che non ne aveva sancito il plebiscito renziano il 4 Dicembre: eccola servita. Il processo di costruzione di una Grosse Koalition all’italiana altro non è che sbarrare la strada ad ogni forza che, aldilà del merito della propria proposta politica, si collochi al di fuori del quadro sistemico-finanziario deciso tra Francoforte e Bruxelles, impedendo l’accesso per via elettorale al governo.

L’enfasi posta contemporaneamente sulla vicenda delle fake news e della post-verità è un piano teso contemporaneamente a screditare tutte le narrazioni antagonistiche alla riproducibilità di quel quadro, denigrando Rete e media alternativi per ripristinare la fiducia in quelli tradizionali, dove ancora resiste la blindatura a favore delle forze “responsabili”. Si punta al logoramento, all’implosione soprattutto del Cinque Stelle, nella speranza che nient’altro si muova a livello sociale.

E su questo deve giocarsi un ruolo importante per i movimenti. L’assemblea romana del 22 gennaio avrà all’ordine del giorno proprio l’analisi dei cambiamenti funzionali del nuovo esecutivo, a partire dal rinnovato legame con l’Unione Europea all’insegna della stretta sui flussi migratori e della conferma, della blindatura di tutte le riforme renziane care a Bruxelles.

Su questo doppio binario andrà giocata una fase di movimento difficile, tra la necessità di proseguire l’opposizione alle riforme renziane tuttora in vigore nonostante il 4d e l’obbligo di impedire la riproposizione di dispositivi come i CIE finalizzati all’approfondimento della guerra tra poveri e al distogliere l’attenzione dai progetti di restaurazione tecnocratica del governo Gentiloni.

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